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Acerra, antifascismo: presidio in piazza Castello contro il respingimento dei profughi.

Il messaggio: “Per una città dell’accoglienza e delle diversità. Per una città antifascista”. Oggi pomeriggio il sit in.

Riunirsi oggi pomeriggio nel pieno centro di Acerra, in piazza Castello, alle cinque, per dire no al razzismo e al fascismo dopo i fatti di sabato 18 luglio, dopo l’arrivo dei profughi africani nel rione Spiniello e il loro immediato respingimento da parte di un centinaio di residenti. Tra loro, tra gli abitanti del rione, c’erano alcuni esponenti nazifascisti di Casapound, e poi nostalgici del Ventennio, simpatizzanti dei partiti di destra, uomini e donne. Ma anche persone “apolitiche”, prese da una paura inconscia per il diverso, l’ignoto, lo sconosciuto. Ecco intanto le sigle che hanno organizzato la risposta, il presidio di oggi. Le elenchiamo tutte: SOA 28 Marzo; Cantiere della Sinistra unita Acerra; Rifondazione Comunista Acerra; Sinistra Ecologia e libertà; Il Cuneo-gruppo acquisto solidale; Rete della Conoscenza (Link-UDS); Act; Aprile laboratorio politico; Possibile Acerra-comitato Giancarlo Siani; Collettivo studenti medi di Acerra; Associazione dal basso; Laboratorio Politico ISKRA; Campagne in Lotta. Attivisti che hanno scritto alcuni messaggi, chiari, argomentati, duri ma riflessivi al tempo stesso. “Portiamo nel nostro DNA la capacità di resistere – scrivono – resistere praticando l’alternativa. La nostra comunità resiste contro l’inceneritore, contro l’assenza di lavoro, contro la crisi, contro l’inquinamento ambientale che avvelena le vite e le coscienze. Resisterà ancora Acerra e lo farà contro la negazione dei diritti, contro il seme del razzismo, contro il pericolo delle strumentalizzazioni fasciste e non”.  Poi il riferimento più specifico ai fatti di sabato. “Da sabato sera –  aggiungono i militanti delle associazioni e dei movimenti di sinistra – Acerra è alla triste ribalta delle cronache nazionali per l’episodio, pompato dalle distorte narrazioni mediatiche, dell’arrivo di alcune decine di richiedenti asilo politico, provenienti dall’Africa Centrale, che dovevano alloggiarsi in alcune villette del quartiere Spiniello messe a disposizione da una cooperativa. Le notizie rimbalzano veloci e il caldo le fa sciogliere, creando allucinazioni fino a staccarsi dalla realtà e sconfinare nell’immaginazione: la legittima preoccupazione degli abitanti del quartiere è stata in queste ore vigliaccamente strumentalizzata dai meschini avvoltoi della destra che, in questi giorni, da Treviso a Roma, hanno creato ad arte momenti di tensione, negando la naturale accoglienza di un popolo verso l’altro popolo, di un uomo verso il proprio fratello. Da qui la necessità di resistere, di fare luce e chiarezza sulla tratta di cui spesso sono vittime gli immigrati, sugli interessi economici, spesso illeciti, relativi alla gestione della loro permanenza nel nostro Paese, sullo sfruttamento che si fa di queste persone come forza lavoro a bassissimo costo, senza diritti e dignità alcuna, nelle nostre campagne, sui cantieri edili, nelle fabbriche “. Razzismo e crisi, sfruttamento e potere: facce della stessa medaglia. Basti pensare che gli alloggi della speculazione in cui dovevano essere stipati gli africani erano privi del certificato di agibilità, da sempre: un appalto di “assistenza” che quindi si è rivelato illegale. “Questa crisi devastante, determinata da chi detiene le leve del potere politico e dalle élite economico-finanziarie – proseguono nei loro comunicati i militanti antifascisti – ci incattivisce e ci spinge erroneamente ad alzare i muri della paura e dell’egoismo, a vedere l’altro come colui che ci toglie qualcosa, la casa, il lavoro, il pane. Il nemico diventa, allora, l’immigrato, l’essere umano di serie B, e non un sistema economico disumano, basato sull’arricchimento di pochi sulle spalle dei molti. I molti siamo noi, noi tutti, senza lavoro o precari, giovani, donne, anziani , bianchi e neri a cui tolgono i diritti, negano le condizioni essenziali della sopravvivenza. I pochi ci tolgono il lavoro, ci tolgono la casa, ci tolgono la terra su cui viviamo, la ammalano, ci ammalano e ce la fanno sputare, ci tolgono le idee, ci tolgono le speranze, si arricchiscono con il nostro impoverimento”. Dunque, oggi presidio “per  accendere un riflettore sul vero nemico, per esprimere solidarietà umana, per ribadire il principio dell’accoglienza dignitosa a chi fugge da guerre, fame e persecuzioni, per chiedere che si faccia chiarezza su una vicenda a tratti ancora oscura, per spiegare che non tutte le favole che ci raccontano sono vere, neanche quella dell’”uomo nero” “. 

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