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Ancora e sempre lavoro (che manca)

“Il dato prevalente è che il lavoro in Italia manca”. Parte da questa constatazione il Messaggio per il 1° maggio 2016 firmato dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro della CEI.

Il tempo di crisi che stiamo attraversando rischia di rendere tutti incapaci “di fermarci e tendere la mano a chi è rimasto indietro” scivolando “nel disinteresse per il destino dei nostri fratelli”. Oggi più che mai – secondo i Vescovi – ”c’è quindi bisogno di educare al lavoro”, che “deve tornare a essere luogo umanizzante, uno spazio nel quale comprendiamo il nostro compito di cristiani, entrando in relazione profonda con Dio, con noi stessi, con i nostri fratelli e con il creato”. La dimensione educativa del lavoro – si legge ancora nel testo – “va ritrovata anche all’interno delle istituzioni formative, facendo in modo che scuola e lavoro siano due esperienze che si intrecciano e interagiscono: i giovani devono poter fare esperienze professionali il prima possibile, così da non trovarsi impreparati una volta terminati gli studi”. L’ultima denuncia è quella della profonde disuguaglianze tra il Nord e il Sud del Paese: “senza un Meridione sottratto alla povertà e alla dittatura della criminalità organizzata – è la conclusione del Messaggio – non può esserci un Centro-Nord prospero”. Questa è un po’ la sintesi del messaggio, che , tra l’altro, pone l’accento sul “ lavoro: libertà e dignità dell’uomo in tempo di crisi economica e sociale”. Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo o di non trovarlo, a condividere l’idea che nulla sia più come è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano. Si tratta di una deriva preoccupante messa in moto dal perdurare di una crisi economica stabilmente severa, da una disoccupazione che tocca diversi segmenti anagrafici e demografici (i giovani, le donne e gli ultracinquantenni), e da un cambiamento tecnologico che da più parti viene definito in termini di “quarta rivoluzione industriale”. Il messaggio passa, poi, a trattare dell’”educazione al lavoro”. Oggi più che mai c’è quindi bisogno di educare al lavoro e la situazione è tale da richiedere una riscoperta delle relazioni fondamentali dell’uomo. Il lavoro deve tornare a essere luogo umanizzante.  Il binomio scuola-lavoro è un altro aspetto del messaggio. La dimensione educativa del lavoro va ritrovata anche all’interno delle istituzioni formative, facendo in modo che scuola e lavoro siano due esperienze che si intrecciano e interagiscono: i giovani devono poter fare esperienze professionali il prima possibile, così da non trovarsi impreparati una volta terminati gli studi. L’”Interdipendenza culturale ed economica Nord-Sud” è, poi, l ‘ultima parte del messaggio. L’impegno nelle direzioni segnalate è peraltro necessario per porre argine a una delle disuguaglianze storiche dell’Italia. Il Meridione è una terra che nel corso dei decenni ha subìto un depauperamento economico e sociale tale da trasformare queste regioni in una seconda Italia, povera, sofferente e sempre più infragilita. L’emigrazione è il tratto macroscopico di questa situazione: negli ultimi dieci anni hanno abbandonato il Sud oltre 700mila persone, giovani, laureati, studenti, imprenditori tutte persone che, quasi sempre a malincuore, hanno lasciato la propria terra con l’amarezza di non poter contribuire alla sua rinascita . Senza un Meridione sottratto alla povertà e alla dittatura della criminalità organizzata non può esserci un Centro-Nord prospero. Non è un caso che le mafie abbiamo spostato gli affari più redditizi nelle regioni del Nord, dove la ricchezza da accaparrare è maggiore. E, allora, sarà necessario mettere in campo strumenti atti a contrastare la povertà e che supporti le persone che hanno perso il lavoro, soprattutto gli adulti tra i 40 e i 60 anni che non riescono a trovare una ricollocazione. Come si può ben vedere ancora una volta la “questione lavoro” deve ritornare ad essere la “questione centrale” del nostro vivere sociale. Pena la morte di una vera  civiltà. E, in questo, la politica, a tutti i livelli, continua ad avere le sue grosse responsabilità.

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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