Settimane di convocazioni per i docenti delle graduatorie ad esaurimento di Napoli. Siamo andati a vedere:
È un girone infernale, una mala bolgia demoniaca. Oppure una mattanza di tonni in un afoso pomeriggio siciliano. Ti aspetti che dietro un pilastro vi sia sornione Camilleri che prenda appunti pronto a raccontare come i tonni schiumanti boccheggino tra ipossie e anossie cercando di schivare le randellate dei Rais mentre infingardi palaschermieri aspettano di ripulire la scena e rimontare il barcareccio.
La ventura vuole che io assista da delegato sindacale all’annuale messa in scena delle nomine annuali in uno stalag periferico dell’ufficio scolastico provinciale. Centinaia di colleghi, di buon ora, affollano gli spazi antistanti l’edificio scolastico. E’ un andirivieni di saluti di circostanza, di frasi comprate a poco prezzo su abbecedari in disuso, di abbracci dati e mancati, di inciuci in crocicchi nati per caso. Ma c’è anche tanta genuina simpatia nel vedere l’amico che avevi perso di vista alla scorsa convocazione e tanta genuina invidia nell’essere messo a conoscenza che quella che stava in graduatoria con te, forse dietro, forse avanti, è stata immessa in ruolo e ora ha lasciato la palude stigia e lentamente viaggia verso la valle dell’Eden.
All’interno, tutto sembra un film già visto. Come una vecchia pellicola di Truffaut o di qualche suo amico del cahiers du cinema. Un lento stillicidio di nomi si sussegue. Mentre il clangore delle proteste degli incaricandi prof si alza tumultuoso. Non si trovano elenchi, scompaiono disponibilità , ricompaiono le disponibilità portate da novelli Houdini, ci si ferma tra le grida e le voci si confondono rendendo la favella di Salvatore, adepto di Fra Dolcino da Novara, una dolce melodia. Il tutto senza la più pallida idea di nuove tecnologie. Si scrive a mano su fogli copiativi estratti da stampati ad aghi. E in quel fuoco avviluppante, riconosciuto dal cartellino identificativo, ti senti proporre le domande più astruse dai colleghi che si incavolano per una 104 poco chiara o per una scuola fantasma che invece era stata loro proposta.
Non sempre hai risposte. Troppo spesso la realtà dei fatti supera la tua preparazione o la loro astrusità è troppo fantastica per avere una risposta epistemologica. Nel mentre, funzionari dell’ufficio scolastico continuano ad essere replicanti alla Blade-Runner e troppo spesso non sanno, non vogliono, non possono dare risposte. La giornata interminabile finisce quando il sole, ormai stanco, decide di ritirarsi in disparte e di allungare a dismisura le ombre degli ultimi malcapitati prof verso un orizzonte lontano. Un paese civile e democratico è tale se ogni suo azione, soprattutto pubblica azione, è civile e democratica. Nessun altro professionista laureato si sottoporrebbe a giornate del genere che mortificano lo spirito per un incarico che spesso finisce il trenta giugno.
La nostra scuola, a tutti i livelli e sempre, ha bisogno di personale motivato e trattato degnamente. Invece, nel precariato si è allevato il fior fiore dell’intellighenzia attiva di questo paese. Decine e decine di cattedre in organico di diritto che potevano essere date al tempo indeterminato vengo elargite per supplenze annuali. Tutto questo anche in spregio al risparmio, visto che, come abbiamo già ribadito, assumere in ruolo anziché demandare sine die le assunzioni comporterebbe un risparmio per le casse dello stato. Permetterebbe, inoltre, di avere sin dal primo giorno i docenti dietro le cattedre senza dover attendere cicli storici per vederli varcare la soglia dell’aula.
Il ministro Carrozza ha parlato di nuove assunzioni, di scuola al passo con i tempi e rilancio definitivo dell’istruzione. Beh, ricominciamo dalle cose elementari. Ridiamo speranza e dignità alla scuola e la paese.
(Fonte foto: Rete Internet)

