Scatta la sirena occupazionale e produttiva. Alla Lifi 24 licenziamenti e chiusura. All’Avio calo delle produzioni militari e rischio esuberi.
Licenziamenti nell’indotto Fiat e rischio di esuberi nel settore aeronautico Avio. Suona un nuovo campanello d’allarme, produttivo e occupazionale, nel polo delle grandi fabbriche di Pomigliano.
Oggi infatti i sindacati terranno un faccia a faccia, che si preannuncia drammatico, con la Lifi, azienda dell’indotto di Pomigliano che fa capo alla Proma di San Nicola La Strada e che ha comunicato la cessazione definitiva delle attività : sono 24 i licenziamenti annunciati, tutti i dipendenti in organico. La Lifi produce contenitori metallici per la grande fabbrica della Panda. “Ma la Fiat non ha più bisogno di questi prodotti per cui oggi siamo chiamati a un confronto con l’azienda sulla cessazione di attività ”, spiega Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic.
I 24 dipendenti della Lifi sono quasi tutti originari dell’area compresa tra Pomigliano, Acerra e Nola. Un anno fa sono stati trasferiti dal perimetro interno della Fiat in un capannone ubicato in provincia dei Caserta. Quindi la cassa integrazione senza soluzione di continuità . E ora spuntano chiusura e licenziamenti. Preoccupazioni simili stanno attanagliando gli oltre 1000 addetti della Marelli ex Ergom di Poggioreale (componenti plastici per auto e furgoni ) e del reparto logistico Fiat di Nola (smistamento merci). Si trovano in cassa integrazione, per la stragrande maggioranza a zero ore. La cig scadrà tra poco più di un mese.
A questo proposito però l’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, ha di recente fornito rassicurazioni che lasciano sperare in un’imminente proroga di un anno della cassa. Intanto preoccupazioni spuntano anche dall’Avio di Pomigliano, il grande impianto produttore di componenti per motori aeronautici. Dall’incontro tra azienda e sindacati, tenuto il 16 maggio scorso all’Unione degli industriali di Napoli, è emerso che il 2014 farà registrare 60mila ore di lavoro in meno rispetto all’anno scorso nella produzione di componenti per i motori militari T700 e EJ200, che equipaggiano prevalentemente il caccia europeo Tornado, il cui utilizzo su scala globale è ormai sempre più ridotto.
Secondo Giuseppe Iannaccone, rsu della Fiom che ha partecipato all’incontro, si tratta di dati “negativi che porteranno alla richiesta di una procedura di mobilità per circa 40 operai, il che contrasta con le belle parole finora pronunciate dal nuovo acquirente General Electric”. Di parere diverso è invece l’azienda che, a proposito dell’apertura di una procedura di mobilità parla di “ipotesi lontana tutta da verificare”. Francesco Griffo, rsu della Fim Cisl, concorda nel frattempo sul fatto che “l’equivalente della riduzione delle 60mila ore di lavoro corrisponde a 40 esuberi ” ma che “l’azienda, all’Unione Industriali, ha promesso un investimento immediato, a Pomigliano, di 14 milioni di dollari nelle produzioni civili cosa che – aggiunge Griffo – potrebbe farci evitare gli esuberi”.
“Sono convinto – spiega poi Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – che la multinazionale americana General Electric, proprietaria di AvioAero, sia un colosso in grado di sviluppare nel medio e lungo termine sia Pomigliano che tutto il settore italiano”.
(Fonte foto: Rete Internet)






