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La Castelluccia, alla scoperta del sentiero dimenticato

Ci apprestiamo al terzo fine settimana escursionistico di Girando Intorno al Vesuvio. Dopo il successo delle prime due tornate, i Cittadini per il Parco ci propongono una tre giorni d’eccellenza alla scoperta di una Boscoreale sconosciuta.

Il sentiero della Castelluccia è il classico esempio di come volontariato e coscienza del territorio ottengano ottimi risultati. Il percorso della Castelluccia, che prende nome da un rudere poco distante dall’attacco del sentiero, si trova interamente nel comune di Massa di Somma e fiancheggia a nord il vallone dell’alveo Molaro e che scende dalle pendici della caldera del Somma, la parte più antica del complesso vulcanico Somma/Vesuvio.

L’itinerario, lasciate le fertili campagne di via Veseri e dopo aver apprezzato dall’alto i Conetti vulcanici di Pollena, si inerpica gradualmente nel bosco detto anch’esso del Molaro e segue un percorso silvestre (bosco mesofilo o bosco umido) fino ad incrociare, a quota 700, con la strada delle baracche (sentiero n°3 PNV). Di lì si scenderà lungo un altro crinale, quasi parallelo, e che racchiude il versante meridionale del vallone del Molaro.

La discesa a valle sarà abbastanza semplice, salvo alcuni punti ripidi e sdrucciolevoli o invasi dalla fitta vegetazione stagionale, per cui varrà la pena utilizzare i bastoncini telescopici e abiti antistrappo. Il pendio ripercorre il bosco Molaro, di proprietà del Parco Nazionale (il sentiero è stato area sperimentale nell’ambito di un progetto finanziato nell’ambito del Programma INTERREG IIIB Medocc dal titolo “RECORME-REte di azioni e COperazione sulla FOResta Mediterranea”) e dove esisteva un allevamento sperimentale di capre vesuviane.

Piacevole lo scorcio panoramico che a quota 500 si aprirà sulla colata lavica del 1944, sulle lave Novelle di Ercolano e sul Golfo di Napoli. A quota 350 il paesaggio diviene nuovamente rurale ed entriamo in località Casabarone, dove troveremo a quota 320 il rudere omonimo. A breve distanza e sul tragitto, troviamo il cosiddetto ponte borbonico che ci offrirà uno scenario d’altri tempi ma il ponticello, che attraversa il lagno Fellapane, non sarà un sicuro passaggio, viste le sue fatiscenti condizioni, meglio quindi aggirare l’ostacolo con la piccola deviazione più a valle. Il percorso termina presso una radura, sotto alberi di noce e albicocchi e dove sarà possibile ristorarsi.

Per il ritorno, ci si accorderà al momento per raggiungere gli eventuali automezzi in via Veseri.

DISLIVELLO: 500 m
LUNGHEZZA: 5 km
DURATA: 2-4 ore
DIFFICOLTÁ: E + (per escursionisti esperti)
ATTREZZATURA: base per l’escursionismo, da prediligere i pantaloni lunghi e antistrappo per la presenza di rovi e fitta vegetazione arbustiva. Bastoncini, berretto e acqua (1,5/2 l).
COLAZIONE A SACCO
PUNTO D’INCONTRO: presso collettore in via Veseri a Massa di Somma (seguire le indicazioni del ristorante Villa Egea quota 195 mslm.)

CARRELLATA FOTOGRAFICA

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