l’ingegnere chimico Giuseppe Fabiani, aquilano, dovrà rispondere il 17 gennaio al tribunale di Nola.
Rifiuti nella Terra dei Fuochi: i colletti bianchi tornano sotto processo. Alla sbarra del tribunale di Nola, davanti alla giudice Roberta De Luca, è stato chiamato Giuseppe Fabiani, l’ingegnere chimico dei tre fratelli Pellini, Cuono, Giovanni e Salvatore, in carcere per una condanna definitiva di disastro ambientale nell’hinterland napoletano: milioni di tonnellate di rifiuti tossici occultati nei campi agricoli e nei canali. Fabiani, pezzo grosso dell’ingegneria chimica nazionale, è stato rinviato a giudizio per non aver fatto bonificare un terreno zeppo di scarti sversati abusivamente, un grande appezzamento nella campagna a nord Acerra di cui il chimico è stato amministratore. « Fabiani non ha provveduto alla rimozione da quella proprietà dei rifiuti abbandonati e depositati in modo incontrollato », la contestazione del pubblico ministero della procura di Nola. La prima udienza del processo a carico dell’ingegnere aquilano è stata fissata per il 17 gennaio. Soltanto cinque giorni dopo, il 22 gennaio, si aprirà, sempre al tribunale di Nola, un secondo processo, in questo caso a carico di Cuono Pellini e della madre, Maddalena Crispo. Omessa bonifica, discarica abusiva e violazione dei sigilli in un terreno di loro proprietà: i reati contestati a madre e figlio. E’ una nuova tegola che si abbatte sui signori dei rifiuti (i fratelli Pellini) in questo momento in carcere dopo una sentenza a 7 anni di reclusione scaturita dal processo Carosello Ultimo Atto, un gigantesco giro di false bolle relative a una valanga di rifiuti tossici scomparsi nelle campagne napoletane. Un processo, questo, nel quale all’inizio figurava come imputato anche Giuseppe Fabiani. Alla fine però l’ingegnere ha beneficiato della prescrizione per alcuni reati e dell’assoluzione per altri. Ne è uscito praticamente indenne colui che dagli ambientalisti acerrani è considerato « la mente tecnica del gruppo Pellini ». Fabiani per anni è stato amministratore del gruppo. A maggio il nome dell’ingegnere è balzato agli onori delle cronache dopo l’incendio della Eco X di Pomezia, un impianto di trattamento dei rifiuti finiti in cenere. La nube avvelenata sprigionata dalle fiamme ha minacciato per giorni Roma. Fabiani aveva redatto una relazione positiva sullo stato dell’impianto. Nel frattempo anche il processo del 17 gennaio è il frutto di una denuncia circostanziata consegnata ai magistrati da Alessandro Cannavacciuolo, ecologista di Acerra che da anni si sta battendo per un ambiente sano e contro l’ illegalità.



