Dalle violenze sugli omosessuali fino al suicidio per il vizio del gioco d’azzardo. La perdita del controllo è collegata al pessimo intervento dello Stato, troppo impegnato in un’altra attività: rubare.
“Sei ricchione? Ti picchiamo. Sei un disadattato? Ti isoliamo. Denunci il malaffare? Semplicemente ti uccidiamo”. E’dunque questo lo spot propagandato da una contemporaneità malsana, che in verità, non infetta soltanto la realtà campana. Resta purtroppo largamente diffusa una buona dose di arretratezza culturale nel meridione, in zone figlie di una mentalità arcaica plasmata storicamente dall’omertà e dalle violenze di vario genere.
Negli ultimi giorni si è fatto ben sentire il boato di due tuoni in questa tempesta di insicurezze. Il frastuono è stato generato da due contesti differenti ma che hanno alla base una comune percezione della paura. Cosa accomuna l’esperienza a Napoli del gay pride e il suicidio del giovane diciannovenne ischitano che si è tolto la vita dopo aver perso al poker online? Ciò che tiene tristemente collegate queste due esperienze, è l’insicurezza sociale. Pur volendo tenere conto degli eventuali disagi di natura psicologica del giovane ischitano, va di sicuro evidenziato che laddove un ragazzo decide di togliersi la vita dopo aver perso denaro ad un gioco on-line, vuol dire che la sua stessa realtà non gli concede un supporto tale da consentirgli un’appagante stato di sicurezza personale.
La ludopatia, ovvero la dipendenza dal gioco d’azzardo, è diventata, da ormai diversi anni, un tema mai affrontato con determinazione dagli organi statali, ma non per disattenzione mediatica, piuttosto perché i guadagni apportati alle casse dello Stato da queste macchinette e da vari giochi on-line raggiunge cifre esorbitanti. Se è vero che l’individuo è libero di giocare come e quando vuole, è vero anche che lo Stato deve necessariamente monitorare l’eccessivo abuso di tali dipendenze che, fin troppo spesso, sfociano nel gioco d’azzardo illegale. Non dimentichiamo inoltre, che la stessa camorra da tempo ormai, investe nel commercio di tali attività a causa degli ingenti guadagni. Slot-machine, giochi online illegali, centinaia di sale giochi, varie tipologie di giochi d’azzardo, tutti motori di dipendenze ben intuite dal crimine organizzato che nell’hinterland napoletano ha fatto di questo tipo di dipendenza un fattore di lucro che è pari merito al commercio di droga.
Andrebbero prese le distanze da queste attività anche e soprattutto per estraniarsi da questi interessi mafiosi, ma questo è tutt’altro discorso. Tornando al giovane diciannovenne è forse il caso di notare l’ennesimo campanello d’allarme di un’emergenza che vede coinvolti tantissimi ragazzi, orfani di punti di riferimento efficaci, sprovvisti di garanzie e di opportunità. Ragazzi che intravedono nel guadagno facile un’alternativa alla noia e al senso di sfiducia, nonché alla paura di non essere tutelati da nessun organo competente. I giovanissimi oggi giocano perché non hanno null’altro da fare, non hanno aspettative e bramano attimi di adrenalina attraverso la perdita di controllo manifestata nell’abuso del gioco, alla ricerca non solo della vincita economica ma anche dell’accettazione di se stessi, assente a causa di una realtà inabile a detenere il controllo sulle emozionalità individuali e sulle garanzie di opportunità.
Una società obesa d’insicurezza che è come un cane che si morde la coda, in cui però ognuno di noi può fare la sua parte, senza attendere la “mano suprema” di uno Stato impegnato a mangiare denaro piuttosto che a tutelare i suoi cittadini. Ecco quindi che un maggiore monitoraggio dei componenti della nostra comunità potrebbe favorire l’allontanamento dal vizio, così come nuove ordinanze potrebbero debellare l’eccessiva ramificazione di questi centri per il gioco d’azzardo. Il ruolo di ognuno è fondamentale, poiché l’insicurezza è senza dubbio coadiuvata da una mancata rete di rapporti interpersonali nelle comunità di riferimento. E’ infatti la comunità che deve farsi garante dell’accettazione del prossimo, incitando l’inserimento di coloro meno predisposti alla condivisione e all’adattamento.
Un altro caso, come precedentemente annunciato, di insicurezza sociale è quello della violenza ai danni dei ragazzi e delle ragazze omosessuali. La discriminazione del gruppo e della comunità in generale grava non poco sul benessere individuale di tanti giovani e meno giovani identici agli altri, ma con la semplice particolarità di detenere un orientamento sessuale differente. Nelle nostre zone, al di là dei luoghi comuni, esistano molti cittadini mentalmente aperti, eppure il problema si accentua, a causa ancora dei troppi che vivono in una stagnante condizione di omertà esasperante e di una pseudo rispettabilità da non contaminare con orientamenti particolari.
Tale collegamento con il tema dell’insicurezza, nasce in seguito alla recente manifestazione avvenuta a Napoli in cui centinaia di ragazzi hanno manifestato il proprio orientamento sessuale nelle strade della città partenopea, denunciando l’assoluta necessita di equiparare i diritti degli omosessuali a quelli degli eterosessuali e soprattutto denunciando il rischio, sempre in agguato, della violenza contro gay e lesbiche. A tale proposito, vanno probabilmente specificate due riflessioni: in primo luogo, una società che intende definirsi civile, non può ancora fare i conti con le discriminazioni di questo tipo. In secondo luogo, c’è forse da notare che pur essendo ovvio e sottinteso il valore democratico di tali manifestazioni, nonché l’importanza assoluta dei temi trattati in questi gay pride, appare tutt’oggi possibile una certa confusione agli occhi di molti che spesso vengono disorientati dalle varie appariscenti esplosioni di vitalità, messe in scene in questi cortei.
Questi sfoggi ai limiti del folklore, talvolta anziché evitare discriminazioni, rischiano di fomentare le persone a creare ulteriori stereotipi dispregiativi sul fenomeno, nonché generare la nascita di ingiustificabili violenze. E’ dunque possibile che l’efficacia di queste manifestazioni spesso venga vanificata a causa anche di questi carri in cui i ragazzi si travestono in vari modi a suon di musica e con eccentrici balli. Qui è fondamentale ripetere un concetto: non vi deve essere giudizio dispregiativo per tali attività in nessun modo, semmai va annoverata una determinata difficoltà nel far passare il messaggio attraverso le ostentazioni pubbliche.
D’altronde le ostentazioni possono infastidire e distogliere l’attenzione dalle questioni anche se commesse da eterosessuali. Ancor di più quindi, se queste manifestazioni si rivolgono ad un pubblico dalla mentalità antica e incapace di ascoltare. Appare invece già a primo impatto efficace e risolutivo il progetto “Back Office” intrapreso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali e dall’Associazione Lgbt Italiana, che ha l’autorevole scopo di costruire banche dati sulla discriminazione e di tutelare i cittadini da ogni forma di violenza. Di seguito il testo introduttivo dell’iniziativa:
“Il progetto Back Office ha attivato cinque antenne territoriali per far emergere i casi di discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere nel sud, dove l’omofobia e la trans fobia sono spesso taciute, al fine di intervenire con azioni positive dirette al loro contrasto. Il progetto, che si realizza nelle Regioni convergenza – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia – ha come obiettivo la costruzione di una banca dati contro le discriminazioni che troppo spesso vengono subite da persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Se sei vittima o testimone di una discriminazione diretta o indiretta a causa dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale, segnalalo! Puoi rivolgerti, anche in maniera del tutto anonima, alle antenne Unar sui territori o segnalare direttamente sul sito www.unar.it”.
L’antenna che copre il territorio campano è quella situata a Salerno: Sportello antidiscriminazioni Unar, ricevimento ogni mercoledì dalle 16:00 alle 20:00, via Giuseppe Centola n. 6 – 84127 Salerno. E- mail: segnalazionecampania@gmail.com Cell. 3351880500 – Tel/fax 089712543. Intanto è recente la notizia dei cinquantasette consiglieri regionali campani indagati dalla Procura di Napoli con l’accusa di aver fatto un uso improprio dei fondi a disposizione dei gruppi consiliari. Loro sono impegnati a rubare e ad occuparsi di un altro tipo di paura: il carcere.
(Fonte foto: Rete Internet)



