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Napoli

Volla. Rovente consiglio comunale sull’edilizia

Dall’ultima pubblica assise sono emerse le spaccature della maggioranza.

Il Centrodestra in cinque anni di amministrazione della città, dal 2007 al 2012, non era stato capace concludere il Piano Urbanistico Comunale (PUC), che era diventato, ancora una volta, la punta di diamante delle promesse della campagna elettorale del Centrosinistra, nel maggio scorso.

"Prima i piccoli proprietari, poi i grandi costruttori", si sentiva riecheggiare in tutti i comizi e le riunioni. Invece, a discapito di queste promesse, la seduta del Consiglio Comunale dell’era Guadagno, quella del 7 maggio 2013, sancisce la vittoria dell’edilizia dei grandi costruttori, rispetto a quella dei piccoli proprietari, soprattutto "grazie" al ritardo dell’elaborazione ed attuazione del nuovo PUC e alle "scappatoie legali", dei Piani Sviluppo Italia ed Edilizia Residenziale Sociale, in primis la mancata legiferazione da parte della Regione Campania sulle norme attuative della legge 106 del 2011.

La politica doveva trovare i pretesti per approvare, oppure respingere la "Pubblica Utilità" e i "Regolamenti Attuativi". Sì, perché, a nostro parere, le stesse cose che sono servite per dire si, potevano servire per dire no. Doveva essere una libera scelta di sedici uomini e donne eletti a rappresentare una comunità di circa ventiquattromila persone. Ma è stata una libera scelta? Lo avevamo già scritto in un articolo precedente quando i componenti della maggioranza dell’assise cittadina non aveva trovato la quadra e aveva rimandato l’approvazione perché "le carte non erano chiare, non erano a posto e non convincevano". Adesso, invece, lo sono e hanno convinto? Chi lo sa. A noi sembra che alcuni interrogativi non siano stati sciolti.

All’inizio girava la voce che questi interventi non dovessero avere il placet del Consiglio Comunale. Bastava l’Ufficio Tecnico Comunale a dare le concessioni edilizie. Ed infatti, sembra, che così sia stato, salvo poi che, tali licenze sono state ritirate. Perché? Poi, fu detto che l’approvazione doveva passare in consiglio comunale, ma che era un "atto dovuto". Ma, se si fosse trattato di un atto dovuto perché si sarebbe dovuto chiedere il parere ed il voto di un consiglio? Se si chiede un voto libero, può anche succedere che una pubblica assise non sia d’accordo sulla pubblica utilità di un tale intervento e voti contro, senza per questo dover poi rispondere della decisione, in sede penale o amministrativa, come qualcuno dell’entourage di comando aveva intimato:

"Se il consiglio comunale non si esprime, sarà nominato un Commissario ad Acta, che prende in mano le redini della questione e approva l’atto. I consiglieri comunali ne dovranno rispondere in sede civile e penale". Ma se ciò era vero, perché non si è lasciato che lo facesse il "Commissario"? Che vuol dire Pubblica Utilità? Quali i "pretesti" per l’approvazione della Pubblica Utilità? Pare che sia di Pubblica Utilità: far muovere l’economia (quale economia?); i soldi degli oneri di urbanizzazione sono ossigeno puro per le asfittiche casse comunali (ma questi soldi possono essere spesi al di fuori degli interventi previsti?); riqualificare le aree industriali dismesse (e non sarebbe stato meglio creare attività produttive oppure farne dei musei?).

Riqualificare le aree agricole dismesse (al posto delle case, non sarebbe stato meglio riprendere la coltivazione dei friarielli o similari?). Costruire alloggi per giovani coppie (ma se non c’è il lavoro, come faranno i giovani a pagare le case?). Accettare i "regali" (ristoro) dei vari imprenditori alla comunità come una strada allargata, un negozio, un anfiteatro all’aperto, una villetta a tre piani da destinare ad uffici comunali, ecc … (Ma perché un imprenditore deve fare dei "regali" se una legge gli consente di poter costruire su aree dismesse?). Ecco, dopo tutto questo, dalle personali interpretazioni della legge, alle "intimidazioni", dalle riqualificazioni delle aree dismesse agli introiti degli oneri di urbanizzazione, dal movimento dell’economia ai regali degli imprenditori alla popolazione, il Consiglio Comunale di Volla ha deciso e decretato che questi interventi sono di Pubblica Utilità.

Il parto è stato molto travagliato ed ha portato ad una spaccatura tra il Sindaco e il PD e tra quest’ultimo e la civica Verso il Futuro. E veniamo al consiglio comunale del 7 maggio scorso. Dopo le due fumate nere precedenti, che avevano provocato scariche fibrillanti al borgomastro e ai suoi "fedelissimi", martedì c’è stata la "fumata bianca", o, se vogliamo essere più precisi, "grigia". Sì, grigia: perché il PD ha ribadito più volte che non voleva arrivare a questo punto, che avrebbe voluto far procedere di pari passo questi interventi edilizi e il PUC, per consentire sia ai grandi che ai piccoli di poter tagliare i nastri delle prime pietre. Forse era nelle intenzioni. Nella realtà, così non è stato.

Quindi, all’ultimo, ha cercato di metterci una pezza e di ottenere qualcosa di più per la città, con la mediazione e gli emendamenti. Essendo stata modificata la delibera del PSI (Piano Sviluppo Italia) rispetto a quella iniziale, potremo parlare di fumata "grigia", perché gli emendamenti più significativi che il PD abbia inserito e che riguardano gli standard edificatori degli interventi, potrebbero non essere applicati. Infatti, il tecnico comunale ha espresso parere contrario, appellandosi alla chiarezza della legge e dicendo che essa non si può cambiare in consiglio comunale.

In totale i votanti erano quindici, perché mancavano il consigliere Manfrellotti, che ha preferito uscire dall’aula per una specie di "conflitto di interessi", e il consigliere Annone. Quest’ultimo, perché pare, che a suo dire, sia stato offeso dai dirigenti del PD in un recente articolo apparso su un giornale locale. Annone, con una lettera inviata al Presidente del Consiglio, ha fatto intendere che non siederà più nei banchi del consesso se non ci saranno le scuse ufficiali da parte del PD. Quindi, la votazione degli emendamenti, che modificano sostanzialmente gli standard edilizi e i piani di attuazione, ha provocato, a notte inoltrata, una profonda spaccatura nella maggioranza. Da un lato i consiglieri del PD, nonostante i mal di pancia di qualcuno, hanno votato favorevolmente gli emendamenti proposti da loro stessi (8 voti), dall’altra il Sindaco e la lista civica "Verso il Futuro" hanno votato contro, unendosi alla minoranza, per un totale di 7 voti.

E se ci fossero stati i due assenti? Sarebbe stato 9 a 8, e quindi il PD avrebbe perso. Si profila forse una crisi politica. Intanto, questo la dice lunga sul "feeling" che c’è tra il partito di maggioranza e il borgomastro e la sua amministrazione, anche perché le "correzioni" potevano essere fatte all’atto della redazione della delibera. Il capogruppo del PD, Domenico Viola, rivendicando i rinvii di questi mesi ha affermato che "le proposte migliorative dell’accordo – riferendosi al ristoro ottenuto dal paese – sono state portate dagli imprenditori solo all’ultimo minuto. E’ una sconfitta politica, ecco perché chiedo formalmente un approfondimento della questione".

Più duro e diretto è stato l’intervento della pasionaria, la consigliera Buonocore, dilaniata dalle promesse fatte agli elettori rispetto alla realtà. L’ex vicesindaco, dopo aver dichiarato il lutto cittadino, ha affermato che si tratta di "una sconfitta politica grave" e poi ha ammesso: "Sarò costretta a votare questo decreto sperando di ottenere il massimo per la collettività". Infine, ha attaccato l’amministrazione "E’ stato l’assessore insieme al sindaco a portarci in questa situazione che non ho digerito, ma mi adeguerò alle decisioni della maggioranza". L’assessore all’Urbanistica, Riccardo Festa di SEL, in maniera contraddittoria, prima ha affermato che anche lui "ha subìto la legge", poi ha ammesso che "la delibera è stata migliorata grazie all’intervento politico" e infine si è difeso, contrattaccando il PD, definendolo "fuoco amico contro l’amministrazione che confonde le idee dei cittadini, non fa chiarezza e non dice la verità. Non si fa un buon lavoro se non si spiega il perché l’amministrazione sia costretta a fare queste scelte".

Anche il Borgomastro è sembrato contraddittorio perché da un lato ha difeso strenuamente le sue posizioni e le sue scelte, trovando i pretesti giusti: "Non è una sconfitta, non scappo né scarico su altri le mie scelte e mi assumo le mie responsabilità. Questi interventi faranno muovere l’economia, gli imprenditori sono delle risorse per il territorio, hanno concesso alcune strutture alla città. Incasseremo gli oneri di urbanizzazione che daranno respiro alle casse comunali". Dall’altro lato il sindaco ha affermato: "Abbiamo cercato di colloquiare con gli imprenditori perché per noi questi interventi dovevano essere integrati con il PUC per il quale non abbiamo, né stiamo perdendo tempo. Stiamo a buon punto. L’amministrazione non deve garantire solo le famiglie di Volla che devono costruire ma anche gli altri ventitremila abitanti che non devono costruire ".

"La minoranza si è divertita godendosi lo spettacolo del dilaniarsi della maggioranza", ha detto Ivan Aprea (Verso il Futuro), anche lui contraddittorio, perché prima ha apprezzato le correzioni fatte dal PD e poi non ha più votato la delibera. L’ex sindaco Ricci (PDL), dopo aver affermato che "queste concessioni vanno rilasciate, io non l’ho fatto perché con il PUC in corso erano scattate le norme di salvaguardia" ha chiesto formalmente le dimissioni dell’Assessore all’Urbanistica. Ma, poi alla fine il PUC si è fermato e anche la sua amministrazione è stata fallimentare in quella gestione. Anche Pasquale Petrone (UDC) ha sottolineato le responsabilità dell’attuale amministrazione. Alla votazione finale delle delibere emendate (modificate), quasi tutta la minoranza e la lista civica Verso il futuro si sono astenuti. Hanno votato a favore il PD, il consigliere di minoranza De Simone. E il Borgomastro ha votato favorevolmente.

In conclusione della lunga e travagliata vicenda, partiranno a breve le procedure per il rilascio delle licenze per la costruzione di più di duecento appartamenti localizzati in diverse aree del nostro territorio. E il Piano Urbanistico Comunale arriverà, prima o poi. Purtroppo, arriverà poi. Ed arriverà monco della volumetria che questi interventi si mangeranno (Almeno così sembra, anche perché i tecnici non sono stati molto chiari sulla questione!). Così, a differenza dell’onda nazionale, che ha investito anche le associazioni dei costruttori, che non vuole più consumare ulteriore suolo italico, ma riqualificare e adeguare l’esistente, a Volla si va in contro tendenza. E, come diceva Celentano in una sua famosissima canzone "Questa è la storia … Là dove c’era l’erba ora c’è … una città … e quella casa in mezzo al verde ormai … dove sarà …".

Per dirla con le parole di un’altra famosissima canzone: "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù".

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