Basta visitare gli ospedali, fare una semplice ricerca sui numerosi casi recenti di malasanità in Campania, per comprendere quanto ciò non è normale. Impossibile attendere: bisogna provvedere subito.
Più volte abbiamo notato in questa rubrica, quanto Napoli sia la città delle contraddizioni. Alcune evidenti e quotidianamente denunciate dall’opinione pubblica, altre invece fanno parte di un vizio culturale, quello tristemente definibile come “adattamento alla stagnazione delle abitudini”.
Spieghiamoci meglio. Alcuni disagi si materializzano nel nostro territorio non perché sono difficilmente controbattibili, ma perché a ognuno di noi, un po’ per nostro vittimismo, un po’ per totale negligenza degli amministratori, viene proposta una condizione deplorevole “giustificata” da uno status quo negativo che costringe i cittadini ad adattarsi ad un’apparente immutabile stagnazione dei disagi. Tra questi adattamenti alla stagnazione delle abitudini c’è il rapporto tra cittadini e strutture sanitarie.
Un problema in alcuni casi nazionale, ma nella nostra regione enfatizzato e costante. Se osserviamo strutture sanitarie come l’ospedale dei Pellegrini, l’ospedale San Gennaro, il Monaldi, il Loreto Mare, l’ospedale Rizzoli di Ischia e tanti altri in Campania, il cui elenco consumerebbe tutto lo spazio disponibile per questo articolo, ci rendiamo conto di quanto queste sedi facciano davvero schifo. La definizione è poco professionale di sicuro, ma a nulla serve tergiversare con aggettivi più scientifici. Per evitare di sminuire il dramma è il caso di palesare semplicemente: fanno schifo. Tale osservazione non è qualunquistica o generica né tantomeno superficiale, è frutto di un’evidenza, in cui i rimedi vengono soventemente rimandati nel tempo e nello spazio. Ne siamo tutti abituati.
E’ normale. E’ così che va da anni. Suvvia non ci lamentiamo, i medici sono bravi (il lettore legga prontamente il sarcasmo dell’espressione). Ringraziamo iddio che ci sono i bravi medici (seppure anche in questo caso ci sia da fare un discorso infinito sul ruolo di molti medici e sulle loro responsabilità, catalogando una suddivisione tra chi lavora con passione e chi con incapacità). Presso l’ospedale dei Pellegrini l’igiene nei reparti è inesistente. E’ normale. Viene lesa la dignità di pazienti, talvolta anziani, ricoverati nei corridoi. E’ normale. L’ospedale San Gennaro è una struttura fatiscente in cui il pronto soccorso è raggiungibile con fatica tra i vicoli sempre affollatissimi del quartiere Sanità, ma è normale.
Le testimonianze raccolte chiariscono che, se non conosci chi devi conoscere, in qualsiasi ospedale in cui necessiti un trattamento importante i tempi sono molto più lunghi. E’ normale. In alcuni reparti del Monaldi, degenti inabili hanno il bagno rotto in camera e di notte devono andare da soli nel bagno del corridoio, è normale, però sono disponibili le tv per le camere! Il fatto poi che il paziente, se vuole vederle accese, deve pagare, è solo un dettaglio. E’ tutto normale. Esistono a Napoli alcune cliniche private che sembrano davvero alberghi, in cui comodità e igiene danno al paziente una percezione di sicurezza che favorisce un approccio psicologico di sicuro più propositivo nei confronti della malattia.
E’ risaputo che un approccio psicologico positivo favorisce molto la degenza dei pazienti e addirittura ne facilita la guarigione. Nelle strutture pubbliche locali questo fattore è totalmente inesistente. Il problema però non è soltanto dei mancati fondi, ma anche delle negligenze civiche e deontologiche dei molti che negli ospedali ci guadagnano; se poi ci aggiungiamo l’inefficacia dei sindacati, che talvolta intervengono ma senza essere realmente ascoltati, il disagio allora diventa davvero insostenibile. Il rischio, come sempre, è quello dell’assuefazione di noi tutti, che non diamo il giusto valore al problema, e che lo evidenziamo laddove poi, ne siamo coinvolti in prima persona.
Solo allora quindi, ci si rende conto realmente che le anormalità delle condizioni sanitarie diventano normalità, un’assuefazione avvilente e statica, in cui le persone non godono della stessa quantità di risorse, ma vagano inascoltate in un limbo di disuguaglianze in cui a godere dei benefici sono in pochi, tra cui chi ha più soldi o più raccomandazioni. Una condizione uguale da anni, interiorizzata nella società a tal punto da mutarsi in normalità. Eppure, basterebbe un unico organo supervisore, un organo serio, non venduto a raccomandazioni e affini, che gestisca con provvedimenti disciplinari reali chi non fa il proprio dovere, dai medici primari fino all’ultimo portantino. Ultimamente alcuni giornali hanno denunciato che al San Giovanni Bosco i materassi sono danneggiati, il pavimento è a tratti divelto, c’è carenza di materiale medico.
E’ tutto normale. Sull’ospedale Rizzoli di Ischia poi la letteratura delle negligenze è senza fine, ma ci siamo abituati anche a questo. E’ normale. Così come sostare fuori all’ospedale Loreto Mare, magari pensando a quanto la struttura sia precaria, per poi trovare il parcheggiatore abusivo che chiede soldi. E’ normale. Se provate a dire: “ma devo entrare all’ospedale e devo pagarvi pure il parcheggio?” possiamo garantire con certezza matematica che risponderà: “e cert capo… è normal!”.
(Fonte foto: Rete Internet)


