La mappa non viene aggiornata da tempo e i cittadini impegnati nella lotta all’inquinamento e alle discariche chiede che vengano censiti alcuni luoghi del Vesuviano per ora ritenuti solo “potenzialmente inquinati”.
Nella domanda presentata in Regione non c’è solo la famigerata Cava Ranieri insieme con le diverse discariche di località Pozzelle a Terzigno, ma anche la Cava Ammendola-Formisano di Torre del Greco, la Fungaia del Monte Somma e due siti nel territorio di Boscotrecase: il sito Facchi-Borrelli e la Cava Cerardelle.
Il termine per fare delle osservazioni al Piano di Bonifica dei siti inquinati della Campania scadeva oggi, 5 ottobre, e la Rete dei Comitati Vesuviani-Zero Waste Italy, insieme con Legambiente, ha voluto contribuire alla revisione della mappa dei siti. E’ stata un’azione che hanno compiuto i cittadini riuniti nelle associazioni attive per la difesa dell’ambiente, da soli, e senza l’aiuto delle istituzioni locali. A sottolinearlo è Franco Matrone, portavoce della Rete dei Comitati Vesuviani-Zero Waste Italy: “Tutti avrebbero potuto collaborare alla realizzazione di una mappa aggiornata dei luoghi avvelenati, eppure nessun Comune della cinta vesuviana ha ritenuto di dover apportare osservazione al piano regionale”.
La partecipazione della popolazione a tematiche simili è sancita dalla Convenzione di Aarhus, sin dal 2001, e si basa su tre pilasti fondamentali: il diritto all’accesso alle informazioni, il diritto alla giustizia e, appunto, il diritto a partecipare alle decisioni che hanno effetti su ambiente e salute. Sono i Vas, promossi in questo caso dalla Regione (Valutazioni ambientale strategica), a rendere effettiva la collaborazione della popolazione, ai quali, però, “hanno partecipato sempre e solo la Rete, i cittadini, le associazioni (Wwf, Legambiente), Confindustria e la Provincia” dice Matrone. Intanto, resta da sciogliere il nodo sugli investimenti che per ora ammontano a poco meno di 300 milioni di euro, fondi Fas, stanziati ormai nel 2009.
La Rete dei Comitati Vesuviani-Zero Waste Italy, però, prosegue la sua battaglia per il territorio anche sul fronte del registro dei tumori: appellandosi alla stessa Convenzione di Aarhus sta interessando della questione le istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “dobbiamo rendere finalmente evidente il disastro ambientale a cui sono costretti, inficia il principio di precauzione per la salvaguardia della salute ed elude la possibilità di dimostrare il necessario nesso di causalità tra l’enorme incidenza di patologie, anche tumorali, e lo stato d’inquinamento delle matrici aria, acqua e terreno che in Campania ha raggiunto livelli catastrofici” conclude Matrone.

