Immacolata De Rosa, 55 anni, non c’entrava nulla con le cose di suo figlio, Clemente Palumbo, 34 anni, pregiudicato della frazione di Casarea, a Casalnuovo, zona a oriente di Napoli, un’area ad alto tasso criminale. Intanto la sorte non è stata benigna almeno con la donna innocente. Si perché Immacolata è stata uccisa per errore, mentre i killer ammazzavano suo figlio, vero bersaglio dell’agguato di ieri sera. I sicari hanno sparato un bel po’ di colpi. Alcuni hanno raggiunto Clemente, che era seduto al lato guida della sua Toyota Aygo bianca. Ma uno dei proiettili ha trapassato l’ascella della madre Immacolata, seduta al lato passeggero. La 55enne è morta quasi subito. Il figlio poco dopo, all’ospedale Cardarelli. Al momento del raid camorristico l’auto era ferma, in sosta sotto casa, a pochi metri da un importante incrocio di via Filichito, zona ubicata tra Casalnuovo e Volla. La vettura era in sosta all’inizio di via Casarea, la frazione di Casalnuovo assurta agli “onori” delle cronache internazionali per le decine di palazzi abusivi costruiti senza uno straccio di licenza sui suoli agricoli, nel 2006. Non si sa se poco prima che si consumasse l’agguato Clemente Palumbo stesse aspettando i suoi sicari come nel più “classico” degli appuntamenti mafiosi, di quelli nel corso dei quali si attendono finti amici o quantomeno conoscenti che poi però si rivelano all’ultimo, fatale, momento nient’altro che dei boia spietati. Su quest’aspetto della faccenda gli inquirenti non vogliono dire una parola. Indagini top secret. Fatto sta che ora si piange una donna innocente, una madre il cui “torto” era quello di sedere accanto a un figlio pregiudicato divenuto in quel frangente bersaglio del fuoco della camorra. La camorra dello spaccio di droga: è questa la pista più accreditata del duplice omicidio consumato intorno alle sette e mezza di ieri sera. Nel frattempo le indagini dei carabinieri ( sul posto sono accorsi il comandante della compagnia di Castello di Cisterna, Tommaso Angelone, e il responsabile della tenenza di Casalnuovo, il luogotenente Fernando De Solda ) sono come al solito difficilissime. Nessuno sa o ha visto niente. « E invece chi sa parli, si renda utile alle indagini ! Quello che è avvenuto è un fatto tremendo per la nostra città ! », l’appello accorato lanciato su facebook dal sindaco Massimo Pelliccia. Chissà se qualcuno ascolterà queste parole. La zona in cui è avvenuto il duplice omicidio è da sempre controllata dal clan Veneruso-Rea, che ha il suo quartier generale a Volla ma che gode di importanti addentellati in quel di Casarea e anche di Casalnuovo centro, capoluogo di un paese popoloso spezzettato in tante frazioni mangiate da un cemento confuso in cui risiedono oltre 50mila persone. Da queste parti l’ultimo omicidio importante risale al 10 dicembre del 2015, quando i sicari ammazzano in pieno giorno, a Casalnuovo centro, accanto a una scuola elementare, Giuseppe Ilardi, 26 anni, ritenuto vicino ai Veneruso-Rea. Quasi identica a quella dell’agguato di ieri sera la tecnica usata per uccidere: i killer si affiancano all’auto ferma e fanno fuoco sul lato del guidatore, Ilardi appunto. Per quest’omicidio qualche mese fa si sono beccati due ergastoli e condanne a decine di anni quattro imputati: carcere a vita per Giovanni Romano Gallucci, indicato come l’esecutore materiale, e per suo zio Onofrio Mosti. 18 anni per Pietro Castiello e 9 anni a Ciro De Caprio. Quest’ultimo secondo l’accusa ha collaborato alle indagini e quindi ha avuto un forte sconto di pena. L’omicidio Ilardi è stato inquadrato nell’ambito dei dissidi per la gestione dello spaccio di droga tra il clan Piscopo-Mosti-Gallucci e il clan Rea-Veneruso.



