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Un concorso di cardiologia che pare truccato: le dichiarazioni incredibili del primario

I concorsi truccati, il merito calpestato, la legge elettorale e i rimborsi ai partiti sono i cardini del sistema “feudale” che ci governa e che è forte con i poveri cristi e vigliacco con i potenti: perchè mira solo a perpetuarsi.

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (B.Pascal)

La signora Carrozza, che fa il ministro dell’istruzione, apre l’anno scolastico a Casal di Principe e si salva l’anima. Forse era meglio che andasse a dare un’occhiata in quelle università in cui i baroni distribuiscono cattedre, dottorati e “corsie“ a parenti, amiche, amici e autisti.

Ogni anno, di questi tempi, scoppia lo scandalo, i giornali fanno “ammuina“ per 48 ore, e poi si “passa appresso“: a dimostrazione del fatto che nell’età della comunicazione globale, totale e ininterrotta le notizie serie vengono sommerse dalle alluvioni quotidiane di “cazzate“: per la gioia dei furbi. A proposito: che fine hanno fatto i consiglieri regionali piemontesi, lombardi, campani che con i soldi nostri pagavano (pagano ancora?) la tassa sulla monnezza e le sedute dalla chiromante, senza darne conto? Nessuno ne parla più. Se ne sono dimenticati anche i magistrati? O tutto è stato già condonato e cancellato da qualche articolo nascosto in una leggina qualsiasi?

Gli scandali annuali dei concorsi universitari truccati sono una lagna noiosa. Questi baroni sono a tal punto sicuri dell’immunità e dell’impunità che non sentono il bisogno di cambiare, di tanto in tanto, copione e spartito. Se qualcuno chiedesse spiegazioni del fatto che certe cattedre e certi “reparti“ ospedalieri si tramandano di padre in figlio, lor signori darebbero la stessa risposta che diede qualche anno fa un cattedratico di Bari (o di Cagliari?): è naturale che mio figlio prenda il mio posto, perché ha respirato fin dal primo momento l’aria di casa mia, che è pregna di cultura. Nessuno può competere con lui. Mio figlio è cresciuto cattedratico.

I manipolatori dei concorsi pubblici irridono la dignità e il valore delle persone, “uccidono“ la fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, inquinano alle radici lo spirito civico: perché se vedo che nelle graduatorie i miei meriti sono scamazzati e umiliati a vantaggio del figlio, dell’amica e dell’autista del “barone“ o del politico, me la prendo con mio padre – ah, se fossi nato figlio di un camorrista -, e, al culmine della rabbia, oso pensare che se tornassero le Brigate Rosse….Che è un pensiero terribile, soprattutto ora che papa Francesco ha dichiarato che la violenza non serve a niente.

Lo scandalo di quest’anno scoppia a Roma. Una e-mail inviata al giornale “la Repubblica“ il 13 giugno rivela in anticipo i nomi dei sei ammessi al concorso di cardiologia presso l’università “La Sapienza“. Il primo agosto vengono pubblicati i risultati: l’autore dell’ e-mail ha fatto 6, non ha sbagliato un nome. Ma questo non prova che c’è stato imbroglio. Prova solo che l’autore dell’e-mail è uno straordinario indovino, o che ha una fortuna grossa quanto quella di chi fa 6 al superenalotto. Direbbero i giuristi: non c’è sinallagma, la previsione azzeccata da sola non basta a dare la certezza del trucco.

Non si può escludere che quei sei fossero notoriamente dei DeBakey in erba: e dunque era facile prevedere che sarebbero stati ammessi. Poi si viene a sapere che uno dei sei ha fatto per l’anni l’autista di Francesco Fedele, titolare della prima cattedra di cardiologia alla “Sapienza“ e “dominus del concorso“. Il quale dominus, intervistato da un giornalista di “la Repubblica“ (19/9), dichiara di avere avuto notizia dell’e-mail che anticipava i nomi degli ammessi: “Non so che dire…Credo di essere una persona abbastanza onesta.”. Abbastanza onesta: ha detto proprio così?

Il sullodato non esclude che gli studenti che hanno seguito la sua scuola abbiano, nel concorso, un vantaggio su chi viene da fuori a sostenere le prove: “E’ fisiologico, monto il cavallo che conosco di più.” Dall’automobile al cavallo: il sullodato ragiona per immagini motorie: e mi par giusto. E’ un cardiologo. E il moto fa bene al cuore. Mi pare naturale che il cattedratico veda il vincitore di un concorso di cardiologia come un cavallo e sé stesso come il cavaliere che lo monta. In questa associazione di immagini c’è tutto intero il disegno della nostra società: di là i baroni in sella, di qua i vassalli sellati. I meccanismi dei concorsi universitari si ispirano agli stessi criteri del “porcellum“: “entra“ nel sistema solo chi garantisce che ne accetta i principi e che non li modificherà mai.

E’ il giuramento di fedeltà su cui si reggono tutte le società feudali. La casta sceglie per cooptazione, e dei meriti personali e dei valori autentici della democrazia se ne strafotte. Con rispetto parlando. “Ma le prove non dovrebbero essere anonime?“ incalza il giornalista. Il sullodato cattedratico capisce di aver fatto autogol, e si scalda di brutto: “Io non sono un barone…io non conto un cazzo (sic)..Il mio maestro, lui sì che faceva il bello e il cattivo tempo, entrava solo chi decideva lui.”. A occhio e croce, mi pare una denuncia di reato. Se è un reato, in Italia, scegliere a proprio piacimento i vincitori dei concorsi. E il sullodato, allievo di tanto Maestro, come “è entrato“? Ma il sullodato non si ferma qui. “Andate a vedere le facoltà di Bari, Padova, Milano, gli altri ospedali romani, il Sant’ Andrea, Tor Vergata. Là sì che ci sono i baroni, non alla Sapienza.”.

Signora Carrozza, ha letto? Signor Letta, ha letto? Ma chi non è “entrato“ l’ha sentito… E infine il “colpo basso“ dello studente – autista “entrato“ tra i famosi sei. “Uno studente che mi accompagnava ai convegni, abitiamo vicino. Gli chiedevo un passaggio, ma nel periodo dell’esame ho preso le distanze. Ognuno con la sua auto… Quel ragazzo se l’è sudata, per due anni ha fallito la prova, poi ha frequentato, è cresciuto. Ha meritato tutto, mi creda.“. E nessuno si permette di dubitarne. Lo scarrozzare il cattedratico è come una prova di iniziazione: pazienza ci vuole, e umiltà estrema. Oggi scarrozzi me, perché domani tu possa pretendere che un tuo allievo scarrozzi te. L’ha detto una giovane dottoressa: “Lo studente autista è lo status symbol dell’accademico barone..” (la Repubblica, 20/9)

Dimenticavo. Il rettore della “Sapienza“ “sostiene ora che chiederà una relazione scritta e dettagliata a Francesco Fedele. Se uno studente farà un esposto – dice il rettore – io analizzerò e valuterò le eventuali conseguenze“. (la Repubblica, 20/9). Il rettore della “Sapienza“ si chiama Luigi Frati. Le graduatorie del concorso di cui si tratta vennero pubblicate il primo agosto nel Policlinico, “a fianco dell’auletta Valdoni, dove si allarga la stanza di Giacomo Frati (il figlio del rettore diventato ordinario di cardiochirurgia a 35 anni)“ (La Repubblica, 19/9).
Che penso? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
(Foto: George Grosz : Eclissi di sole, 1926)

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