L’editoriale del Direttore
In questi ultimi giorni del 2023 mi passa davanti, come in un film, tutto il bello e il brutto di quest’anno che sta andando via e l’espressione che mi ronza in testa è “Quieto Vivere”. Il vocabolario definisce così: “fare una vita priva di preoccupazioni, non agitata, vivere in pace, tranquillamente, senza lotte, tensioni e contrasti:..”
Ma il quieto vivere che ci circonda, o per lo meno che circonda me, non corrisponde totalmente a questa definizione e inevitabilmente la mia mente mi riporta a un personaggio manzoniano, Don Abbondio. Come viene descritto Don Abbondio? Ecco: “La sua vita si basa su poche regole precise: scansare tutti i pericoli, schierarsi sempre dalla parte del più forte, restare sempre neutrale per evitare rischi, badare solo a sé stesso, non prendere mai posizione nei contrasti per evitare qualunque problema. Uno che dà ascolto al proprio istinto di autoconservazione anche quando dovrebbe agire secondo il senso del dovere”.
E così penso ( forse esagero, non so)che la filosofia di Don Abbondio è quanto mai diffusa in tutti i contesti lavorativi e anche nelle famiglie. Anzi, alla viltà, alla codardia e all’opportunismo del personaggio si aggiunge oggi anche l’ipocrisia. Il Don Abbondio moderno si manifesta anche sui social, dove mostra il volto dell’ipocrisia e della viltà, vantandosene. Il Don Abbondio moderno è figlio dell’ignoranza e dell’apatia e diventa un esempio pericoloso che non porta nulla di buono alla comunità. Ma non voglio passare per la pessimista del secolo, assolutamente no.
Nel ripensare a questo 2023,davanti ai miei occhi grati, passa l’immagine di chi di coraggio ne ha avuto da vendere tanto da credere in se stesso e investire sul nostro territorio; penso alle tante associazioni culturali, musicali, ai tanti professionisti e, per fortuna, ai tanti giovani che si mettono in gioco per rendere vivace e attraente la nostra terra; rivedo gli occhi sognanti di tanti bambini e tante bambine che hanno “vissuto” i nostri spazi grazie alle comunità parrocchiali che, non senza difficoltà, hanno organizzato numerose e interessanti iniziative; rivedo le belle attività didattiche delle nostre scuole. Dopo oltre un trentennio, abbiamo potuto sperimentare la vera gioia della festa comunitaria: grazie Napoli! Gli abbracci, i salti di gioia, la festa, gli addobbi e l’azzurro che per un po’ ha colorato le nostre giornate .
Rivedo ancora una volta una classe dirigente che, benchè si sforzi di costruire, di sostenere, di garantire, non fa che arretrare e sprofondare nei personalismi. E così il tempo passa e nel passare acceca, fa piegare la schiena e fa girare la testa sempre dall’altra parte a chi dovrebbe intervenire, programmare. Ma la speranza non può e non deve morire ed è per questo che ci aspettiamo tutti uno scatto di orgoglio, di rinascita e di unità per rendere la città più vivace, più vivibile.
Rivedo il nostro giornalismo sempre più svuotato, sempre più circuito e sedotto dal gossip, sento forte il suono di telefoni che squillano a vuoto, che sperano di avere risposte per strappare commenti a chi non vuole o non li sa dare. A proposito, perché vi nascondete? Per quieto vivere? Ah, dimenticavo: meglio i social e i messaggi in codice…Mah
Hai voglia (passatemi il vernacolo) di fare corsi di formazione o approfondimenti, la stragrande maggioranza preferisce il trash, i tik tok, le urla, le liti in diretta, i panni sporchi che si lavano sui social, i miti e gli esempi ignoranti e volgari che si improvvisano cantanti e che sfacciatamente fanno sapere anche quanto guadagnano al giorno. Una degenerazione senza fine alimentata dalla nostra stessa curiosità.
Rivedo i nostri risvegli amari per la scomparsa prematura di cari amici, di conoscenti. Persone di giovane età che lasciano la nostra terra volontariamente o perché colti da improvvisi malori, devastati da malattie . E solo allora ci fermiamo attoniti : “Dio mio, che sta succedendo?”
Il nostro augurio è che possiamo avere tutti noi la voglia di cambiare, di ritrovare la nostra umanità, di collaborare a ri-mettere ordine in questo strana e complessa società. Senza quieto vivere che diventa indifferenza. No, grazie.
Il Direttore
Carmela D’Avino



