Dopo l’indice puntato dal Lingotto contro il massimo esponente della diocesi nolana, il prelato descrive in questa intervista tutta la vicenda.
"Mi meraviglia questa reazione, questa rabbia”. Dopo la pubblicazione su tutti i giornali della lettera del direttore della Fiat di Pomigliano, il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, replica alle accuse del Lingotto di aver dato “solidarietà ai manifestanti violenti”. Depalma si dichiara meravigliato per quella che sostanzialmente definisce una reazione rabbiosa.
Il prelato davvero non si spiega il j’accuse degli uomini di Marchionne per il suo arrivo, sabato 15 giugno, nel piazzale della Fiat di Pomigliano, poco dopo gli scontri tra i Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat e le forze dell’ordine, consumati durante i presidi organizzati da Fiom, Slai Cobas e Cobas contro la mezza giornata di recupero produttivo congiunturale. Il vescovo era giunto davanti alla fabbrica della Panda quando ormai non c’era più nessuno. A ogni modo il prelato aveva voluto lo stesso profittare del suo arrivo per lanciare un appello. “Queste battaglie per il lavoro non si vincono con le contrapposizioni – aveva precisato il vescovo di Nola – ma con la solidarietà e la massima attenzione. Però devo anche ricordare a Marchionne che se vuole mettere fuori quarantenni e cinquantenni allora commetterà un grande delitto umano”.
Il riferimento era stato ai tanti cassintegrati del settore automobilistico regionale. Quindi, tre giorni fa, la missiva di Figliuolo, spedita per declinare l’invito al convegno di venerdì organizzato in vescovado nel tentativo di aiutare gli ex precari della Fiat, 88 giovani e meno giovani con contratti scaduti tre anni fa e che ora sono appesi al filo di una cassa in deroga in scadenza. Intanto il vescovo Depalma chiarisce il suo pensiero su tutta la vicenda.
Monsignore, quando, esattamente, ha ricevuto la lettera del direttore della Fiat di Pomigliano?
“Cinque minuti prima di iniziare il convegno di venerdi. Cinque minuti. Con quel messaggio il direttore di Pomigliano declinava il mio invito a parteciparvi. In quell’occasione non ho reso pubblica la lettera. Si trattava di una corrispondenza privata. Ma due giorni dopo me la sono ritrovata su tutti i giornali”.
E cos’ha provato? Questo segnale come l’ha interpretato?
“L’attacco non mi tocca”.
Intanto è la prima volta che la più grande azienda italiana se la prende in modo così aperto, peraltro in forma scritta, con un importante esponente della Chiesa territoriale, il vescovo di una delle diocesi più grandi d’Italia…
“L’attacco non mi tocca perché chi mi ascolta conosce il mio vocabolario e il mio stile. Sono contrario, e lo dico in tutte le sedi e con tutti i linguaggi, a ogni forma di violenza. Sono per il dialogo, per l’incontro. Sono contrario alla contrapposizione. Il mio lavoro pastorale e la mia missione non è contro qualcuno ma in favore di tutti: imprenditori, politici”.
Va bene monsignore, resta il fatto che la Fiat l’attacca personalmente e lei, quindi, cosa risponde?
“Non voglio fare polemiche, non voglio scendere a livello di sospetti, pregiudizi e interpretazioni malevoli. La mia presenza davanti alla fabbrica il 15 giugno era semplicemente un atto di solidarietà umana e cristiana verso chi vive un terribile dramma, quello del lavoro. Non era mia intenzione stare dalla parte della violenza, la mia intenzione era di scongiurare la violenza a ogni costo e di riportare gli animi arrabbiati alla responsabilità, alla calma, e, come ho detto prima, a tutte le forme di dialogo”.
La Fiat parla di “manifestanti violenti” però…
“Al mio arrivo non ho trovato aria di violenza e di contrapposizione. Ne sono testimoni le forze dell’ordine che mi hanno accolto”.
Forse c’è qualche allusione anche all’occupazione del suo ufficio da parte dei Cobas, il venerdi che precedette quel sabato?
“Mi è stato rimproverato di non aver avvertito nessuno di quell’iniziativa. Ma non ce n’è stato nessun bisogno: nessuna violenza, nulla che giustificasse interventi ”
La sensazione è che il Lingotto pensi che lei sia di parte, pur se “vittima di mistificazioni giornalistiche”.
“Io rispetto tutti, politici e imprenditori, riconoscendo gli sforzi che fanno ognuno nel proprio campo per assicurare risposte adeguate ai problemi della gente”.
Figliuolo l’ha invitata in fabbrica, lei come risponderà ?
“Dicendo di sì: io sono disposto a incontrare tutti gli uomini di buona volontà, tutti coloro che vogliono dare una mano per rinnovare il territorio e dare speranze alle famiglie, agli adulti, ai giovani. Ecco perché sono sereno”.



