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Prima l’ok alla centrale biometano. Ora la Regione discute l’ampliamento della Ecodrin: rifiuti pericolosi in un’area dove si sospetta l’esistenza di una discarica   

 

Dopo il via libera della Regione alla realizzazione della centrale di produzione del metano dalla decomposizione dei rifiuti organici, gli ambientalisti e la Chiesa di Acerra scendono di nuovo sul piede di guerra. Gli ecologisti del territorio, guidati da Alessandro Cannavacciuolo, hanno lanciato l’allarme rendendo nota l’esistenza di un progetto per lo stoccaggio e il trattamento di nuovi quantitativi di rifiuti. Il prossimo 20 maggio la Regione riunirà infatti una conferenza dei servizi per l’approvazione dell’ampliamento della Ecodrin, stabilimento che da alcuni anni stocca e tratta rifiuti speciali nella zona industriale di Acerra. Quest’azienda intanto ha chiesto al settore ecologia della Regione di ottenere l’autorizzazione al trattamento di un quantitativo di scarti pericolosi. Ma il vescovo di Acerra domenica ha ancora una volta tuonato dall’altare contro i piani di smaltimento dei rifiuti destinati all’agro acerrano. “Le istituzioni, Comune e Regione, devono ormai prendere posizione per proteggere la madre terra: devono blindare il territorio di Acerra e tutto l’hinterland tra Napoli Nord e Caserta – ha detto Antonio Di Donna durante l’omelia della festa della mamma pronunciata nel sagrato del santuario della Madonna di Pompei – non possiamo più ospitare impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti. Ci vuole una moratoria, ci vogliono leggi”. Al momento però non si sa a quanto ammontino i nuovi quantitativi di rifiuti previsti nell’ ambito dell’ampliamento delle attività della Ecodrin. “Abbiamo chiesto da giorni al Comune di Acerra l’accesso agli atti – racconta Cannavacciuolo – ma ancora ce li devono rilasciare. Noi comunque, non appena li avremo, il 20 maggio ci recheremo alla Regione per partecipare alla conferenza dei servizi”. Le perplessità sono molte. Era stata la Ecodrin, nel 2013, a consegnare a Comune e Regione uno studio sulla presenza di rifiuti sotto i suoi stessi terreni, all’interno dell’impianto. Per questo motivo gli ambientalisti interpellarono la Regione. Regione che quindi chiese al Comune, alla Città Metropolitana e all’Arpac di dare il via ai carotaggi dell’area sospettata di contenere i veleni. “Ma da allora non è stato fatto nulla”, puntualizza però Cannavacciuolo. Dunque: territorio acerrano di nuovo mobilitato. Domenica scorsa però, dall’altare del santuario del Rosario, il vescovo di Acerra non ha potuto fare a meno di sollevare una serie di criticità, oltre a quelle relative alle istituzioni, in matreia di difesa dell’ambiente. “I comitati ambientalisti fanno tantissimo: hanno fatto scoprire loro il fenomeno – le parole del responsabile della Cei campana – ma sono troppo frammentati e quindi si devono mettere insieme. Ed ai cittadini dico: svegliatevi, svegliamoci”. L’omelia di Di Donna è stata pronunciata al termine del pellegrinaggio Acerra-Pompei organizzato da 115 anni dalla Società Agricola Cattolica del Sacro Cuore di Gesù. Nel santuario della Madonna del Rosario gli agricoltori acerrani con le loro associazioni sono stati accolti per la tradizionale benedizione dei frutti della terra. I contadini hanno donato una fornitura di passata di pomodoro per un anno alla mensa caritatevole. Al pellegrinaggio hanno partecipato i Volontari Antiroghi, i Volontari Civici, le Mamme Coraggio della Terra dei Fuochi, la squadra dell’Acerrana, gli operatori sanitari, le Acli di Acerra e la Croce Rossa. Tra loro il senatore Francesco Urraro, primo firmatario del disegno di legge per l’istituzione della giornata nazionale delle vittime dell’inquinamento.