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Ritornare a Terzigno

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Sembra che i problemi del Parco Nazionale del Vesuvio non vogliano essere mai affrontati. Basta il Masaniello di turno o qualche ottimistica manifestazione ambientalista per illudere chi giace nel torpore più assoluto. Fotogallery

Ormai incominciamo a diventare antipatici e magari anche ripetitivi, ma tanto, le buone notizie, quelle belle che piacciono a tutti, le lasciamo agli addetti stampa e quelli che amano ricamare merletti.

Poco più di una settimana fa c’è stata la lodevole manifestazione di Legambiente, Puliamo il Mondo 2012, orfana di una mai nata collaborazione con la gemella diversa CleaNap-Let’s do it, che si proponeva l’ambizioso intento della completa pulizia del Vesuvio. Anche il martoriato Vulcano è stato dunque fonte d’interesse per chi volontariamente s’è impegnato a ripulirne il pattume ormai naturale che lo ricopre. Siamo tornati, dopo la scorsa estate, nella pineta di Terzigno, sperando di trovare, per lo meno una situazione più tollerabile di come l’avevamo lasciata, anche in virtù di suddetta manifestazione che per quel luogo ha avuto una notevole eco mediatica, ma come al solito ci siamo illusi.

Piana Tonda, nei pressi del disastrato sentiero n°11 dell’Ente Parco, l’abbiamo trovata sotto forma di discarica, centinaia di sacconi pieni di indifferenziata, vetro, stoffa e chi più ne ha più ne metta, tutti, nel loro candore, messi in fila lungo l’accesso alla pineta, mentre, poco lontano, i bambini giocavano festanti per l’imminente fine settimana, mentre cavallerizzi e podisti correvano indifferenti, o quasi, tra lo sfacelo del nostro territorio, e mentre le prime coppiette arrivavano col sopraggiungere del tramonto, per trovare un po’ d’intimità tra un sacchetto e l’altro di monnezza.

Ciò che abbiamo trovato è il risultato della raccolta differenziata della società a partecipazione regionale ASTIR, alla quale non spetta, come sembra, lo smaltimento di quei sacconi di Piana Tonda frutto della loro raccolta nel Parco. Dovrebbe infatti esistere un’altra ditta incaricata di prelevarli e smaltirli. C’è però da chiedersi, con quale ironia, si è deposto in quel luogo quei rifiuti, in pieno Parco Nazionale e all’imboccatura di un sentiero ufficiale o almeno quel che ne resta. Un’interessante domanda da fare anche ai riccamente retribuiti “comandati” della ASTIR, quelli che percepiscono lauti salari, da capogiro per questi tempi di crisi, e che hanno fatto il salto di qualità presso il consiglio regionale della Campania, mentre molti dei loro colleghi scendono in piazza per la garanzia di uno stipendio base da portare a casa.

Un’altra discarica nel Parco, più grande e più diffusa, la troviamo seguendo la Campitelli Vecchia, ci siamo infatti addentrati nuovamente nella pineta, là dove lo scorso mese di luglio trovammo ogni tipo di rifiuto, la prevalenza di carcasse di frigoriferi ci parve alquanto sospetta e indicativa dei rei; ora invece, tra i maturi pampini e i verdeggianti pini, oltre ai freezer, ritroviamo ogni altro tipo di scarto ma in maggiore ed eterogenea abbondanza; anche le buste della differenziata ci accolgono, piene di plastica da riciclare, piatti di plastica, residui di una festa in pizzeria, i barattoli di pomodoro per la salsa del pizzaiolo, centinaia di contenitori di polistirolo e di copertoni; in buona parte rifiuti che vanno in discarica od obbligati a seguire una lunga filiera e che invece, gli esercenti preferiscono disfarsene nella maniera più pratica ed economica possibile, ovvero in pineta.

Rispetto a tre mesi fa la spazzatura c’è sembrata aumentata, e questo a prescindere dalle manifestazioni simboliche che vanno bene per sensibilizzare chi già è incline all’ambientalismo, ma purtroppo non risolvono quasi nulla nell’atto pratico, soprattutto quando a mancare è il fondamentale apporto delle amministrazioni locali, complici più che mai di una situazione conosciuta e reiterata nel tempo. La cosa che più ci ha colpito però è stata quella che il poco distante eternit, in località Lavarella, segnalato al corpo forestale dello Stato, lo scorso 7 luglio, con tanto di coordinate GPS e fax di ricevuta, era ancora là, nessuno s’era degnato neanche di metterlo in sicurezza.

Eppure, in quei primi giorni di luglio il demotivante scaricabarile di competenze telefonico che ci rimandava da Ottaviano a Boscoreale, non c’aveva fatto desistere dal segnalare la presenza del pericoloso materiale. Tutto ciò ormai non ci meraviglia più, però ci offende e anche tanto!

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