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Algida, operai e sindacati danno il via alla lotta

Ieri la prima protesta di piazza dopo l’avvio della procedura di mobilità per 151 degli 806 dipendenti.  

La paura di perdere il posto di lavoro e di farsi scippare il gelato napoletano doc, il mitico cornetto, in parte già prodotto nei grandi stabilimenti inglesi e tedeschi della Unilever. Timori che ieri hanno spinto le organizzazioni di categoria di Cigl, Cisl, Uil e Ugl a far scattare la protesta dei lavoratori dell’Algida di Caivano, lo stabilimento di proprietà della multinazionale anglo olandese, che due settimane fa ha avviato la procedura di licenziamento per 151 degli 806 addetti. Ieri lo sciopero è partito all’una del pomeriggio. Astensione che ha fatto uscire centinaia di operai dalla fabbrica. Ancora in tuta bianca, la tenuta di lavoro, i dipendenti dell’azienda hanno messo a segno un picchetto stradale, che ha bloccato il traffico all’interno dell’area industriale di Pascarola, davanti allo stabilimento. La protesta è durata due ore, fino alle tre. Intanto la trattativa tra sindacati e azienda è in una fase di stallo. L’azienda non si fa sentire. Ma sindacati e lavoratori chiedono che si torni a trattare. L’unico faccia a faccia tra le parti risale al 24 settembre.

E’ stato però interlocutorio il primo incontro dell’esame congiunto azienda-sindacati previsto dall’avvio della procedura, iniziata il 16 settembre. In base alla legge le parti hanno tempo fino al prossimo 2 novembre per trovare un accordo in sede aziendale e, fino al 2 dicembre, in sede regionale, nel caso di mancata intesa in fabbrica. Se però fino ad allora non sarà sopraggiunto nessuna intesa la Unilever potrà spedire unilateralmente a casa dei lavoratori le lettere di licenziamento entro 120 giorni dalla data di avvio della procedura, cioè entro il 16 gennaio 2016. Situazione tesa, dunque. Secondo quanto trapelato dal faccia a faccia del 24 settembre, durato ore, le parti restano rigidamente sulle rispettive posizioni. Da un lato la Unilever non intende mollare sul fronte dei tagli e dall’altro i sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono la revoca della procedura di mobilità prima di intraprendere qualsiasi discorso. Il confronto è stato dunque rinviato a data da stabilire. Non si quando riprenderà.

Nel frattempo in fabbrica si sciopera. Com’è accaduto ieri. “Loro vogliono dare un incentivo per mandare via i lavoratori – dice Maurizio Vitiello, della Uila-Uil  – ma in questa fabbrica non dovrà essere licenziato nessuno, a qualsiasi prezzo”. Raffaella Bonaguro, della Fai-Cisl aggiunge poi che “l’azienda non rassicura affatto quando dice che formerà i lavoratori estromessi per poi reinserirli, perché qui in Campania chi perde il posto di lavoro non ha possibilità di reinserimento”. Carmine Franzese, della Flai-Cgil, fa poi notare che “in Italia c’è bisogno di una legge che ponga i lavoratori al riparo dalle multinazionali, visto pure che in Unilever da anni si fanno accordi sulla mobilità, con tanti sacrifici dei lavoratori”. “Non ci siederemo di nuovo al tavolo della trattativa – conclude Maurizio Figlioli, della Ugl agroalimentari – se prima la Unilever non ritirerà la procedura di licenziamento”.

La Unilever sostiene che la fabbrica napoletana è troppo costosa. Che sono più utili gli impianti tedeschi e inglesi. “Io non ci credo – dice Gaetano Pagano, 43 anni, operaio di Villaricca – in Germania e in Inghilterra il costo della vita è molto più elevato per cui l’operaio tedesco o inglese sicuramente costa di più”. “E poi mi è capitato di vedere una cosa assurda – conclude un altro operaio, Giuseppe Della Gatta – e cioè che ci sono bar a Napoli e provincia che stanno vendendo gli stessi prodotti nostri, ad esempio il croccante dell’Algida. Il problema però è che si tratta di prodotti degli stabilimenti tedeschi e inglesi. Non di prodotti nostri, di Caivano”.

(Fonte foto: rete internet)

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