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Alla Fiera di San Gennaro si è parlato di due vere “eccellenze” borboniche: il cavallo “napoletano” e il “persano”.

Cavalli, parole e immagini.  Da sempre, la Fiera è luogo d’incontro tra il Vesuviano, il Sarnese e il Nolano.  I progetti del sindaco dott. Antonio Russo e dell’on. Manfredi.

Domenica 13, nella sala convegni della Fiera, ho parlato di due “razze” di cavalli, due “razze” borboniche,  che hanno fatto la storia della cavalleria da guerra, e a partire dagli anni ’40 del secolo XIX, anche dello sport equestre. Del cavallo “napoletano” è stato detto tutto, e non solo dal D’ Alessandro e dall’ Ercolani,  citati da tutti i “siti” che trattano il tema, ma anche, e direi soprattutto, dai cronisti delle guerre che i napoletani hanno combattuto nel sec. XVII insieme con gli Spagnoli, dalle Fiandre all’Ungheria, e successivamente con Napoleone e Murat in Russia. Non escludo che il cavallo “napoletano” abbia sangue etrusco e greco nelle vene:  ma mi sono limitato a dire quello che ho letto nelle cronache militari, e cioè che il cavallo “napoletano”  è il risultato di sapienti “incroci” tra stalloni e “fattrici” campane, e che già nel ‘600 francesi e inglesi ammirano le virtù della razza: la potenza, la rapidità, l’eleganza, la resistenza, e soprattutto, la “docilità”: che è, come si legge in un manuale del 1819,  la capacità di questo cavallo di non farsi condizionare né dai clamori e dai rumori della battaglia, né dall’odore del sangue, e di obbedire immediatamente agli ordini del cavaliere. Il cavallo che monta Carlo di Borbone nel celebre quadro di Liani – l’immagine apre l’articolo – è, a parer mio, un “napoletano”: mi inducono a pensarlo la forma del collo e la struttura dei muscoli e della groppa.

A proposito di quadri: il pubblico presente ha mostrato di gradire un discorso che veniva sostenuto, nei suoi passaggi più significativi, dal linguaggio chiaro e affascinante delle immagini che un tecnico abilissimo dell’ente Fiera proiettava sullo schermo. Questo sistema ha reso più sopportabile per il pubblico il peso delle parole, e nello stesso tempo, mi ha consentito di parlare anche di pittura, oltre che di cavalli.  E torniamo a Carlo di Borbone, il più grande dei re di Napoli, il quale creò una nuova razza, il “persano”, incrociando il “napoletano” con l’ “andaluso” e con l’ “arabo”. Il “persano” borbonico aveva testa più piccola del “napoletano”, e come il “napoletano”  era un ottimo cavallo da guerra: i cavalieri napoletani che seguirono Murat in Russia e che suscitarono l’ammirazione di Napoleone e dei Russi montavano cavalli della razza “Persano”, raffigurati con grande precisione da una stampa tedesca del 1812 (v. appendice). Montavano cavalli “persano” – lo dimostra il quadro “fotografico” di Quinto Cenni (v. appendice) – anche i cavalieri napoletani  che nel maggio del 1848 giunsero in Lombardia per partecipare alla guerra contro l’Austria al fianco dei Piemontesi:  prima che attraversassero il Po, ricevettero da Ferdinando II l’ordine di tornare indietro. Ma questa è un’altra storia.  .

A metà del sec.XIX il  “persano” si rivelò più adatto del “napoletano” allo sport equestre, e negli anni successivi, alle gare di eleganza che si svolgevano ogni giorno nelle strade e nelle piazze del centro di Napoli tra gli “attacchi” dei nobili e degli elegantoni. Ho ricordato al pubblico che a metà del sec. XIX  Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano , fu scelto da Ferdinando II come Presidente della Commissione per il Miglioramento delle Razze Equine e che nelle scuderie del palazzo ottajanese egli allevò cavalli di razza “persano”. Non mi sono dimenticato di don Giulio Torno che  nel 1854 pagò 11 ducati perché Garilan, “uno stallone arabo, di manto storno” delle scuderie Reali montasse la sua cavalla Duchessa, una saura di razza Persano. Nelle scuderie di Ferdinando II c’erano anche cavalli “purosangue di razza inglese”: commentando le immagini di celebri cavalli raffigurati dai più noti pittori “cavallari” d’Inghilterra,  James Seymour e George Stubbs, ho detto  che “purosangue di razza inglese” è solo una colorita espressione letteraria: il suo significato  ha confini molto più vasti di quanto comunemente si pensi. Ma è stata solo una rapida nota: il tema è vasto, complesso, e noioso.

Ho fatto notare, infine, che anche come mercato di cavalli, di asini e di muli la Fiera di San Gennaro ha svolto, fin dal sec.XVII, il ruolo strategico  di luogo di incontro e di scambio tra i produttori e i consumatori di tre aree complesse e spesso in contrasto: il Vesuviano, il Nolano e il Sarnese. E’ una “vocazione” che la Fiera fa sua, consapevolmente, anche oggi. L’ ha confermato, nel discorso conclusivo, il sindaco di San Gennaro Vesuviano, dott. Antonio Russo,  augurandosi che si possa lavorare per  l’integrazione dei sistemi economici di un territorio così importante. Hanno condiviso il suo augurio il consigliere regionale Enzo Alaia e l’on. Massimiliano Manfredi, il quale ha “lanciato” l’ idea, suggestiva e, per molti aspetti, preziosa, di un calendario unico di tutte le grandi manifestazioni  che rappresentano, nel segno dello stile e del buon gusto, gli aspetti più significativi dell’ antica, luminosa civiltà della Campania Felice e del Vesuviano interno.

Ho ringraziato e ancora ringrazio il  pubblico che mi ha sopportato pazientemente, il  sindaco dott. Antonio Russo, il vice.- sindaco Carmine Allocca, il presidente del  Comitato Fiera dott. Giuseppe Ferraro,  l’on. Enzo Alaia, l’on. Massimiliano Manfredi, il prof. Aniello Giugliano, che in apertura ha illustrato le ragioni per cui ritiene che un affresco che si ammira nel Chiostro del Convento di San Gennaro Vesuviano possa essere attribuito a Nicola Brancia ( o Branca) e che il cavallo che vi viene raffigurato sia un “napoletano”.

Oggi, martedì, in Fiera si parla di asini e di muli. Mi auguro che gli impareggiabili presentatori dell’evento raccontino al pubblico almeno una delle straordinarie storie di cui sono stati protagonisti, nei secoli e nel nostro territorio, gli allevatori, i sensali, i proprietari di questi animali, e, prima di tutto, proprio loro, i muli e gli asini. Se non lo fanno i presentatori – per mancanza di tempo, ovviamente  – lo faremo noi. Tenteremo di farlo noi.

Cavalieri napoletani, 1812
Cavalieri napoletani, 1812
Q. Cenni, Cavalieri napoletani in Lombardia
Q. Cenni, Cavalieri napoletani in Lombardia

 

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