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Mentre la gente si uccide, in parlamento si scherza votando Rocco Siffredi

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Dopo litigi tra partiti e dimissioni, Napolitano è nuovamente il nostro Presidente. E’ tempo di pensare a cose serie dopo che le votazioni sono state comiche per vari motivi. C’è davvero poco da ridere.

Dall’inizio di quest’anno, in pochi mesi, sono più di venticinque le persone che si sono uccise, e il numero aumenta vertiginosamente se si pensa agli ultimi tre anni. Tre anni di crisi e di incertezze politiche. Una lunga serie di eventi che hanno mostrato agli occhi del mondo intero, l’incapacità di avere in Italia un sistema governativo forte.

In verità, avviliti dal non riuscire a trovare una soluzione efficace, siamo diventati totalmente assuefatti da quell’incapacità di riconoscere l’entità della gravosa situazione. E’come se anche il governo non riuscisse ad ammettere la gravità della situazione. Il governo è chissà dove, lontano dalla democrazia, è li che non pensa alla crisi, quasi allontana la questione, ne rimanda la soluzione, la esorcizza con “inciuci” politici. Immaginate quanto questa crisi economica può aver fatto soffrire le persone che hanno deciso di uccidersi. La fame, la vergogna di sentirsi falliti, l’incapacità di riuscire a pagare i debiti, non riuscire a guardare negli occhi i propri figli perché è impossibile soddisfare le loro necessità.

Questi non sono film, questi fatti non stanno accadendo nel terzo mondo, questi fatti stanno accadendo a noi, intorno a noi, nella nostra regione, nella nostra nazione. Alla gente viene tolto l’entusiasmo, l’autonomia, e quindi quella capacità di gestire la vita della propria famiglia. Chi si ammazza raggiunge dei livelli d’intolleranza inimmaginabili, livelli in cui si arriva distrutti da uno stato depressivo lancinante, che soffoca alla gola, che toglie il respiro, che non fa più piangere, che fa immaginare la pace solo dopo essersi impiccati. Ora è stato rieletto Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica Italiana, un Presidente che non voleva essere rieletto ma che alla fine ha dovuto cedere alle pressioni dei partiti, che hanno implorato aiuto a Napolitano, poiché incapaci di trovare una soluzione da soli.

Prima che Giorgio Napolitano fosse rieletto, nei precedenti scrutini, quando s’immaginava che la patata bollente dell’Italia in crisi passasse a Marini, ci sono stati votanti che hanno scritto sulle schede nomi come Valeria Marini, Giovanni Trapattoni, Michele Cucuzza, Sophia Loren, Conte Mascetti del film “Amici miei”, Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi, fino ad arrivare al noto attore di film pornografici Rocco Siffredi. Premettendo che, con molta probabilità, Siffredi sarebbe più capace di fare politica di molti onorevoli presenti a quelle votazioni, vanno specificate due cose. La prima è che a ognuno di noi hanno fatto sorridere quei voti. Li abbiamo trovati simpatici e divertenti, magari avranno fatto scappare un sorriso alla Boldrini.

La seconda è che quasi un milione di famiglie in Italia vive senza redditi da lavoro, la seconda è che si stanno quotidianamente suicidando ragazzi perché non riescono ad essere indipendenti, e trovano nella morte l’unica vera forma di libertà. La seconda cosa da dire e da gridare, è che usare l’ironia è una cosa importantissima ma in questo caso, non c’è davvero niente da ridere. Niente. In quel Parlamento si votava il Presidente della Repubblica che dovrebbe, ipoteticamente, dare una mano a far rialzare da terra questa nazione. In questo momento di caos e di vere e proprie guerre politiche, dovrebbe essere preservata almeno la dignità e il buon senso nel non sdrammatizzare qualcosa di così grave come una crisi nazionale che induce i cittadini al suicidio.

Facciamo ironia su tutto, ma almeno in parlamento dovremmo pretendere che ci sia il rigore della serietà. Dovremmo aspettarci che sia svolto un mea culpa per quei suicidi, piuttosto che sentire risatine di onorevoli mentre scrivono sulle schede nomi di personaggi famosi. Questa critica, non nasce da un mancato senso dell’umorismo, questa è necessità di non abbassare la guardia, di non voler alimentare un tipico atteggiamento italiano, cioè sdrammatizzare questioni serie e delicate con qualche battuta di troppo. Quel voto espresso nell’Aula di Montecitorio dovrebbe essere sacro, quelle morti di stato dovrebbero meritare rispetto, dovrebbero spronare la politica a chiedere perdono e a rifare l’Italia e non a scherzare scrivendo sulle schede Veronica Lario o Rocco Siffredi.
(Fonte foto: Rete Internet)

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