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Volla. Disagi ed insofferenze all’ufficio postale

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Locali inadeguati, operazioni lente o bloccate, mancanza di servizi igienici, nervi tesi tra utenti e dipendenti: il quadro dell’ufficio postale locale sito all’incrocio tra via Dante Alighieri e via Aldo Moro.

Gli stereotipi sul meridione che aveva Angela Finocchiaro nel film “Benvenuti al Sud”, erano esagerati, ma le difficoltà e i disagi negli uffici di Poste Italiane, soprattutto dalle nostre parti, non sono del tutto eresie.

Per gli abitanti di S. Maria di Castellabbate, dove era ambientato il film, recarsi nell’ufficio postale, diretto da Alberto Colombo (Claudio Bisio), era agevole e divertente. Invece, per tutti gli utenti di Volla la situazione è leggermente diversa. Qualunque sia l’operazione da fare, portarla al termine, è un’impresa eroica. L’ufficio postale locale si trova all’angolo tra Via Dante Alighieri e Via Aldo Moro in una specie di container di circa 100 metri quadrati, adattato, ristrutturato e bonificato da qualche anno. Si arriva all’interno del piazzale della struttura dove, se c’è posto, si può lasciare l’automobile. Un parcheggiatore, rigorosamente abusivo, la guarda e, se occorre, la sposta.

Qualche scalino disastrato, una specie di pensilina e ci si accorge che l’ingresso diretto agli uffici è impedito da una porta automatica chiusa, regolata dall’interno, secondo l’affluenza del pubblico. Indipendentemente dalla pioggia, vento, neve, freddo, caldo o afa, per i clienti dell’ufficio, c’è un primo sbarramento con attesa all’esterno del locale. Qui, secondo l’afflusso, si forma una lunga fila di persone in attesa che per fortuna riesce a mantenere l’ordine di arrivo, educatamente. Esiste una legge che regola la quantità di persone presenti all’interno della struttura: non più di trenta, per quella tipologia. A mano a mano che vengono serviti i clienti interni, la porta d’ingresso magicamente si apre e lascia che si compia il ricambio.

Si entra due alla volta. Qui, comincia la seconda attesa, quella ufficiale. Ci si può sedere e prendere il numero dedicato al servizio da eseguire. Ben presto, però, ci si accorge che si è entrati in una specie di prigione dalla quale non conviene uscire, se non si sono completate le operazioni. Se vi è l’esigenza di soddisfare dei bisogni fisiologici, meglio rinunciarvi, dal momento che all’interno della struttura non ci sono i servizi igienici ma non solo: pensare di uscire per poi rientrare significherebbe rifare la fila fuori, saltando il turno faticosamente conquistato. I cittadini si sono lamentati di questa disorganizzazione, sono rassegnati e consapevoli che sprecheranno in ufficio gran parte della giornata. Così, i “clienti” si organizzano la sera prima.

Scelgono con cura cosa mangiare. Evitano di bere, non si sa mai. C’è persino chi si è inventato un nuovo lavoro: “il pagatore di bollette”. Uno dei principali motivi del protrarsi l’attesa è l’insufficienza del servizio in rapporto alla popolazione di Volla. Considerando che negli ultimi anni c’è stato un moltiplicarsi di servizi che Poste Italiane ha messo a disposizione del consumatore (poste mobile, poste shop, poste pay, etc) avere solo cinque sportelli in tutta Volla è insufficiente.

Sul rovescio della medaglia, dall’altra parte, c’è il povero, ma fortunato, impiegato che soffre di altrettanti disagi: lamenta il sovraffollamento, l’eccessivo carico di lavoro, l’essere ritenuto responsabile delle condizioni disagiate, il dover affrontare clienti inferociti e problemi tecnici di connessione della rete Internet, che frequentemente rallentano o bloccano le operazioni. Questi ultimi sono dovuti alla mancata applicazione di sistemi moderni, complice l’amministrazione comunale. Il problema più serio, però, è quello della riduzione delle risorse umane. Sembra che per ogni dipendente con contratto full-time messo a riposo, sia stato inserito un nuovo impiegato con contratto part-time con una notevole perdita di ore lavoro.

Tirando le somme, a causa dei vari disagi elencati, non c’è poi tanto da meravigliarsi se nell’ufficio postale di Volla ci siano state varie risse, tra clienti e tra clienti e dipendenti. Forse ciò è anche colpa del processo di privatizzazione con razionalizzazione delle risorse che non è stato ancora bene assorbito dal cliente meridionale, il quale considera l’ufficio postale in modo diverso rispetto a un ufficio bancario, e non adotta lo stesso comportamento nei confronti dei due servizi e quindi dei rispettivi dipendenti.

Dulcis in fundo persiste l’aspra contesa tra la toponomastica del paese ed i postini. Da un alto c’è l’azienda che ha sopperito alla mancanza di personale con turni di lavoro pesanti e che ha utilizzato dipendenti a tempo determinato sia nello smistamento che nel recapito della posta. Ciò non consente a chi effettua fisicamente la consegna della posta di avere il tempo di conoscere la morfologia e la toponomastica del territorio. Dall’altro c’è la toponomastica che spesso è poco chiara o addirittura errata dove i nomi delle strade ed i numeri civici continuano a litigare tra di loro.

Risultato: le lettere non giungono a destinazione. E fino a quando si tratta di lettere d’amore, ci può anche stare, perché oggi queste viaggiano su altri binari comunicativi (Facebook, Whatsapp, Twitter, ecc). Ma, quando si tratta di bollette o di scadenze di pagamenti, allora il problema diventa serio. Lo spettro di Equitalia è dietro l’angolo ed è pronto a gettarsi in picchiata sulla preda e a divorarla. Poste Italiane, che fra poco di italiano avrà ben poco, sulla base della normativa vigente, non risponde dei danni causati dalla ritardata consegna della posta ordinaria, che non è attualmente tracciata e non consente all’utente di dimostrare il ritardo o addirittura la mancata consegna.

Sarebbe necessario sensibilizzare le istituzioni sollecitando un intervento normativo teso a tutelare i cittadini, ad esempio reintroducendo il timbro obbligatorio con data di consegna sulla posta ordinaria. Alberto Colombo (Claudio Bisio) si affezionò alla meravigliosa gente incontrata al sud, tanto che quando ebbe l’atteso trasferimento si dispiacque di dover andare via da Castellabbate, fino al punto da mettersi a piangere. Forse se fosse stato all’Ufficio Postale di Volla, sarebbe scappato a gambe levate e avrebbe pianto dalla gioia.

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