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Somma Vesuviana. Da Melania Rea un aiuto per le donne vittime di violenze

Sabato scorso, in ricordo della giovane mamma di Somma, si è tenuto un convegno sulla tutela delle donne vittime di violenza.

In ricordo di Melania Rea, un centro di ascolto per le donne che hanno subito violenza: è l’iniziativa della Onlus dedicata alla memoria di Melania,voluta dalla famiglia Rea. Da Michele, il fratello della giovane mamma trucidata due anni fa, dalla mamma Vittoria che sta accudendo la più preziosa eredità lasciata dalla vittima, sua figlia Vittoria, e dal papà Gennaro. Una famiglia unita, solida, che pur sotto i riflettori ha mostrato compostezza ed equilibrio, chiedendo solo giustizia, arrivata poi con la condanna di Salvatore Parolisi, il marito di Melania, il papà di Vittoria.

Dunque i familiari della Rea si spenderanno d’ora in poi, con molti altri volontari, affinché nessuna donna rimanga sola, inascoltata, che nessuna divenga vittima, come è accaduto a Melania nel fiore degli anni. Sabato scorso, in ricordo di Melania, si è tenuto a Somma Vesuviana, presso la sala convegni del relais «Rose Rosse», un convegno sulla tutela delle donne vittime di violenza. A moderare i lavori, con la presenza della famiglia di Melania, Valentina Botta, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Siano (Salerno). Molte le personalità intervenute, da Federica Sciarelli, giornalista e conduttrice di «Chi l’ha visto», a Federica Bruzzone, criminologa, psicologa forense e presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi.

Accanto a loro, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, l’avvocato Marco Capone e Monsignor Lucio Angelo Renna, Vescovo della diocesi di San Severo. Il sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca ha voluto, nel suo intervento, sottolineare la sobrietà con la quale i Rea si sono sempre comportati, anche nei momenti tragici, regalando poi ai presenti un ricordo personale di Michele Rea, già volontario della protezione civile a Somma Vesuviana. «Mi auguro solo che Melania abbia trovato pace – ha detto il sindaco – io posso da primo cittadino e a nome di tutta la comunità, ringraziare i Rea per l’immagine che hanno dato di Somma Vesuviana, in tutta Italia, pure in circostanze, per loro e per noi, tragiche».

La giornalista Federica Sciarelli ha posto l’accento sul ruolo della famiglia, ricordando quanto spesso si sottovaluti il contesto in cui i «femminicidi» maturano, mentre la criminologa Bruzzone ha invitato le donne a non arrendersi, a denunciare, a parlare giacché, dati alla mano, delle 127 donne uccise solo nel 2012, almeno il 75 per cento, aveva già segnalato abusi, stalking, maltrattamenti. «Questi dati non devono scoraggiare, non smettete di chiedere aiuto». Il messaggio è forte, chiaro: non sono le donne a doversi vergognare di maltrattamenti e violenze, ma i loro carnefici. Una giornata di commozione e di speranza per Somma Vesuviana. Commozione ricordando la tragica fine di Melania, speranza per le altre donne, anche grazie alla Onlus voluta dai Rea.

La sala che ha ospitato la convention era allestita in omaggio a tutte le donne vittime di violenza. Molte di loro hanno avuto giustizia, altre la attendono ancora: sagome bianche con un cuore sul quale era inciso il nome di ciascuna di esse, e una rosa rossa, pietosamente adagiata: Melania Rea, Yara Gambirasio, Sarah Scazzi, Elisa Claps, Simonetta Cesaroni, Chiara Poggi, Valentina Salomone, Emiliana Femiano…e tutte le altre. Tante, troppe. La storia di Melania Rea la conoscono tutti: del suo omicidio, il 18 aprile di due anni fa, nella pineta di Ripe di Civitella (Teramo), fu accusato suo marito, il caporalmaggiore dell’esercito Salvatore Parolisi, poi condannato all’ergastolo. La loro figlioletta, Vittoria, è stata affidata ai nonni materni dopo una battaglia legale con la famiglia Parolisi.

Poche settimane fa, il caso Rea è tornato alla ribalta perché dal conto in banca di Parolisi sparirono ben 126 mila euro dopo la sentenza di condanna e quei soldi erano parte della provvisionale di un milione di euro che l’uomo è stato condannato a versare in favore di sua figlia Vittoria.

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