A novembre sei ex interinali della fabbrica aeronautica di Pomigliano erano stati assunti a tempo indeterminato, per ordine del tribunale di Nola. Ieri sono stati tutti licenziati.
Operai assunti per ordine della magistratura ma poi licenziati, tre mesi dopo la sentenza dei giudici. L’odissea in salsa napoletana del lavoro stavolta fa tappa all’Avio di Pomigliano, grande stabilimento aeronautico di proprietà della multinazionale americana General Electric. Ieri l’azienda ha fatto recapitare a domicilio sei lettere di licenziamento destinate ad altrettanti ex lavoratori interinali, estromessi già da anni per scadenza di contratto ma fatti riassumere a tempo indeterminato, direttamente alle dipendenze di Avio, su disposizione del tribunale di Nola. Le assunzioni risalgono appena al novembre scorso. Tre mesi dopo, però, vale a dire ieri, sono stati investiti dalla più classica delle docce fredde questi giovani operai, che nel frattempo, nonostante la sentenza di reintegro del giudice, sono stati comunque tenuti fuori dalla fabbrica, a casa.
Non hanno ricevuto neanche gli stipendi. Nemmeno il risarcimento dei danni riconosciuto dal tribunale, vale a dire i salari arretrati a partire dalla data di scadenza dell’ultimo contratto interinale fino alla sentenza che ha disposto le assunzioni a tempo indeterminato. Intanto l’Avio, nella lettera di licenziamento, spiega “ la risoluzione del rapporto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ” a causa di una sostanziale impossibilità tecnico-organizzativa e di mercato a ricollocare la manodopera che si è vista riconosciuta dalla magistratura il diritto a tornare al lavoro in modo stabile.
Questa vicenda ricorda per certi versi la storia, che si sta consumando proprio a pochi metri dall’Avio, dei 19 operai della Fiat iscritti alla Fiom, rientrati nello stabilimento automobilistico a novembre per ordine del tribunale di Roma ma poi espulsi dalla fabbrica due settimane fa, anche in questo caso per motivi “ tecnico organizzativi e di mercato ”. La differenza più evidente con l’episodio che si sta consumando adesso nell’impianto aeronautico è che la Fiat non ha però licenziato nessuno, preferendo tenere i metalmeccanici della Cgil a casa ma a libro paga, cioè pagati per non lavorare. Rimangono intanto dubbi e perplessità circa quanto avviene in Avio, azienda che non ha dichiarato lo stato di crisi.
“L’Avio aggiunge a illegalità altre illegalità – commenta nel frattempo il noto avvocato del lavoro Pino Marziale, che sta seguendo il caso – perché non ha rispettato le sentenze del tribunale di Nola, che ha riconosciuto che l’azienda aeronautica era in difetto. Il comportamento di questa società – specifica l’avvocato – è anomalo anche perché per fatti analoghi aziende come la Telecom hanno pagato il risarcimento e hanno assunto i lavoratori impiegandoli effettivamente. L’Avio però – conclude il legale – non solo non ha pagato i risarcimenti ma ora vuole anche licenziare gli operai con un provvedimento che ha un connotato chiaramente discriminatorio, che manifesta il disprezzo più totale per le leggi dello Stato: impugneremo sicuramente i licenziamenti”.
Intanto i lavoratori che ieri hanno ricevuto le lettere di risoluzione del rapporto di lavoro stanno vivendo ore di angoscia. Saverio Saccardi, 30 anni, di Pomigliano, moglie e un bimbo in arrivo, Raffaele Esposito, 32 anni, di Marigliano, sposato, 2 figli, e Feliciano De Rosa, 35 anni, di Villaricca, celibe, sono alcuni dei giovani appena licenziati dall’Avio. Sono riuniti attorno al tavolo delle cucina dell’abitazione in cui Saverio Saccardi vive con la moglie incinta. Gli operai mostrano contemporaneamente la sentenza della magistratura che ha consentito la loro assunzione ( stavolta non più da interinali ma a tempo indeterminato ) e la lettera di licenziamento .
“Quando ero un interinale – spiega Saverio – ho lavorato dal 2003 al 2006 attraverso la proroga di 35 contratti”. “Per me invece – aggiunge Raffaele Esposito – l’azienda ha prorogato il rapporto di lavoro con 17 contratti ” . Feliciano De Rosa è un operaio specializzato. “Prima di prendermi – racconta – l’Avio mi ha fatto fare un corso, quindi ho lavorato dal 2002 al 2007, sempre con i rinnovi dei contratti”. Sono stati impiegati nel reparto revisioni, dov’è stata concentrata la maggior parte dei giovani presi “in affitto” attraverso le agenzie di lavoro interinale. A un certo punto però l’azienda non li ha più richiamati in fabbrica e i lavoratori si sono rivolti all’avvocato Pino Marziale, che dopo aver rilevato una serie di vizi procedurali nei contratti di somministrazione, è riuscito, dopo alcuni anni, ad averla vinta in sede giudiziaria. Ma l’Avio, ieri, ha risposto a questa situazione con i licenziamenti.

