Gridare al cielo l’esasperazione per un lavoro che non c’è più. I lavoratori dell’indotto Ansaldo lo hanno fatto dal tetto della loro fabbrica.
La rabbia dei cassintegrati Simmi non si ferma. Ieri alcuni lavoratori sono saliti sul tetto della fabbrica. Lo stabilimento dell’indotto Ansaldo venerdì è stato occupato dagli operai, tutti in cassa integrazione da mesi. La settimana prossima il tribunale dovrà decidere sul fallimento dell’azienda. I 230 operai della fabbrica , in cassa a zero ore da novembre, hanno occupato lo stabilimento, ubicato nella zona industriale, ma inattivo da tempo. Alcuni di loro sono saliti sul tetto della fabbrica. Gli operai stanno occupando l’impianto da due giorni. Particolarmente drammatica la scena che ha dato il via all’assalto delle fabbrica, l’altro pomeriggio, Alle cinque gli operai hanno bloccato l’arteria di collegamento dello stabilimento bruciando due cataste di copertoni, che sono state piazzate su entrambi i sensi di marcia, da un lato e dall’altro.
A un certo punto le colonne di fumo sprigionate dal doppio incendio di pneumatici si potevano osservare da grande distanza. Contemporaneamente un altro gruppo di cassintegrati è riuscito ad aprire la porta principale e a penetrare all’interno dello stabilimento, in cui fino a un anno e mezzo fa si producevano componenti elettrici e di carrozzeria destinati ai treni prodotti da AnsaldoBreda. Poco dopo sono sopraggiunti i vigili dei fuoco che hanno spento i roghi. “Abbiamo saputo – raccontano gli occupanti – che l’azienda sta trattando con Ansaldo una transazione da 5 milioni di euro e che per noi lavoratori, rimasti senza soldi e senza posto, non è previsto nulla. Non ce ne andremo da cui fino quando non avremo chiarimenti”.
La Simmi un mese fa ha fatto causa ad Ansaldo perché il colosso metalmeccanico ha trasferito al nord le commesse, fino al 2011 destinate all’impresa acerrana. La richiesta di risarcimento è di 51 milioni di euro. Resta però il problema di fondo: l’occupazione e le produzioni. Non c’è nessun segnale positivo che vada in questa direzione. Il prossimo 18 aprile il Tribunale di Nola deciderà sul fallimento dell’azienda. Intanto l’occupazione dello stabilimento è controllata dagli agenti del commissariato di Acerra. C’è anche il problema che i pagamenti della cassa integrazione straordinaria sono a singhiozzo. “Per molti mesi non ci hanno erogato i salari della cig – lamentano gli operai – ora soltanto ci stanno pagando i salari relativi ai mesi di novembre e dicembre”.

