Tagli di nastro, sorrisi forzati e qualche frecciata ben assestata. Matteo Salvini e Vincenzo De Luca hanno condiviso il palcoscenico per l’avvio dei lavori della diga di Campolattaro, sventolando il messaggio del “fare” e promettendo un futuro di autonomia idrica per la Campania.
«È un modello di collaborazione da esportare», dice il vicepremier. «Un passo avanti verso l’autosufficienza idrica», ribatte il governatore. Il tutto con tanto di accensione simbolica della “talpa” che scaverà la galleria, completando un progetto iniziato… negli anni ’70.
Ma mentre le trivelle sono pronte, il centrodestra resta fermo. In Campania, la grande coalizione non ha ancora deciso chi mandare in campo contro Fico. Salvini, arrivato dopo sei ore di viaggio andata e ritorno da Roma, lancia un appello: «Spero che oggi si chiuda sui nomi. È il 10 settembre, bisogna fare in fretta». Speranza vana: dal vertice di Palazzo Chigi è uscita l’ennesima fumata nera.
Eppure, paradosso vuole che i papabili si muovano già come se la corsa fosse iniziata, mentre tanti nomi sembrano ormai bruciati: Edmondo Cirielli, Mara Carfagna, il prefetto Michele di Bari, l’industriale Costanzo Jannotti Pecci (entrambi avrebbero già detto “non ci penso nemmeno”), e persino i rettori Matteo Lorito e Gianfranco Nicoletti. Non manca neanche il presidente della Zes, Giosy Romano, anche se a Fratelli d’Italia il suo nome non fa battere i cuori.
Salvini, con sorriso da pokerista, prova a minimizzare: «Meglio avere tanti nomi che essere costretti a una scelta obbligata». E affonda il colpo contro gli avversari: «Il centrosinistra pensa di aver già vinto, ma non è così. Fico ha poca esperienza amministrativa e loro sono un’alleanza debolissima, tenuta insieme solo dagli interessi».
Il problema è che, mentre i candidati non ufficiali del centrodestra già stringono mani e fanno passerelle, il nome ufficiale resta un mistero. E a questo passo, la “talpa” della diga finirà il tunnel prima che la coalizione trovi il suo candidato presidente.



