La classifica del Sole 24 Ore e i giudizi del WWf sulla politica ambientale del governo.
Dai Comuni, alle Regioni, al Governo o viceversa : tutti devono essere più responsabili per il territorio e l’ambiente. C’è poco da girare intorno, il gradimento di sindaci e governatori da parte dei cittadini – come ci dice l’ultima indagine del Sole 24 Ore – ha la sua forza nella qualità della vita urbana. Gli amministratori locali possono essere più incisivi, motivati e con loro il governo centrale. Guidato per giunta da un ambientalista della prima ora. Con la legge di stabilità 2017 arrivano, però, le critiche del WWF. Leggendo le cifre, hanno scoperto che la quota destinata a difesa del suolo, biodiversità, aree protette, controlli ambientali e bonifiche non arriva all’1%. In valori assoluti, poco più di 230 milioni di euro rispetto ai 27 miliardi totali. Il 2016 è stato il peggiore degli ultimi 15 anni per smottamenti, alluvioni, terremoti, frane, fenomeni ad alto valore ambientale. Perché con queste tragedie vissute, nel 2017 si spenderà così poco? Se beffa è, non può essere tollerata. Se si vuole svoltare, questo è l’anno giusto. Gli eletti a capo di città e Regioni sono in affanno, chiedono più strumenti e coperture finanziarie. Niente di nuovo. I cittadini sono preoccupati di vivere il loro tempo in zone degradate e poco sicure. Con la sincerità che le proviene anche dal suo ruolo, la Presidente WWF Donatella Bianchi si aspettava altra “consapevolezza dal governo”. Il grande tema della prevenzione del suolo, per esempio, ha competenze suddivise tra più strutture a livello centrale come “Casa Italia” e “Italia Sicura”. Se a Roma è così, immaginiamo cosa succede a livello territoriale, dove la prevenzione è in fondo alle cose da fare. Sul consumo del suolo e sulle connesse speculazioni edilizie , cause di centinaia di drammi, dopo 4 anni di discussioni pochi mesi fa è stato approvato in prima lettura alla Camera il disegno di legge. Le attese sono infinite. Il rischio vero, invece, sta nel fatto che i Comuni non sono pronti per i piani di rigenerazione urbana, che le imprese del settore soffriranno di nuova burocratite, che tra lentezze e giri di carte, l’edilizia selvaggia riprenderà la sua corsa mangiaterra. Un panorama non entusiasmante per dirla con chi valuta la sostanza degli atti politici. Ma è giusto che a vigilare debbano essere coloro chiamati poi a compilare le classifiche di gradimento?



