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Somma, successo e orgoglio per la Festa della Catalanesca

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Boom di presenze alla festa della Catalanesca, la due giorni che  lo scorso week end  ha accesso i riflettori sullo splendido borgo antico Casamale e sulla sua storia fatta di prodotti  tipici.

Convegni, workshop, degustazioni, esposizioni di prodotti eccellenti e visite ai vigneti del Monte Somma. Una manifestazione che ha visto la presenza di nomi illustri dell’enologia, dell’archeologia, dell’agricoltura.  Dal suggestivo  Castello D’Alagno, luogo di esposizione e di degustazioni, lungo tutti i vicoli di via Castello il profumo e i colori del Monte Somma ma anche arte, fiori e canti popolari.

Un evento che, nonostante la pioggia e i problemi di parcheggio, è perfettamente riuscito e ha visto la collaborazione di tante associazioni locali e non solo. Tra i visitatori del borgo il consigliere delegato della Città Metropolitana  Francesco Iovino: “Una grande iniziativa- ha dichiarato Iovino- che tutta l’area metropolitana, la regione Campania e l’italia intera, devono prendere come esempio perché realtà cittadine umane cosi significative, dove la testimonianza e il sentimento popolare sono i temi della prima linea, risultano davvero rare. Oggi c’è la necessità di stare insieme per tanti motivi, per una questione di carattere sociale principalmente,  e tutto questo va in direzione di una vita moderna,  una vita di chi sicuramente non tradisce le proprie radici e le fa sue, condividendole con gli altri. Sul piano dell’umanizzazione è una cosa straordinaria e alla luce di quello che ho visto stasera, al fine di valorizzare questo bellissimo centro storico,   daremo sicuramente  un segnale importante, un nostro contributo proponendo interessanti progetti”

Soddisfatto il presidente della Pro Loco, Franco Mosca: “Era una cosa da farsi, Somma è la patria della bella storia, storia come territorio. Una festa di questo tipo che promuovesse questo vino particolare aveva la sede naturale a Somma e  noi siamo contentissimi di aver coinvolto anche altre realtà.  E’ stata una grande scommessa, siamo riusciti ad aggregare tantissime associazioni, tanti volontari che non sono neanche del settore”.  Tra le associazioni che hanno collaborato, Somma Trekking: “La giornata è partita con un tempo brutto e molto variabile – commentano responsabili dell’associazione –  ma noi di Somma Trekking che conosciamo bene i  mutamenti di tempo che ci sono in alta montagna non abbiamo mollato, abbiamo deciso che la manifestazione si doveva fare. e così è stato, con escursioni, merende conviviali, la ripida salita alle Gavete per un gruppo e il centro storico affascinante con la guida di Franco Mosca. Alle 23 eravamo soddisfatti e felici”.

Molto apprezzato il convegno con la presenza del prof. Moio, dell’archeologo prof. Antonio De Simone, del giornalista Luciano Pignataro e del dott. Nicola Materazzi, con uno spessore scientifico culturale non comune.In particolare il noto archeologo ha messo in risalto la millenaria coltivazione della vite propria della terra interna vesuviana (monte Somma). Ha presentato con la solita passione l’incredibile scenario esistente al tempo dei romani così come si evidenzia dallo scavo della Villa Augustea.  Ha rappresentato così la vera scoperta di questi anni: le terre di Dioniso, Dio del vino, erano proprio le nostre terre.

Il prof Moio invece ha raccontato la sua prima esperienza riguardo la ricerca sul vino catalanesca. Grazie infatti al suo lavoro che l’omonima uva, prettamente da tavola, fu iscritta finalmente nel Registro delle Uve da Vino appena una decina d’anni fa. Ed è stata questa la sua prima occasione di ritorno nella nostra città. Ha anche raccomandato gli addetti  di ritenere questo vino sempre un prodotto di nicchia legatissimo al territorio che lo coltiva. Mettendo in guardia così dai facili entusiasmi.

Il dott Materazzi, direttore del consorzio dei produttori dei vini irpini, ha invece rilevato la grande necessità dei produttori campani di cooperazione. Le sfide internazionali, con la presenza delle multinazionali del vino, comportano per l’Italia un cambio di strategia. Occorre maggiore coesione  con i produttori dei vini campani  già affermati. A maggior ragione occorre collaborazione stretta tra i piccolissimi produttori di vini che ora si stanno affacciando. Ed è proprio il caso del catalanesca.

Ciro Giordano di Cantine Olivella ha ripercorso la storia degli ultimi 50 anni: dalla testimonianza del papà che andava a Napoli col carrettino a vendere vino locale fino ai giorni nostri che vede il Catalanesca venduto soprattutto al’estero.

Sicuramente una grande occasione che finalmente ha messo insieme le migliori eccellenze possibili nell’indicare un serio e duraturo sviluppo possibile per quest’area.

 

 

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