Ho fatto un sogno: il dott. Iervolino ritira le dimissioni. Non è da lui lasciare l’opera a metà. Ma noi non ci fermiamo. Largo ai giovani: la democrazia è acrobazia.
Una giornalista ha scritto che mi sono liberato dagli ultimi dubbi nella stanza da bagno, mentre, impegnato in un’azione di cui è sconveniente fornire particolari, leggevo i “Fenomeni della psicopatologia dei sindaci” di Martino l’ Eremita.
La giornalista ha cercato lo scoop, ma non le è andata bene. Sì, stavo in bagno, quando mi sono liberato, ma non leggevo quel libro: non avrei mai potuto leggere, in quel luogo, un libro dalla prosa notoriamente astringente. Non è la vanità che mi spinge a raccontare come sono andate le cose. E’ la speranza che cronisti, giornalisti e opinionisti garantiscano, in questa campagna elettorale che si prevede ventosa e tempestosa, il rispetto della verità, il diritto al contraddittorio, il pluralismo dell’informazione. Garantiamole, tutte queste belle cose, ve lo chiedo per piacere. Se no, qualche consigliere comunale uscente sale sul pulpito e ci fa un’altra predica sulla legalità e sulla democrazia, e va a finire che un giorno in cui ci girano al contrario, gli rispondiamo, al predicatore. Con poco zucchero e molto caramello.
Liberatomi dunque da ogni dubbio, ho comunicato ai miei che avevo deciso: mi candido a sindaco di Ottaviano. Mia moglie mi ha guardato con una commozione così intensa che a occhio inesperto poteva anche sembrare compassione. I miei figli, controllando l’emozione, hanno detto a una voce: “ Ma hai solo il tuo voto…”. E questo loro commento è stato il conforto decisivo: un vero candidato a sindaco ha solo il suo voto. I voti che servono per vincere li portano gli altri: lui, il candidato sindaco, porta le idee. A Ottaviano funziona così.
Sto chiudendo tre liste civiche. La prima pende a sinistra, si chiama “ Frienno magnanno “, ha un motto che è già un progetto “Dal magna magna al magna e basta “ ed è fatta di giovani. Inquieti. Scattanti. Rivoluzionari, come è giusto che siano i giovani. Ho preso solo quelli che hanno superato a pieni voti la prova a cui li ho sottoposti. Dall’invenzione della polpetta fino ad oggi le polpette gli uomini le hanno mangiate e ancora le mangiano infilzandole con la forchetta e portandole dal piatto alla bocca. Invece, i giovani della mia lista le acchiappano a volo, e non con le mani, ma direttamente con la bocca. Durante le prove io le lanciavo, a spiovente, con l’effetto, dritto per dritto, a destra, a sinistra, e loro si libravano in volo, con mirabili colpi di reni, che manco Hart e Handanovic, e le addentavano. Ho usato polpette fritte.
Ma sono certo che quando si esibiranno nelle piazze di Ottaviano, in piena campagna elettorale, i miei saranno pronti anche per quelle bagnate nella salsa. Non è una cosa facile. La salsa schizza negli occhi, e non vedi più nulla. Il perché di questa prova ? Sorrisetti e allusioni ve li tenete per voi. La prova mi è servita solo per testare prontezza di riflessi e controllo del corpo. Ho dato voti più alti a quelli che mangiavano la polpetta senza macchiarsi di untume. Il principio primo della legalità è non lasciare tracce.
La seconda lista si chiama “ Funiculì, funiculà “, ha come motto “ La democrazia è acrobazia “ e raccoglie i candidati che se la cavano bene in uno dei più antichi “ giochi “ vesuviani: saltare sul carro del vincitore. Passano tre, quattro carri, e il giocatore individua quello che gli pare destinato alla vittoria, e tenta il salto. Non è facile: il carro è in movimento, ed è pieno zeppo di persone che fanno muro. Il saltatore deve essere agile nel balzo e potente nello sfondamento della barriera. Se poi si accorge d’aver sbagliato carro, sarà svelto a scendere dal veicolo in corsa, e a tentare la sorte con un altro carro, e con un altro salto. I miei candidati hanno una buona elasticità, indispensabile per una politica dinamica, duttile e disponibile a mutar prospettiva. Può essere un’arma a doppio taglio, ma devo correre il rischio.
La terza lista è la lista ideologica. Si chiama “ Dove sta Zazà? “, ha come motto “ Tu ca nun chiagne “ ed è tutta votata alla battaglia per i diritti civili. E’ necessario che anche la politica ottavianese si faccia carico, una buona volta, del dramma dei ricchi, condannati a vivere ai margini di una società in cui i poveri hanno occupato ormai ogni spazio e si abbandonano, sempre più frequentemente, al piacere di umiliare coloro che il fato beffardo e maligno costringe a vivere nel lusso. Mi dicono che alcuni di questi ricchi infelici, pur di integrarsi, pur di farsi accettare, hanno lasciato nel garage le auto costose e girano a bordo di sgangherati catorci. A questo siamo ridotti: a un razzismo nuovo e incredibile.
Alcuni candidati della lista organizzeranno una manifestazione di protesta contro una giustizia giacobina – sì, giacobina: manca solo la ghigliottina in piazza – che perseguita i Daccò, i Fiorito, i consiglieri regionali lombardi che comprano voti dalla ‘ndrangheta: e non si vede dove sia il reato, in una compravendita di cui tutti dovremmo essere fieri, perché dimostra che l’Italia è unita veramente, grazie anche alla ‘ndrangheta che oltre che a Reggio comanda anche a Milano. Altri candidati raccoglieranno danaro, pacchi di alimenti, buoni mensa e buste di panni usati per i consiglieri regionali costretti a vivere con soli 8000 euro al mese.
Dovrei parlare del programma. Ma è lungo, complesso e articolato. Lo analizzeremo, punto per punto, nei prossimi articoli. Forse è scorretto che io mi serva di questa rubrica per far propaganda a me e alle mie liste, e per azzannare i miei avversari. Forse si configura un conflitto di interessi. Me ne frego, come disse quel tale. Le rubriche fanno parte integrante del mio progetto politico. Perciò comprerò i “ mi piace “ sotto i miei articoli. Sono pronto a sborsare venti euro, o tre pizze da un metro, per ogni pacchetto di 15 “ mi piace “, a patto che i nomi dei lettori e gli indirizzi di posta elettronica non siano sempre gli stessi. Ma queste ultime cose non ditele al direttore.
(Foto: Roberto Fontirossi, Il viaggio, cat. 2004)

