Continuavano a operare nel terreno già inquinato e sequestrato dalla polizia municipale: rinviati a giudizio Cuono Pellini e la mamma, Maddalena Crispo, ottantenne. Sono entrambi proprietari di un campo agricolo coltivato a patate ma trasformato in una grande discarica abusiva. I due sono sotto processo anche per omessa bonifica, cioè per non aver risanato il terreno in cui è stata versata una valanga di rifiuti. Le autorità preposte avevano intimato loro di bonificare l’appezzamento ma l’ordine è stato disatteso. Intanto il processo è stato istruito dal tribunale di Nola. Prima udienza: 22 gennaio. Il Comune di Acerra si costituirà parte civile. Si può riassumere così la nuova tegola caduta su uno dei tre fratelli condannati l’anno scorso per disastro ambientale in via definitiva, Cuono Pellini appunto. Pellini si trova in carcere da alcuni mesi insieme ai fratelli Giovanni e Salvatore, quest’ultimo ex maresciallo dei carabinieri, per aver sversato in buona parte dell’hinterland napoletano milioni di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia e dalla Campania. I reati contestati a Cuono e a sua madre nel nuovo processo sono un bel po’: discarica abusiva, violazione dei sigilli e omessa bonifica. Il rinvio a giudizio è una citazione diretta davanti al giudice monocratico del tribunale di Nola, Chiara Bardi. Si prospetta una battaglia giudiziaria. Il Comune di Acerra ha incaricato l’avvocato penalista Domenico Russo per la costituzione di parte civile al processo. L’appezzamento di terreno finito nel procedimento, ampio alcune decine di migliaia di metri quadrati, si trova in località Lenza Schiavone, area agricola a nord di Acerra, dove cioè i fratelli Pellini avevano dislocato il loro principale impianto di smaltimento dei rifiuti, poi sequestrato dalla direzione distrettuale antimafia nel febbraio di quest’anno insieme a un vero e proprio impero composto da centinaia di case, appartamenti, ville e auto di lusso, elicotteri e conti bancari milionari. Un tesoro valutato dalla Guardia di finanza 222 milioni di euro. Ma gli investigatori sono ancora alla ricerca di altri beni che, secondo quanto finora emerso dall’inchiesta, sarebbero forse nascosti nei paradisi fiscali. E come per un gioco della sorte anche la prima udienza del processo finalizzata alla confisca di questo tesoro è stata fissata per il 22 gennaio. Ora però oltre ai fratelli Pellini nei guai giudiziari si trova anche la loro mamma, una signora anziana. Il terreno di Lenza Schiavone è stato sequestrato dalla polizia municipale alcuni anni fa grazie a una denuncia degli ambientalisti di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio, sempre a caccia di discariche in questo territorio simbolo della Terra dei Fuochi. Sono molti gli appezzamenti e diversi gli impianti di smaltimento sequestrati al gruppo Pellini nel solo territorio di Acerra, il secondo più vasto in provincia di Napoli dopo quello di Giugliano. Ma c’è ancora molto da fare in questo territorio flagellato dall’ecomafia. « Nonostante la sentenza definitiva di disastro ambientale aggravato – lamenta Alessandro Cannavacciuolo – le istituzioni non hanno ancora attivato un serio piano di caratterizzazione dei terreni e un’analisi completa delle falde acquifere, la falda superficiale e quella profonda. Il danno creato all’immagine della nostra agricoltura è statop generato proprio da questa mancata operazione verità ». .








