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“Dopo di noi”, il Parlamento approva il testamento pedagogico

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Il “dopo di noi” è una delle principali preoccupazioni che attanagliano i genitori di figli disabili, costretti a vivere nell’incertezza di quale futuro sarà riservato ai loro figli quando verrà a mancare il sostegno della famiglia.

Ed è proprio per dare uno strumento di risposta a chi convive quotidianamente con questo assillo che, nel capoluogo emiliano, Bologna, è nato il testamento pedagogico.

Questo documento, che verrà depositato in tribunale in una sua prima stesura guadagnando così un valore giuridico, è opera delle famiglie di ragazzi con deficit. E rappresenta, per l’Italia, un primo step di civiltà.

Come descritto all’interno della Legge 6 del gennaio 2004, l’amministratore di sostegno, indicato tra le righe del testamento pedagogico, non appare soltanto come un burocrate e niente più, ma sarà colui che garantirà al soggetto disabile tutto ciò che sarà indispensabile al suo sostentamento, cognitivo e affettivo.

Il professor Cuomo, docente presso la facoltà di Pedagogia dell’Università di Bologna, ha così commentato: “Gli attuali paradigmi scientifici hanno superato il concetto che esista un’età oltre alla quale si arrestano le possibilità di sviluppo cognitivo: la crescita è un percorso che continua per tutto l’arco dell’esistenza, a patto che vi siano adeguati supporti pedagogici, educativi e didattici, che alla persona con deficit devono essere garantiti anche nel ‘dopo’, quando i genitori non saranno più presenti”.

Al momento, ovvero prima che il testamento entrasse in vigore, alla scomparsa dei genitori, la prassi voleva che il soggetto con deficit, in assenza di qualcuno che se ne prendesse cura, venisse ricoverato in una struttura adeguata alla sua assistenza.

Sull’argomento disabilità ed inclusione, si è espresso, proprio qualche giorno fa, anche il Parlamento europeo, dove ben 13 parlamentari hanno presentato un documento per dire no alla segregazione di chi vive un handicap: “In tutta l’Unione – si legge – vi sono centinaia di migliaia di minori, disabili, persone affette da problemi di salute mentale, anziani e persone senza dimora che vivono segregati all’interno di istituti e subiscono per tutta la vita le conseguenze dell’istituzionalizzazione. Occorre abbandonare l’assistenza istituzionale a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità”.

 

 

 

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