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Casalnuovo, « il bullismo si batte a colpi di pennello ». Classe di pittura come “pronto soccorso” anti violenza

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Mario e Fabio (sono nomi di fantasia ma i personaggi sono reali), rispettivamente undici e dodici anni appena, fino a qualche tempo fa erano abituati a parcheggiare dentro la scuola i motorini, che per motivi anagrafici ovviamente non potevano guidare. Proprio così: i ragazzetti parcheggiavano nella scuola, accanto alle classi, a pochi metri, nei cortili interni. A volte addirittura nei corridoi. Nonostante la loro giovanissima età bastava loro un cenno per intimidire bidelli e insegnanti e farsi largo indisturbati a cavallo dei loro scooter. Quando poi i due terribili alunni facevano ingresso in classe allora erano guai per tutti, compagni e insegnanti. Intanto, secondo quanto racconta lo stesso preside della scuola media, elementare e materna Aldo Moro, 1300 iscritti a pochi passi dai rioni più popolari di Casalnuovo, la storia di Mario e Fabio non è stata isolata. E’ stata quella di molti altri giovanetti di questo presidio di frontiera: roba da stendere il più scafato dei corpi docenti. Ma nonostante tutto il professor Michelangelo Riemma, il preside, non si è perso d’animo. Ha avuto un’idea semplice e allo stesso tempo geniale per calmare i tanti bulli di turno, per far capire loro che senza lo studio, la disciplina, il rispetto si aprono soltanto le porte dell’inferno metropolitano. Il dirigente scolastico ha infatti allestito nella scuola un laboratorio di pittura e una stanza in cui una cooperativa formata da psicologici, pedagogisti e sociologi curano e combattano ogni tipo di patologia violenta, ogni forma di bullismo. E il laboratorio di pittura si è rivelato terapeutico. Molto efficace. Quando un ragazzo dà in escandescenze il docente lo porta subito in questa speciale struttura e gli sguardi sereni prendono facilmente il posto di quelli arrabbiati col mondo. Qui, grazie a uno staff composto da varie figure professionali ben formate, il giovane bullo viene mescolato ad altri coetanei senza gli stessi problemi ma con spiccate attitudini al disegno. A volte lo staff coinvolge anche i genitori dei bambini. Li chiama, li fa venire a scuola, accanto ai figli. Inizia quindi il lavoro di gruppo e la “terapia del pennello” dà immediatamente i suoi effetti positivi.« E’ un laboratorio di inclusione – spiega il preside Riemma – mettere solo gli alunni problematici non è pedagogicamente esatto. Dobbiamo mischiare tutti i ragazzi che abbiano un’attitudine per questo tipo di arte. Tra poco inoltre apriremo anche un laboratorio di musicoterapia perché ci rendiamo conto che l’arte ha questo potere liberatorio della rabbia che cova dentro. Il ragazzo si ritrova a essere alunno e a percepire cosa significhi il rispetto delle regole ». Nel frattempo la scuola Aldo Moro è diventata punto di riferimento territoriale per tutti i ragazzi con problemi relazionali, che gli specialisti chiamano “bef”, acronimo che sta per bisogni educativi speciali. « Sono gli assistenti sociali del Comune – specifica a questo proposito Riemma – che ce li segnalano, anche dai comuni vicini. E noi li prendiamo. Perché siamo attrezzati. Prima qui c’erano 750 ragazzi e bambini. Ora ce ne sono 1300. Le nostre iniziative hanno cambiato anche i loro genitori, che in un primo tempo erano permissivi ma che ora si sentono pienamente coinvolti ». L’importanza dei docenti. « Senza di loro nulla sarebbe possibile – fa notare il dirigente scolastico – non appena suona il campanello d’allarme chiamano subito in causa le nostre strutture specializzate, che intervengono molto rapidamente in quanto si trovano già in loco ». Da questo punto di vista è un fiore nel deserto della disorganizzazione la scuola Aldo Moro. A pochi chilometri da qui, ad Acerra, il fenomeno del bullismo è una piaga. Nella città dell’inceneritore ora va di moda tra i ragazzini il lancio di pietre all’uscita delle scuole. Da quelle parti i bulli hanno anche preso di mira gli anziani: pietre pure sul povero vecchietto che passa. « Speriamo che la nostra sperimentazione possa essere esportata – l’auspicio di alcuni docenti dell’Aldo Moro – questa didattica dà i risultati giusti. Ma anche l’attenzione e la vicinanza del Comune di Casalnuovo ci sono state molto d’aiuto ». Dati da brivido su bullismo e violenza sulle donne: nell’ultimo anno nel centro di ascolto comunale sono pervenute 130 richieste di aiuto.

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