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Ottaviano, luglio del ’43, piovono bombe: ma la Madonna del Carmine “esce”

Mentre si susseguono le devastanti incursioni degli aerei inglesi, un parroco e una comunità decidono che la Madonna “uscirà”: e sarà un “segno”: Ottaviano non vuole morire.

Qualche settimana fa, il giorno di San Giovanni, mi fu concesso l’onore di parlare, nella Chiesa consacrata al Battista, della storia del quartiere che dalla Chiesa prende il nome. Parlai di don Pietro Capolongo, che per 40 anni fu parroco della Chiesa di San Giovanni e della Chiesa di San Lorenzo, e svolse un ruolo importante nelle vicende della nostra città, nel segno di un carattere forte e di una franchezza anche aspra, ma sempre costruttiva.

Il diario che Capolongo scrisse, in un quadernetto dalla copertina nera, sui mesi terribili del ’43, da luglio a dicembre, lo pubblicai per intero una decina di anni fa. Quando in chiesa ricordai i fatti più significativi raccontati dal parroco, i meno giovani, che di quei fatti erano stati testimoni diretti o indiretti, ascoltarono con l’attenzione e con la partecipazione emotiva di chi crede ancora, e fermamente, in certi valori. Capolongo descrive, nei particolari, anche i più scomodi, la nera disperazione di quei mesi terribili. Ai fornai che vendono il pane di contrabbando a 36 lire al Kg. egli dice: “Anime senza Dio, aspettatevi una giusta vendetta di Dio e degli uomini”.

Verso sera – racconta il 13 settembre – mi ha fatto impressione una donna incinta con due piccoli figli che dal mattino li aveva nutriti di uva. Non trovando pane, comprò i lupini per mettere qualcosa in bocca alle sue creature.”. Il 18 agosto il parroco aveva celebrato le esequie di un “filiano“, e non era riuscito a frenare la commozione: “… il defunto ha tre figli alle armi, uno prigioniero, il secondo in Africa, il terzo in Grecia. La moglie morì di colpo, quando le campane annunziarono l’entrata in guerra dell’Italia.“. Tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre manca l’acqua: “..brucio per la sete… quella poca acqua della piscina melmosa e verminosa serve per cucinare e lavarsi. Mentre scrivo ho una sete ardente (berrei di un sorso un litro d’acqua ). Signore Iddio, accogli anche questa sofferenza in sconto dei nostri peccati.“

Il 16 settembre “gli inglesi mitragliano automezzi tedeschi lungo la strada. Bombe e mitragliamento a S. Leonardo. Verso mezzanotte bombe e mitragliamento a San Giuseppe. Tutti prendono la via della montagna e della campagna…., anche i miei familiari si sono allontanati. Sono rimasto solo: non lascerò la parrocchia e la casa…Sono le 17.30, sono solo e mi fa compagnia il sagrestano. Stando seduto nel cortile vedo aerei che fanno la picchiata dal Vesuvio verso Ottaviano. Faccio il breve spazio che mi separa dalla scalinata per ripararmi e sento un forte mitragliamento seguito dalla caduta delle bombe. I vetri delle finestre si infrangono, è un momento solo, conservo una calma relativa e supponendo che vi siano dei feriti prendo l’Olio Santo per uscire. Vengo assalito da un gruppo di parrocchiani che mi trascinano via portandomi in montagna in contrada Scavolella e dove in una grotticella ho passato la notte con altre trenta persone.“.

Dieci sono le vittime delle bombe. La gente si nutre di peperoni, ma “un litro d’olio costa al contrabbando lire 180“ e il parroco va a Brusciano, da “persone amiche“, per procurare ai parrocchiani patate e granoturco: ci va su un asinello: sei ore per andare e tornare. Alla fine di settembre annota: “si rubano i ceri dagli altari e sono stato costretto a levare, dopo la messa, le due candele del sacrificio e chiuderle a chiave.”. Nemmeno nel libro più importante che sia stato scritto sulla tragedia di Napoli in quei mesi terribili, “ Polvere di piselli “ di Paolo De Marco, c’è un’immagine così drammatica e definitiva dell’umiliazione che il fascismo ha inflitto agli Italiani costringendoli a rubare i ceri degli altari.

La Madonna del Carmine non può non “uscire“. Il 16 luglio, giorno consacrato alla Madonna, Pietro Capolongo scrive nel suo diario: “Festa del Carmine. Levata alle 4,45, pratiche di pietà, meditazione ed alle 5,45 al Carmine già in confessionale. Ho confessato ininterrottamente fino alle 9, 15. Alle 9,30 ho celebrato la Santa Messa, ho assistito in parte alla messa cantata e mi sono ritirato perché esaurito. Nel pomeriggio alle 18.00 ho fatto la preparazione ai primo- comunicandi. Li ho confessati tutti per la prima volta. ..Alle 23.15 c’è stata una incursione che ha superato tutte le precedenti. Abbiamo sentito la morte sorvolare le nostre teste. Alle 0.15 è tornata una relativa calma e sono andato a letto. Alle 2.00 mi sono alzato per un altro allarme e sono ritornato a letto alle 3.00.”.

La “festa esterna” è rinviata alla domenica, 18 luglio. Quel giorno don Pietro è lacerato dall’incertezza. “Nel pomeriggio sono stato in grande ansia se fare o no la processione della Madonna del Carmine. Alcuni mi invitavano a farla, altri mi sconsigliavano per paura di incursioni. Alle 18.30 salii al Carmine. Un gruppo di devoti insistettero per avere la processione, aspettata da tutto il popolo.“. Non farla era un segnale terribile: la Madonna del Carmine era sempre “ uscita “, anche sotto una pioggia di cenere e di lapilli. Pietro Capolongo si affidò “alla protezione della Madonna e alle 19.30 la processione si mise in moto”: partì dal Carmine, percorse via San Giovanni, via Rosario, piazza Municipio, via Mercato e tornò al Carmine attraverso San Lorenzo e San Giovanni. “Nessun incidente. Deo gratias et Mariae.”.

Di questa coraggiosa decisione ho già parlato in un altro articolo: ma raccontata tra le vicende di quei giorni di morte, di fame e di paura, essa risulta ancora più significativa. L’11 luglio 2009 la statua della Madonna è stata incoronata dal Card. Angelo Comastri: da quel giorno la SS. Vergine del Carmelo è, anche ufficialmente, Madre, Regina, e con San Michele, Patrona della nostra città. Mi permetto di ricordare che da sempre la processione della Madonna del Carmine è processione penitenziale e popolare.
(Foto: Ottaviano- edicola votiva della Madonna del Carmine)

LA STORIA MAGRA

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