sabato, Aprile 18, 2026
23.7 C
Napoli

Chinatown

Roman Polanski ridefinisce le regole del noir in uno dei grandi classici della storia del cinema.

Il noir ha gestualità e storie ricorrenti. Nato negli Stati Uniti negli anni Quaranta, ed affermatosi nello stesso periodo anche in Inghilterra, il genere che faceva impazzire i francesi (da qui l’etichetta) prese il via da un numero ristretto di capolavori che dettarono tempi e regole ai quali tutti i film successivi si ispirarono.

Il grande sonno (1946) o Le catene della colpa (1947) in America, Il terzo uomo (1949) o Brighton Rock (1947) sull’altra sponda dell’oceano, sono tra i più famosi e riusciti. Altri se ne potrebbero citare e molti ancora seguirono i modelli nel corso degli anni Cinquanta, in una ripetizione spesso anonima che portò prima ad un’inflazione del genere sul mercato e poi alla sua morte. Non a caso, se sono molti i titoli riconducibili al noir, risultano invece pochissimi i registi il cui nome è rimasto nella storia. Atmosfere, trama e personaggi offrivano una cornice codificata. L’ambiente era un aspetto fondamentale, che esaltava l’importanza della fotografia. I chiaroscuri e i giochi di luce, con i corpi e i luoghi “tagliati” dall’ombra e le prospettive distorte – eredità diretta dell’espressionismo tedesco – dipingevano atmosfere angoscianti, giocando con la paranoia e l’immancabile doppiezza dei protagonisti.

Al centro della storia, si trovavano due figure emblematiche: un uomo (detective, poliziotto, faccendiere) costretto ad indagare su episodi poco chiari, spesso coinvolto nei fatti dall’arrivo di una donna fragile e nevrotica, la cui debolezza finiva inevitabilmente per nascondere altro. La tensione sessuale tra le due figure sfociava in un rapporto speculare: l’uomo, all’apparenza rude e menefreghista, era spesso vittima del suo idealismo e dei sentimenti verso una figura femminile al contrario ambigua e pericolosa. Il noir finiva così non solo per essere un genere ma anche “di genere”; le tante immagini di donne fragili e bugiarde, che si abbandonavano ad uomini loschi ma generosi, stregandoli per poi trascinarli nel pericolo, erano un inno al potere femminile legato alla seduzione e al sesso, con un sottotesto maschilista neanche troppo nascosto.

La vera grandezza del noir rimane la possibilità di essere letto a più livelli. Dietro la storia appassionante ed emotivamente potente, si nascondeva una visione pessimista e fatalista dell’agire umano. La corruzione e l’inganno si annidavano dietro ogni azione, con un’umanità variegata e appartenente a diverse classi sociali accomunata dall’egoismo e dal dominio degli interessi personali. Strade malfamate, periferie urbane, motel, club equivoci replicavano nelle ambientazioni la corruzione morale. La stanca ripetizione dei modelli farà entrare il genere in crisi già dalla fine degli anni Cinquanta. Nei decenni successivi molte opere – difficilmente definibili come noir tout court – si ispireranno ai grandi film degli anni Quaranta.

Tra queste, una delle più famose e meglio riuscite è Chinatown di Polanski del 1974. Candidato a 11 oscar, questo film rimane – con Rosemary’s baby (1968) – il principale successo del regista d’origini polacche sul mercato americano. La storia segue un canovaccio classico. L’investigatore privato ed ex poliziotto Gittes (Jack Nicholson) viene ingaggiato per indagare su una presunta relazione extraconiugale di un ingegnere di Los Angeles. La morte dell’uomo darà il via ad una complessa indagine durante la quale Gittes, accompagnato dalla moglie dell’ingegnere (Faye Dunaway), dovrà fronteggiare i risvolti politici e privati nascosti dietro quella che sembrava una semplice “scappatella”.

Polanski pesca in abbondanza tra i clichè del genere. Fatta eccezione per l’investigatore Gittes, tutti i personaggi portano con sé una buona dose di disonestà. L’intera vicenda, partita come questione d’amore, coinvolge da subito il mondo della politica e degli affari – terreno ideale per esaltare potere e corruzione – per poi tornare, sul finale, ad una dimensione più intima dove gli uomini continuano ad essere rappresentati come esseri meschini e bugiardi. L’attrazione tra Jack Nicholson e Faye Dunaway si snoda in parte lungo il percorso classico, con al centro le menzogne e l’inaffidabilità della figura femminile, riscattata solo in parte da un finale che magistralmente esclude ogni consolazione. A fare da contorno ai protagonisti, una massa quasi indistinta di imbroglioni, sullo sfondo di una Los Angeles notturna e dai confini vaghi, una città abbrutita dalla siccità e dalla corsa al denaro.

Chinatown si inseriva (siamo nel 1974) in una filmografia già piena di grandi titoli – Repulsion e Rosemary’s baby, tra gli altri – nei quali l’autore aveva ampiamente mostrato la sua predilezione per gli aspetti più oscuri e controversi dell’agire umano. In questo modo, gli elementi di genere forniscono a Polanski lo spunto dal quale partire per mettere in scena, anche con ironia feroce, un pessimismo radicale, talmente forte da superare il rigido quadro del racconto presentato. Polanski inscena un noir, gioca con le luci sui volti dei suoi protagonisti tormentandoli con gli effetti dell’ombra, ma lo supera sia nella forma, attraverso larghe concessioni all’ironia e all’esagerazione di alcuni clichè, sia nella sostanza, perché il male di cui ci parla è più morboso e sfuggente. E’ una corruzione inarrestabile che divora amanti, padri, figlie, spaventosa non perché destinata al raggiungimento di un obiettivo, ma in quanto necessaria e inevitabile.

La Chinatown del titolo – nominata un paio di volte dai protagonisti e scenografia dell’epilogo – da luogo indecifrabile e oscuro all’interno della città diventa il simbolo della parte più cupa dell’animo umano. Gittes ci ha lavorato, ma si rifiuta di parlarne. E la celebre battuta finale – “Forget it, Jake. It’s Chinatown” – è un triste invito, rivolto all’idealismo del protagonista, ad accettare con rassegnazione quanto di ambiguo e diabolico l’uomo porta dentro di sé.

Solo un autore sottile e affascinato dagli aspetti più torbidi come Polanski poteva citare il noir senza rimanere incastrato in un semplice tributo. Chinatown ne prende a prestito luoghi e personaggi ma approfondisce il pessimismo. Superando i vincoli del genere, sul palco di una città corrotta, diventa una metafora universale del lato oscuro dell’uomo.
Regia di Roman Polanski, con Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez
Genere: drammatico
Durata: 130 minuti
Voto
8/10
(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE

In evidenza questa settimana

Somma Vesuviana, amministrative, Adele Aliperta rinuncia alla candidatura a Sindaco

Riceviamo da Adele Aliperta e pubblichiamo     Dopo un’attenta ed approfondita...

Accoltellato al parco commerciale, preso l’autore: è un minorenne incensurato

Nella mattinata odierna i Carabinieri della Sezione Operativa della...

Parte la campagna elettorale di A Testa Alta a Portici e San Giorgio, la spinta di Casillo

Parte ufficialmente la corsa verso le elezioni amministrative di...

Nervi tesi in Comune, alterco bis tra consigliere e dipendente dell’Ufficio Tributi

ACERRA – Clima sempre più teso negli uffici comunali,...

Acerra, beccato dalla Municipale a sversare rifiuti illegalmente

Beccato’ dalla Municipale a sversare rifiuti in maniera illegale,...

Argomenti

Somma Vesuviana, amministrative, Adele Aliperta rinuncia alla candidatura a Sindaco

Riceviamo da Adele Aliperta e pubblichiamo     Dopo un’attenta ed approfondita...

Accoltellato al parco commerciale, preso l’autore: è un minorenne incensurato

Nella mattinata odierna i Carabinieri della Sezione Operativa della...

Parte la campagna elettorale di A Testa Alta a Portici e San Giorgio, la spinta di Casillo

Parte ufficialmente la corsa verso le elezioni amministrative di...

Nervi tesi in Comune, alterco bis tra consigliere e dipendente dell’Ufficio Tributi

ACERRA – Clima sempre più teso negli uffici comunali,...

Acerra, beccato dalla Municipale a sversare rifiuti illegalmente

Beccato’ dalla Municipale a sversare rifiuti in maniera illegale,...

Somma Vesuviana, fenomenologia di Vincenzo Caputo: vizi e virtù del blogger sommese

Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Vincenzo Caputo è...

A San Giuseppe un cambio nella giunta, entra come assessore Cutolo

Nella giornata di oggi è avvenuto un cambiamento nella...

Somma,Il M5S scende in piazza per costruire il programma con i cittadini

Riceviamo e pubblichiamo: “Ascoltiamo Somma”: Il Movimento 5 Stelle scende...

Related Articles

Categorie popolari

Adv