Malgrado gli innumerevoli sforzi umani ed economici per favorire una cultura inclusiva, continuano, all’interno delle aule scolastiche, le differenze tra alunni normodotati e disabili.
È una realtà, ormai da anni, il ruolo italiano all’interno delle politiche scolastiche internazionali sull’integrazione degli allievi con disabilità.
Evidenziate le criticità ed affinati gli obiettivi, adesso si discute con grande interesse sul concetto di paradigma inclusivo, ovvero come spostare l’asse dell’accoglienza sugli interventi atti a consentire la partecipazione allo studio e alle attività propedeutiche dei diversamente abili. Tutto questo, quindi, in una continua ricerca, da parte della scuola italiana, di rinnovare la propria struttura in modo tale da poter includere tutti.
Ovviamente i limiti sono tanti: strutturali, sistemici, culturali. Perdurano nelle scuole, ad esempio, le barriere architettoniche, una burocrazia asfissiante ed ottusa insieme alle difficoltà educative che continuano ad aumentare.
Facendo riferimento a casi attuali per ricordare la drammaticità di alcune realtà scolastiche italiane, basta riportare alla memoria la vicenda di Mugnano, un Comune in provincia di Napoli, dove alcuni genitori di alunni cosiddetti "normodotati" avrebbero richiesto il cambio classe dei propri figli per la presenza in aula di un allievo affetto da una forma di autismo.
E spostandoci più su dello stivale, precisamente nel vicentino, la cronaca, attraverso le immagini di un video a dir poco agghiacciante, ci testimonia di un’insegnante di sostegno e di una sua assistente che usano violenza fisica e verbale nei confronti di un ragazzo disabile completamente inerme.
In conclusione, così come in apertura di articolo, dove si è sottolineato lo sforzo dell’istituzione scolastica nel colmare il gap che vede ancora esclusi troppi alunni con problemi di disabilità, non ci resta che sperare in un notevole miglioramento della situazione, in quanto, ancora oggi, risultiamo non degni di una nazione che si proclama civile e solidale.
(Fonte foto: Rete Internet)
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