Nuovi appelli per la gestione del servizio nei Comuni. Un solo ambito regionale mentre la Cisl invita a scegliere.
Chissà se i sindaci della Campania avranno davvero voglia di mobilitarsi per una nuova gestione dell’acqua nei loro Comuni. E in piena autonomia. Gli appelli crescono man mano che la riforma prende piede. Per ora le certezze sono due : la necessità di assicurare l’acqua ai cittadini e l’applicazione di tariffe che non facciano crollare gli investimenti sulle condutture. Tutto inizia con la delibera della Giunta Regionale di settembre 2015 sul riordino del servizio idrico integrato e la nascita dell’Ente Idrico Campano, EIC. La Regione ha dovuto fare di necessità virtù , accogliendo una sentenza della Corte costituzionale. E’ stata tra le ultima in Italia a mettersi a posto. Le nuove regole sanciscono che l’acqua è un bene pubblico e che il decentramento dei poteri passa dalla Regione ai Comuni singoli o associati. L’ EIC è la nuova struttura che di fatto governa il territorio attraverso un ambito territoriale unico. E’ questo soggetto giuridico che si raccorda con altri 5 ambiti distrettuali: Napoli, Sarnese-Vesuviano, Sele, Caserta, Calore-Irpino. Una svolta ,si rallegrano i comitati già promotori del referendum sull’acqua pubblica del 2011. Ne hanno anche motivo, giacché la Campania è tra le aree d’ Europa più disastrate con gestioni frammentate e intere zone strutturalmente ” a secco”. La memoria va ai massicci interventi finanziari ed operativi della Cassa per il Mezzogiorno degli anni ’60 e ’70. L’ assenza di pianificazione e gli sprechi di denaro per opere ed invasi idrici rimasti sulla carta, restano una triste piaga del Sud Italia. Napoli cerca di distinguersi trasformando la sua antica azienda municipalizzata ARIN in un soggetto dal marchio evocativo ABC : Acqua Bene Comune. Pochi giorni fa il Comune ha rinnovato i vertici, dopo un periodo di commissariamento durante il quale si son dovuti sistemare anche i bilanci. Su quanto davvero ABC operi con spirito solo solidaristico e poco ” speculativo” è materia di ricorrenti discussioni. Tornando agli appelli sulla gestione nelle mani dei sindaci , l’ultimo arriva dall’Irpina e dal sindacato Cisl . La confederazione si inserisce nella discussione sulla proprietà dell’acqua e sulle opportunità di utilizzo delle fonti nel solo territorio campano, piuttosto che in quello delle Regioni confinanti. Anche il leader dei comitati per l’acqua, Padre Alex Zanotelli nelle settimane scorse non ha fatto mancare il proprio sostegno alla causa. Il sindacato esterna una posizione molto netta , secondo la quale occorre tener conto della orografia regionale e dei bacini idrografici, per avere una gestione nel rispetto della risorsa naturale. Non si trascuri l’esito del referendum, ma attenzione c’è anche l’occupazione da salvaguardare. Non va bene una privatizzazione violenta, ma qualcuno , diciamo,dovrà pur dare corpo alle due certezze di cui abbiamo già detto. E la questione si complica ancora di più quando la Cisl auspica ” un gestore unico per l’intero ciclo integrato – captazione, distribuzione e depurazione della risorsa- attraverso un processo di graduale aggregazione degli attuali gestori, con il rispetto di principi di efficacia, efficienza , economicità e diritto al lavoro. Un traguardo intermedio può essere il Piano di ambito previsto dalla legge. Agli amministratori comunali è richiesto di scegliere subito la forma di gestione più opportuna., ma servono risorse economiche per risanare le reti e garantire l’acqua alle famiglie. Non sarà facile e i sindaci appellati forse non sono nemmeno del tutto entusiasti di questo nuovo pesante impegno **



