>Recupo non ha nulla a che vedere con le “cupe”, i ceci hanno dato nome al >Ciciariello, e le farfalle non c’entrano con il >Papiglione. Un duello filologico tra don Luigi Saviano e Francesco D’ Ascoli sull’origine di “Vaglio”.
>Scavola e Scavolella in alcuni documenti compaiono come >Schiavola e Schiavolella. Ma gli schiavi non c’entrano: i due toponimi derivano chiaramente dal verbo scavare: credo che lo scavare si riferisse alle operazioni della viticultura. Qualcuno, leggendo >Recupe, spiegò: il luogo delle due cupe. Ma il nome esatto è >Recupo, come confermano decine di documenti dei secc.XVII- XIX e i due “catasti” di Ottajano. E >recupo è forma breve di >recupeto, ricovero, luogo appartato, rifugio per animali e per uomini. Ognuno è libero di pensare a Spartaco ( ma venne mai sul Vesuvio?), ai briganti, a Pilone, ma anche al riposo di ricchi “massari”. Qualcosa di simile significa anche >cafurchio, che deriva da >cataforchia, e dunque dal latino >“forica”, tana, nascondiglio: il prefisso >catà indica movimento dall’alto in basso, da fuori a dentro.
>Zabàt scrivevano notai e funzionari comunali anche nell’Ottocento, indicando chiaramente l’origine spagnola del termine. >Zapato è la scarpa grossa dei contadini, “lo zoccolo” di legno, la ciabatta. In alcuni documenti si legge >carcava, in altri >corcava, corcua, carcara. La forma madre dovrebbe essere proprio carcara, che indica non solo la fornace per la calce, ma metaforicamente ogni luogo in cui divampano fiamme, e dunque anche il cuore innamorato. L’ Andreoli cita un verso dell’Eneide tradotto dallo >Stigliola: “Duorme, si puoje, cu na carcara mpietto”. Il petto infuocato è quello di Didone. Il toponimo >Masche indica, nel catasto del sec.XVII, due selve, una prossima al Mauro, l’altra sul confine con Somma. Potrebbe essere collegato al tardo latino >masca, che vuol dire >strega, fattucchiera, donna che incute terrore, proprio come la trama delle ombre in una selva fitta. Del resto, il toponimo “Mauro”, su cui torneremo in un prossimo articolo, si può connettere a un aggettivo che sia in greco che in latino significa “nero, oscuro”. Non si può escludere una relazione con >masco, antico termine napoletano che indicava >ghiaccio e gelo . La gelata notturna nella lingua napoletana si chiama >mascata .
>Ciciariello si connette a >cicere, “cece”, con suffisso tipico, mentre >padiglione è un francesismo, ma le farfalle non c’entrano nulla: c’entra il >pavillon , e cioè una tenda o un piccolo edificio isolato al centro di una masseria. Il testamento di Giuseppe I Medici ci libera da ogni dubbio, poichè la collinetta che si leva proprio di fronte a Palazzo Medici vi viene chiamata Padiglione o Torretta, con riferimento, credo, non tanto a qualche edificio che lì sorgeva, ma proprio alla forma del> tuoro. Tuoro è termine propriamente campano, dal latino >“torus”, che dal significato primitivo di “trefoli della corda” passò a indicare un “rigonfiamento”: e dunque anche un cuscino e un rialzo di terra.
Sull’origine di “Vaglio” fu aspra, ma educatissima, la contesa tra don Luigi Saviano e Francesco D’ Ascoli. Secondo don Luigi, nel 1084 papa Gregorio VII, in viaggio verso Salerno, avrebbe fatto tappa a Ottajano e, celebrando messa nella cappella che ancora oggi si chiama “al Vaglio”, dall’altare avrebbe esteso la sua benedizione anche ai fedeli che non erano riusciti ad entrare, e si accalcavano all’ingresso:> missa valeat omnibus. Don Luigi riteneva che da quel >valeat fosse derivato >“vaglio”. Fu facile per Francesco D’ Ascoli dimostrare che >valeat produce “vaglia” e non “vaglio”, e che il padre di “vaglio” è “>valleus”, vallone, alveo: quell’alveo che si apre poco lontano dalla cappella. Del resto, il toponimo è assai diffuso, ed è sempre assegnato a luoghi prossimi a valloni e alvei.
>(L’articolo è un “estratto” parziale dal mio libro “I nomi dei luoghi . Saggio sulla toponomastica di Ottaviano”, che venne pubblicato dal “Rotary International- Distretto 210- Club di Ottaviano” nel 2009).

