Situazione kafkiana nella città delle fabbriche: il sindaco e gli operatori ecologici non si parlano. Nel frattempo prosegue lo sciopero bianco delle raccolta.
La pioggia tropicale di ieri non ha fatto altro che aggravare l’emergenza rifiuti in cui Pomigliano sta agonizzando. L’acqua caduta a vagonate ha spappolato l’immondizia che si è accumulata sulle strade e sui marciapiedi a causa dello sciopero bianco messo in atto da nove giorni di fila dai circa novanta operatori ecologici della Enam, la società di nettezza urbana controllata dal comune.
La situazione nella città delle fabbrica intanto è di quelle kafkiane. Il sindaco e la sua giunta non si fanno sentire, non danno segnali di dialogo. Stessa cosa dall’altra parte, dalla parte dei sindacati e degli operatori ecologici, fermi sulla rivendicazione di ottenere tutte le spettanze detratte dai salari e non coperte dalla Enam: ratei con le finanziare per i beni di consumo, versamenti alla previdenza complementare e alle quote destinate ai sindacati. Soldi che mancano nelle buste paga e che i netturbini ora rivendicano in maniera inflessibile.
Così come inflessibile appare il comportamento della Enam e dell’esecutivo retto dal sindaco Raffaele Russo, non intenzionato a scendere a patti con le maestranze ribelli. Gli unici tre momenti di confronto, come definirlo, “a distanza”, si sono avuti quando il sindaco Raffaele Russo ha fatto affiggere un manifesto con cui ha accusato gli operatori ecologici di essere degli “irresponsabili”, quando i netturbini a loro volta hanno appeso ai muri un “contromanifesto” di denuncia dei comportamenti del comune e dell’Enam e quando il presidente della società partecipata, Nicola Di Raffaele, ha sporto denuncia contro le maestranze che protestano spedendo un esposto alla procura della Repubblica di Nola.





