Le elezioni del 10 giugno sono, per Ottaviano, elezioni storiche, come tenterò di dimostrare. Il sindaco Luca Capasso, prima dichiara che non si ricandiderà; poi, sollecitato dai sostenitori, dai fanciulli, dalla lettera “aperta” degli assessori e dei consiglieri comunali, ci ripensa. Si ricandiderà. Se qualcuno sospetta che sia stata una sceneggiata si sbaglia di grosso. La prova? Se fosse una sceneggiata, a 15 giorni dalla festa di San Michele anche un mediocre autore di sceneggiate inventerebbe una conclusione più clamorosa, carica di effetti speciali…
Tra i costumi morali che la storia ha fornito agli Ottajanesi c’è la “fiorentina” inclinazione a “sporcare”, talvolta, il bello degli ideali e dei fatti della vita quotidiana con gli schizzi dello scetticismo, della disillusione, del disincanto; c’è la mania di “vedere” l’inganno, la finzione e l’artificio anche là dove c’è solo la trasparenza assoluta della sincerità. Temo che questi maligni costumi si manifestino anche nei sorrisi “sturciosi” dei “murmulatiori” che commentano la breve storia di una decisione del sindaco di Ottaviano, Luca Capasso: la decisione di non ricandidarsi: una decisione irrevocabile in partenza, e poi rapidamente revocata. Mi meraviglio dell’altrui meraviglia: chi avrebbe potuto resistere all’affettuosa pressione esercitata dagli Ottajanesi nelle strade e nelle piazze reali e in quelle virtuali? Chi avrebbe avuto il coraggio di spegnere il sorriso dei bambini che sono andati a casa del sindaco per chiedergli di ricandidarsi? E che dire della lettera “aperta” che gli è stata indirizzata dai consiglieri della maggioranza e dagli assessori ? Era fatale che il sindaco rinunciasse alla rinuncia. Dunque, egli si ricandiderà: lo ha annunciato con un “post” scritto direttamente dal cuore: vorrei dire che quel “post”, a leggerlo, fa venire ‘”o friddo pe’ cuollo”, ma non lo dico, perché voglio che anche questa mia “lettura” si adegui allo stile sobrio che ha segnato tutta la vicenda. Sì, tutta la vicenda: perché sobrietà e compostezza ho visto anche nell’incontro con i bambini. Quell’incontro l’ho “letto” come una metafora, perché i bambini sono l’immagine del candore, della pulizia, della sincerità. E poi non votano. E poi credo che il sindaco e la sua amministrazione abbiano fatto molto per i fanciulli. O no?
Parliamoci chiaro: se tutta la vicenda fosse una sceneggiata, sarebbe una sceneggiata veramente insipida, scialba, “sciacquegna”. Se fosse una sceneggiata, anche un autore incapace, una “schiappa”, uno “sciacqualattuga”, insomma “’ na meza cazetta” a quindici giorni dalla festa di San Michele, Patrono di Ottaviano, sarebbe stato capace di inventare una conclusione più vivace, più “friccecarella”. Per esempio: la folla accompagna la corsa esplosiva della “diana” dell’8 maggio al grido di “Luca sindaco, Luca sindaco”; lo stesso grido si alza dalla marea di persone che riempiono piazza Municipio la sera del concerto di musica leggera; oppure, durante la processione, gli angioletti, mentre vengono riportati a terra dopo aver cantato la preghiera all’Arcangelo, intonano all’improvviso un mottetto in ritmo scazonte invocando il sindaco: “ Ascolta, o Luca, gli Ottajanesi tuoi / torna a governarli, se veramente vuoi / che siano felici.”, e alla fine la folla esulta, grida, schiassea, allucca, invoca: “ Torna, torna, Uttajano aspetta a tte.” Immaginate il clamore suscitato dalla scena, immaginate lo sconcerto degli altri candidati: a 24 ore dalla presentazione delle liste l’avv. Luca Capasso, davanti alla statua di San Michele Arcangelo, dice di sì alla gente di Ottaviano. Un magistrale esempio di “aprosdòketon”. Un fantastico colpo di scena.
Ecco: se la vicenda si concludesse così, anche io sarei indotto a sospettare che dietro ci sia la mano di un regista abile, e, soprattutto, capace di rispettare in ogni momento il confine, che nella festa di San Michele è tenue, tra sacro e profano. Ma la vicenda si è già conclusa: il sindaco ha già dichiarato che si ricandiderà, gli applausi che riceverà durante la festa saranno applausi istituzionali, riscaldati qua e là dalle legittime vampe d’affetto dei suoi sostenitori. Dunque, non c’è stata sceneggiata. Quando ho saputo della sua rinuncia, gli ho scritto: “ Nun pazzià”, e sono stato uno dei primi a comunicare, il 19 aprile, che ogni problema era stato risolto. Le elezioni del 10 giugno sono, per Ottaviano, elezioni storiche, come cercherò di dimostrare: è dunque indispensabile che tra i candidati vi sia anche colui che ha guidato la nostra città verso questo appuntamento con la storia. Chiederò al candidato avv. Luca Capasso di concedermi un’intervista, e di rispondere a quattro domande. Anzi, a cinque. La quinta la posso rivelare fin da ora. Vorrei sapere se gli è piaciuta l’immagine della “carica esplosiva” con cui si chiude la lettera “aperta” degli assessori e dei consiglieri di maggioranza: “ Compatti, ti chiediamo oggi di rivedere la tua decisione e di riacquistare la carica esplosiva che hai sempre avuto per guidare la nostra compagine.”. Scrivono i mittenti: “Ci riteniamo una squadra compatta, che in questi 5 anni ha cercato di dare il massimo, un gruppo eterogeneo sia per composizione che per formazione, composto da politici esperti e da giovani alla prima esperienza amministrativa.”.
I nomi degli “esperti” e quelli dei “giovani” non li potrei indicare: di questa “squadra compatta” conosco solo tre “giocatori”: due assessori e un consigliere. Ma lo stridore dell’antitesi “una squadra compatta / un gruppo eterogeneo” mi piace: è il suono della sincerità. I firmatari possono veramente dire, ispirandosi a Marziale, “veritatem epistula nostra sapit”, “questa nostra lettera ha il sapore della verità”. Oddio, Vygotskij, uno dei Padri della psicologia della comunicazione, noterebbe che gli scriventi usano tre volte l’aggettivo “compatto”, e dedurrebbe, da questa insistenza sull’immagine della compattezza, che forse nell’ “edificio” della squadra c’è qualche lesione.
Ma Vygotskij, si sa, era un “murmuliatore”….



