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giovedì, Dicembre 2, 2021

Sos dai comuni vesuviani: Asse Mediano inagibile, hinterland tagliato in due

Collegamenti tra l’area orientale e il capoluogo ancora molto difficili dopo l’incidente sul raccordo della tangenziale, interrotto da più di un mese. Nel frattempo l’Anas non dà segni di vita mentre il comune di Napoli non batte i pugni.

Da quasi un mese e mezzo chi dall’area vesuviana vuole recarsi a Napoli attraverso l’asse mediano deve sopportare uno stress ai limiti del flagello. L’incidente che ha coinvolto un tir carico di gasolio il 13 giugno scorso ha probabilmente danneggiato in modo serio la sopraelevata, rimasta interrotta su via Argine, che unisce i paesi del Vesuviano interno e del Nolano al capoluogo. Ma lo spiacevole quanto drammatico episodio ha anche rallentato in modo insopportabile il nevralgico collegamento. Un esempio facile facile: chi, dopo aver imboccato lo svincolo di Pomigliano Centro dell’asse mediano, vuole raggiungere la tangenziale ( molti gli automobilisti che provengono da grossi comuni come Brusciano, San Giuseppe Vesuviano, Sant’Anastasia, Cercola, Ottaviano, Somma Vesuviana, ) a un certo punto deve scendere dalla sopraelevata ed entrare nella forca caudina di Ponticelli.

Qui però raggiungere la Tangenziale diventa cosa quasi impossibile perché l’unico svincolo successivo praticabile è quello che si trova all’altezza del lontanissimo corso Malta, a Napoli. Difficoltà enormi anche per chi vuole raggiungere il tribunale partenopeo o il centro direzionale, più vicini rispetto al corso Malta ma in ogni caso agguantabili soltanto passando per le strade ultracongestionate della periferia orientale del capoluogo. E i disagi risultano pesanti anche sul percorso di rientro. In questo caso gli automobilisti provenienti da Napoli e diretti nella provincia orientale devono uscire obbligatoriamente a Ponticelli, fare la gimkana tra una serie di viali a scorrimento veloce e quindi immettersi nella strozzatura del ponte di Caravita, a Cercola, cioè nel budello, spesso bloccato, che riporta le auto di nuovo sull’asse mediano. Non c’è che dire: roba da crisi di nervi . Nel frattempo sindaci, politici e pendolari della zona della zona tagliata in due protestano.

Mentre dall’altra parte, cioè dal criptico fronte Anas-Comune di Napoli-Regione Campania, fanno orecchie da mercante. Certo è che l’incidente dello scorso 13 giugno è stato proprio spaventoso. Basti pensare che una grossa autocisterna con rimorchio carica di gasolio si è ribaltata e poi ha preso fuoco nel bel mezzo della nota superstrada . L’incidente è avvenuto su via Argine, nel quartiere di Ponticelli, all’altezza del palazzetto dello sport. L’autista del tir, Giulio De Gaetano, 43 anni, padre di cinque figli, è morto carbonizzato. Sono stati momenti di grande paura, che hanno fatto temere il peggio.

Subito dopo il ribaltamento dell’automezzo parte del gasolio contenuto nella cisterna è finita in un’area che si trova sotto la sopraelevata. A quel punto il carburante ha preso fuoco alimentando un improvviso incendio dei cumuli di rifiuti ammassati proprio sulla base del viadotto, dove da anni cresce a dismisura, ovviamente nella più totale assenza di controlli, una colossale discarica abusiva. Per tutti questi motivi i soccorsi sono stati particolarmente complessi. I vigili del fuoco, la cui caserma fortunatamente è ubicata a poche centinaia di metri dal luogo della tragedia, sono accorsi sul posto con cinque squadre, mentre la polizia e i vigili urbani hanno provveduto a bloccare il passaggio delle auto a causa del liquido infiammabile presente sulla carreggiata a nella sottostante, frequentatissima, via Argine.

La polizia municipale, oltre che con la sezione infortunistica stradale, è intervenuta per chiudere l’accesso delle auto alla tangenziale e al centro direzionale. Per ore Napoli e il suo hinterland ubicato a est sono rimasti del tutto scollegati. I pompieri hanno dovuto lavorare per domare le fiamme che avvolgevano l’autocisterna mentre dalla discarica sottostante si alzavano lingue di fuoco altissime. Ma alla fine, dopo aver “sparato” per ore valanghe d’acqua, i pompieri hanno avuto la meglio sul grande rogo. Che però ha gravemente danneggiato la struttura, ancora oggi del tutto chiusa al traffico per centinaia di metri. Intanto le cause dell’incidente restano sconosciute. L’autista ha perso il controllo del mezzo per motivi da accertare. Evidenti segni di urti contro il guardrail, che partono da punti lontani dallo scoppio, lasciano pensare a un malore del conducente. Però c’è chi ha anche pensato al malfunzionamento strutturale del tir. Rimane comunque l’amaro in bocca di una giustizia lenta e di un comune di Napoli che non è riuscito a sbloccare questa situazione davvero imbarazzante sul delicato fronte della viabilità e dei collegamenti tra il capoluogo e l’area orientale della provincia.
(Fonte foto: Rete Internet) 

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