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LA SCUOLA E LA CONVIVENZA TRA STRANIERI E AUTOCTONI

Il modello legislativo italiano è “interculturale” e molto spesso la scuola o meglio il singolo docente è in prima linea, di fronte a problemi che richiedono risorse importanti, che invece sono sempre più scarse. Di Annamaria Franzoni

Se guardiamo ai modelli europei di integrazione osserviamo che si registrano differenze notevoli. La Germania, ad esempio, ha da sempre assunto il modello-gastarbeiter, che intende il lavoratore ospite come un immigrato temporaneo tutelandone la diversità e non preoccupandosi della sua integrazione; non si pone il problema dell’assimilazione come elemento portante della relazione con la società che lo ospita: egli è pertanto solo un temporaneo prestatore di lavoro. Ben diverso l’approccio francese che ha fatto proprio fin dalla fine della seconda guerra mondiale il concetto secondo cui è fondamentale condividere ideali e tradizioni della terra ospitante per cui ha teso a promuovere una sorta di assimilazione dello straniero attribuendo proprio alla scuola il ruolo di assicurare tale unità nazionale attraverso la lingua, la storia e la tradizione culturale francesi.

È tuttavia necessario sottolineare che ciò non ha portato nella pratica ad un concreto inserimento socio-professionale ed economico dello straniero soprattutto in relazione all’immigrazione mussulmana. Il modello integralista inglese può infine essere definito pluralista e pur accettando un certo grado di diversità culturale e religiosa espressa nello spazio pubblico richiede il rispetto delle regole democraticamente fissate.
Viene così attribuito alla scuola il compito di unificare e far convergere le diverse culture affinché contribuiscano alla condivisione e all’arricchimento e non alla separazione e alla conflittualità.

Tuttavia tutti i paesi europei, in maggior misura quelli occidentali, si trovano oggi, a causa del mutevole evolversi degli eventi, a dover definire l’approccio alle politiche migratorie ed anche a rivederne gli aspetto normativi che regolano i flussi d’entrata, mentre non cambia, anzi si accentua il ruolo delle istituzioni scolastiche che vengono sempre più chiamate a svolgere un ruolo di mediazione e di coordinamento e di filtro delle difficoltà che il numero sempre crescente di immigrati pone. L’ approccio che la scuola deve saper affrontare è oggi quello di relazionarsi con un numero sempre più elevato di “famiglie multietniche” intese sia come genitorialità derivante da matrimoni misti per razza o nazionalità, sia per l’inserimento nel nucleo familiare italiano di minori adottati di nazionalità straniere, fenomeni che hanno entrambi conosciuto la loro maggiore diffusione in questi ultimi anni.

Queste caratteristiche e numerose altre mettono in crisi la scuola tradizionale abituata ad una trasmissione di cultura e tradizioni stabili che trovano nella nuova realtà una necessità di rimescolamento di metodi e modalità di approccio mai sperimentati prima e che reclamano a gran voce una riflessione attenta e ragionata sulla stessa.

Pertanto, in considerazione del fatto che ci troviamo ormai, almeno per alcuni nucleo storici, di fronte ad un nucleo giunto allo stadio di maturità con residenza prolungata e stabile, si può procedere all’interno delle singole istituzioni scolastiche alla realizzazione di un curricolo locale che personalizzi la proposta educativa e formativa adeguandola ai diversi stili di apprendimento e ai diversi ritmi socio-culturali-ambientali di provenienza valorizzando le diversità e innovando la didattica attraverso l’introduzione di pratiche educative innovative anche in relazione alle pratiche metodologiche legate alla tecnologia che producono sull’allievo un impatto educativo più efficace e maggiormente coinvolgente.

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