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Operaio morto nella Fiat, l’autopsia: nessun malore prima dell’incidente

Ieri i funerali dell’operaio Vincenzo Esposito Mocerino. Nella chiesa di san Vito, a Marigliano, suo paese d’origine. Il vescovo di Nola ha mandato un messaggio.

Ieri pomeriggio nella chiesa di San Vito a Marigliano la bara è stata portata dai suoi colleghi della ditta di pulizie della Fiat di Pomigliano, dove giovedì mattina Vincenzo Esposito Mocerino, 62 anni e soltanto 2 alla pensione, ha trovato la morte cadendo in un vasca, nel reparto verniciatura. Al funerale si sono recati vestendo una maglietta verde i colleghi di Vincenzo, la stessa maglietta aziendale che il lavoratore portava nel giorno dell’ennesima morte bianca in chiave italica.

Una tragedia consumata nella fabbrica che ha appena ricevuto la Gold Medal Award del professor Hajime Yamashina, guru nipponico della fabbrica efficiente e di qualità. Una medaglia d’oro che tra i suoi punti d’onore e vanto ha proprio quello della sicurezza. Evidentemente però qualcosa dev’essere scricchiolato nel gioiello targato Marchionne, non foss’altro che per il fatto che lì c’è scappato il morto. Eppure Vincenzo sembra più solo che mai, anche dopo aver esalato l’ultimo respiro sul fondo di una vasca in disuso, dove una volta si sgrassavano le scocche delle vetture. Ieri infatti non c’era nessuno di quelli che contano ai funerali dell’operaio. Non c’erano né dirigenti d’azienda né segretari del sindacato.

Il vescovo di Nola, che due settimane fa era stato pesantemente attaccato dalla Fiat per la sua vicinanza ai cassintegrati di Pomigliano, ha inviato un messaggio che ha fatto leggere a don Gennaro Russo, il sacerdote che ha tenuto messa. “Desidero esservi vicino – scrive Monsignor Depalma – condividere il vostro dolore e ricordare alle figlie di Vincenzo che il loro papà lascia una testimonianza che va raccolta e trasferita: l’importanza del lavoro, la serietà nell’affrontare la vita con coraggio e responsabilità”. Non è stata una tragedia causata da un malore. In base ai risultati dell’autopsia, effettuata ieri mattina nella sala mortuaria del secondo policlinico, Vincenzo non si è affatto sentito male prima di cadere nella vasca della morte.

Dunque, quando l’operaio della ditta di pulizie De Vizia si trovava nell’area dismessa in cui è precipitato le sue condizioni fisiche erano quelle tipiche di un sessantaduenne in grado di svolgere le normali mansioni. Dalla perizia medico – legale, arrivano particolari da brivido: secondo quanto evidenziato dall’autopsia Vincenzo prima di morire, ormai riverso sul fondo di una vasca di cataforesi della Fiat, con un profonda ferita al braccio, ha tentato invano di chiedere aiuto usando il suo cellulare. Forse in quella zona della fabbrica non c’era campo. Certo è che l’operaio è morto dissanguato per la ferita riportata al braccio, dopo una lunga agonia. Un’emorragia a un braccio causata da un profondo taglio che ha reciso un’arteria.

L’operaio, dopo aver attraversato una porta a pressione nell’area “bondair”, ha mosso alcuni passi in una parte semibuia, su un ponticello formato da una serie di grate. A un certo punto però nel camminamento mancava una grata per cui è venuto improvvisamente meno il punto d’appoggio e quindi il lavoratore è precipitato nella vasca sottostante, profonda circa cinque metri. Durante la caduta la parte interna di un braccio di Esposito Mocerino ha urtato violentemente contro una staffa che spunta dalla parete della vasca, staffa sulla quale è posta una lamiera che ha reciso un’arteria del povero operaio. Quindi Vincenzo, una volta raggiunto il fondo della vasca, era ancora vivo. Nessuno però ha potuto soccorrerlo in tempo. Al momento della caduta la zona in cui è precipitato l’operaio era deserta, da tempo interdetta e in disuso.

Non si sa perché l’addetto alle pulizie si trovasse proprio in quel punto vietato all’accesso. Secondo alcune testimonianze l’area interdetta pare che fosse utilizzata come ripostiglio degli attrezzi, essendo il deposito ufficiale delle attrezzature di pulizia piuttosto distante da quella zona della fabbrica.

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