A Napoli il 1922 fu l’anno di “Silenzio cantatore” e di un famoso ladro diventato eroe. E poi c’è il resto…

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Nel 1922 Mussolini conquistò Roma e il potere realizzando un piano strategico che era stato messo a punto in un noto albergo di Napoli. “ Silenzio cantatore” è un omaggio al mistero delle luminose notti di Napoli, che incantarono i viaggiatori stranieri e  ispirarono pittori importanti. Uno straordinario personaggio: Totonno ‘e Santu Domminico. Correda l’articolo l’immagine di “Chiaro di luna a Napoli” che Corot dipinse nel 1828.

Con “Silenzio cantatore” Libero Bovio conquistò definitivamente uno dei posti più alti nella storia della canzone napoletana. Qualche studioso ha collegato questo capolavoro a “Tu che nun chiagne” e a  “Napule canta” – pubblicate nel 1915 da “La Canzonetta” -per l’affinità dei toni dell’ispirazione, diventati teneri e pacati rispetto all’asprezza di “Guapparia”, i cui versi Bovio aveva scritto nel 1914. Il poeta – musico fu affascinato, come alcuni visitatori dell’Ottocento, dal silenzio della Natura e del paesaggio notturno di Napoli: un silenzio che “parla” e spinge le persone a sentirsi parte del Tutto e a guardarsi dentro: Dormono ‘e cose ‘nu suonno lucente /’nu suonno ‘e ‘na notte d’està’./ Marì’, dint’’o silenzio / Silenzio cantatore / nun te ddico parole d’ammore / ma te ddice ‘stu mare pe’ mme. Di questo meraviglioso silenzio parlarono, tra gli altri, Goethe, la pittrice Vigée Le Brun e Basco Ibanez,  il quale scrisse che “La contemplazione del golfo lascia nella retina una impressione tale di bellezza e di mistero che deve trascorrere molto tempo prima che si sfumi…

Qui persino la vendita ambulante è musicale; ed il maccaronaro, il mellonaro, il castagnaro, l’ostricaro, il sorbettaro e quanti altri che finiscono in -aro gridano per le vie la loro merce, lo fanno con vere canzoni, alcune delle quali tanto originali e belle che le desidererebbero come motivo dominante molte opere uscite ultimamente”.

Questo notturno silenzio è il vero protagonista delle “tavolette” in cui Pitloo, Filippo Palizzi e Giacinto Gigante hanno rappresentato il cielo stellato sul mare di Napoli. Gaetano Lama, autore della musica di “Silenzio Cantatore”, “commentò” i versi di Bovio con i ritmi delicati di una “barcarola”: dicono gli storici che la delicatezza dei versi e il ritmo della musica vennero dettati a Bovio e a Lama dalla lenta e trasparente armonia del moto delle onde nel mare di Marina di Camerota: e sulla casa in cui Bovio e Lama costruirono il miracolo  una lapide ricorda l’evento (vedi immagine in appendice).

Antonio Parlato, detto “Totonno ‘e Santu Domminico”, nato a Napoli nel 1875, divenne rapidamente il ladro più famoso del mondo: le polizie di tutta Europa registrarono i segni distintivi della sua “figura”, i baffi a torciglione e una gardenia all’occhiello della giacca da “dandy”.

Scrive Vittorio Paliotti che “le sue avventure, reali e non inventate, superavano di gran lunga quelle dei mitici Fantomas, Arsenio Lupin, Lord Lister e Raffles”: insomma, Totonno era un malvivente così particolare, sempre pronto ad aiutare i deboli e i poveri, che Ferdinando Russo raccontò la sua vita in un romanzo, “Totonno ‘e Santu Domminico”.

Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, Totonno, incaricato dal controspionaggio italiano, recuperò importanti documenti che erano stati sottratti agli Italiani da spie austriache e tedesche.

Divenne un eroe nazionale, e prima che questa fama venisse cancellata dal tempo, nel 1922 egli presentò domanda di riabilitazione all’autorità giudiziaria, ma questa riabilitazione i rappresentanti delle istituzioni gliela concessero solo nel 1938, dopo aver cancellato le denunce per lo spaccio di banconote false, a cui Totonno si era dedicato dopo la fine della guerra, senza trascurare l’ “arte” in cui eccelleva, quella del borseggiatore. Si disse che ancora nel 1922 alcune polizie europee offrivano a Totonno stipendi da sceicco per convincerlo ad accettare il ruolo di agente segreto: ma lui rifiutò.

Nel 1911 questo straordinario personaggio era stato coinvolto anche nel primo grande processo di camorra, il processo Cuocolo. Ma davanti ai giudici aveva saputo restare in silenzio, un silenzio vero e non “cantatore”, perché a Napoli, nei tribunali, il silenzio non si concedeva e non si concede maschere. E’ silenzio, e basta.