Le associazioni Oceanomare Delphis e Ardea insieme, in mare, per censire i cetacei le specie di uccelli che popolano i mari del golfo.
Sei femmine e due cuccioli. Sono i capodogli avvistati domenica 8 novembre a largo di Ischia, nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno dai ricercatori di Oceano Mare Delphis (Odo) e Ardea, l’Associazione per la Ricerca, la Divulgazione e l’Educazione Ambientale. Le due associazioni sono scese in campo insieme, unendo i team di ricerca, per censire cetacei e uccelli marini in un’area ricca di biodiversità. E il lavoro ha dato i suoi frutti: oltre ai capodogli, lunedì 9 è stato avvistato anche un gruppo di 50 stenelle e numerosi uccelli pelagici.
L’incontro con i capodogli è il più recente di una lunga serie, ma si tratta di un avvistamento speciale: il gruppo di femmine era intento nello svezzamento dei due cuccioli, uno dei quali probabilmente ha appena un anno di vita. E il gruppo sembra essere nuovo in quelle acque. Odo, infatti, monitora costantemente i cetacei presenti nell’area del Regno di Nettuno (in particolare nel canyon di Cuma) dal 1991. A bordo del veliero storico Jean Gab, i ricercatori e i volontari censiscono, con foto e registrazioni audio, tutti i cetacei che incontrano: è un lavoro lungo, emozionante e minuzioso, fondamentale per proteggere questi giganti del mare.
Il team guidato dal comandante del veliero Angelo Miragliuolo ha registrato i versi emessi con gli idrofoni, speciali microfoni sottomarini capaci di catturare le basse frequenze dei canti e dei click tipici di questi giganti. A bordo, insieme al team di cetologi questa volta c’erano anche gli ornitologi di Ardea Davide De Rosa, Ilaria Fozzi, Francesco Valerio e Enza Notorio, per raccogliere dati sugli uccelli marini e in particolare su berta maggiore, berta minore mediterranea, gabbiano corso e uccelli delle tempeste, di cui si ancora poco in Italia.
«Gli uccelli pelagici sono uno dei gruppi ornitologici meno conosciuti, sia per la difficoltà degli avvistamenti, sia per il dispendio di risorse» spiega Davide De Rosa, che con Ardea, nel 2011, ha messo su un team di esperti ornitologi per colmare le lacune relative agli uccelli presenti in Campania, con il progetto Avifauna Campana. «Dal 2011 abbiamo fatto già molto. Ad esempio grazie al progetto Morus, dedicato agli uccelli pelagici, e alle uscite in barca nel golfo di Castellammare di Stabia, con Raffaele Luise, abbiamo avvistato il Gabbiano di Franklin: la terza osservazione per l’Italia. Purtroppo, però, ancora molte domande restano senza risposta. Ma spero che grazie alla collaborazione tra Ardea e Odo le troveremo».
E infatti, nella giornata di lunedì, il team di ornitologi ha anche avvistato un marangone dal ciuffo, specie molto rara in inverno in Campania, e quattro gabbiani corsi. La collaborazione tra le due associazioni continuerà anche in primavera, quando il team di Oceanomare Delphis sarà costantemente in mare per raccogliere dati sui cetacei. Ad accompagnarli ci sarà anche Enza Notorio, che si occuperà per Ardea di raccogliere, invece, i dati sugli uccelli pelagici con apposite schede. «Con De Rosa, puntiamo a cercare di capire se la presenza di questi uccelli sia correlata alle presenza dei cetacei nella zona del canyon marino di Cuma, la profonda valle sottomarina tra Ischia e Ventotene. Oltre a fare un censimento ornitologico, e a capire qualcosa in più sulla distribuzione di queste specie in Campania, vorremmo comprendere se hanno interazioni con i cetacei, e di che tipo».
Insomma il canyon di Cuma ancora un volta regala emozioni come ci ha raccontato Ilaria Fozzi: «sono uscita tante volte in barca. In Sardegna, in Campania e anche in Scozia e mi è capitato tante volte di avvistare cetacei di molte specie diverse: è sempre un’emozione indescrivibile. I ricercatori di Odo ci avevano detto che c’era la possibilità di avvistare i capodogli e quindi appena usciti dal porto di Ischia eravamo molto speranzosi. Dopo qualche ora di navigazione ci siamo fermati e appena accesi gli idrofoni abbiamo sentito gli inconfondibili “click” dei capodogli: non uno, ma ben sei individui. Finalmente vediamo degli spruzzi molto lontani e ci avviciniamo: è stato incredibile, non capita spesso di imbattersi in un gruppo di capodogli che stanno in superficie così a lungo». Un’emozione condivisa anche da Francesco Valerio. «Quando Carlotta Vivaldi, esperta cetologa, ci ha spiegato che i suoni che sentivamo erano prodotti da capodogli, probabilmente da un nucleo familiare con prole al seguito, stentavo a crederci» spiega Valerio «vederli per la prima volta è stato un misto di meraviglia e incredulità: sono dei giganti buoni, anche se in passato, date le dimensioni e il soffio particolare, venivano rappresentati come mostri enormi e pericolosi».
Incontri come questi lasciano ben sperare per la salute del nostro mare, che accoglie insieme ai capodogli, altre sei specie di cetacei: balenottere comuni, stenelle striate, grampi, tursiopi, globicefali e il raro delfino comune mediterraneo, specie in via d’estinzione.






