fbpx
lunedì, Gennaio 24, 2022

Cisterna, Don Filippo: “il paese è una fucina di belle esperienze, dobbiamo stare accanto ai giovani”

Lo scorso 17 ottobre la comunità di Castello di Cisterna ha accolto il nuovo parroco, Don Filippo Ruggiero. L’abbiamo incontrato per conoscere come intende riorganizzazione l’Abbazia San Nicola e il suo punto di vista su delle tematiche molto attuali.

 

 

1. Come intende riorganizzare la parrocchia?

Sono in una fase di conoscenza, perché quando si entra in una parrocchia non si deve avere l’idea di distruggere tutto quello che c’è, non si può partire dal principio di voler imporre quello che si ha dentro in quanto si rischierebbe di mortificare un’esperienza fatta dalla popolazione di Castello di Cisterna. Ci sono tante cose belle e tante positività ed io voglio arricchirmi di queste positività.

La prima cosa che ho cercato di mettere al centro è la parola di Dio. Un’attenzione forte nel consegnare una parola, minuzzandola perché la possano poi vivere. Ho tanti desideri, il primo è che questa comunità si riappropri di tante cose che si erano perdute. Bisogna salvaguardare le ricchezze di Castello di Cisterna in quanto frutto di sacrifici dei nostri avi.  Questo è un tempo di conoscenza perché l’amore che io devo a questo popolo deve essere frutto del mio conoscere loro fino in fondo. L’amore è dato dalla conoscenza e la conoscenza poi diviene appartenenza.

 

2. Un argomento attuale è la devianza giovanile, quali potrebbero essere i rimedi per il recupero dei giovani ed esistono delle medicine preventive all’insorgenza di questo fenomeno?

Un po’ sono le famiglie che, forse a causa dei cambiamenti repentini, non sono stati capaci di metabolizzarli ed affrontarli. Preferiscono lasciar correre e il lasciar correre non aiuta. È necessario mettere insieme tutte le realtà che sono presenti sul territorio. Terminata questa prima fase di conoscenza, il mio impegno è quello di visitare le scuole del paese. Bisogna dare tempo ai giovani, stargli vicino. I tempi di abbandono sono dati anche dal “non fatto”. Sono stati lasciati a sé stessi, anche noi come Chiesa dobbiamo fare “mea culpa”. Il mio più grande desiderio è di stare accanto a questi giovani, attraverso il confronto e il dialogo. Castello di Cisterna è una fucina di belle esperienze. Per cui, i giovani devono essere affiancati e motivati. Infatti, ripartirà nuovamente il gruppo giovani dell’azione cattolica. Noi abbiamo bisogno di accompagnare tutte le generazioni, perché tutte sono una ricchezza.

3. Sul fronte dell’ambiente qual è il suo impegno?

Dio per primo ha creato la natura e poi l’ha consegnato agli uomini. Dunque, se io amo Dio e la sua prima attenzione era il luogo dove io dovessi abitare, ne devo avere rispetto massimo. Non abbiamo la cultura del riciclo. Bisogna recuperare per rimettere in gioco e questo sarebbe anche una fucina di lavoro.

4. L’emergenza sociale creatasi dopo la pandemia

La pandemia è qualcosa che dovevamo aspettarci per tutto quello che stiamo facendo. Ci sono state tante pandemia nella storia e non ci siamo lasciati insegnare, ci siamo ritenuti al di sopra di tutto. Dobbiamo fare in modo che queste cose ci insegnino a rispettare l’altro. Sono tanti i giovani che purtroppo non hanno capito la gravità.

Ultime notizie
Notizie correate