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I preziosi insegnamenti del 2013, anno terribile

La crisi diventerà una catastrofe definitiva, se cerchiamo la salvezza nell’ egoismo e nel cinismo. Abbiamo bisogno di politici che, a Roma, a Napoli, nel Vesuviano, sappiano pensare in grande, immaginare il nuovo e agire risolutamente per realizzarlo.

La terra che trema, il panico, la disperazione sui volti di persone che chiedono solo un po’ di serenità: il 2013 si è chiuso così, nel segno di notizie e di immagini che hanno la forza sintetica di un simbolo. E’ stato un anno orribile, per l’Italia tutta: ci siamo trovati costretti nel buio assoluto di una galleria che pareva e pare senza uscita. Abbiamo tutti il sospetto che il teatrino della politica, gli strani governi nati da strane alleanze, l’uscita di scena di attori di lunga carriera, che però non vogliono appendere la maschera al chiodo, l’ingresso di qualche attor giovane, siano solo giochi di illusionisti: tutto verrà cambiato perchè nulla cambi.

Avremmo bisogno di politici capaci di pensare in grande, di immaginare il nuovo e di realizzarlo con un’azione risoluta. E invece è opinione diffusa che la sorte, la storia e i nostri errori abbiano affidato l’Italia a signori i quali, nel migliore dei casi, non conoscono gli umori e i problemi della gente, e, nel peggiore, se anche li conoscono, non rinunciano nemmeno per un attimo a vedere politica solo come una fonte di rimborsi, di privilegi, di soldi pubblici da scialacquare con sfrontata arroganza. Nel 2013 la crisi ha smascherato molti predatori delle casse delle Regioni, di tutte le Regioni. Non servono sondaggi: basta andare in piazza ed entrare in un bar, e tutto risulta chiaro. Non abbiamo più fiducia nella politica, nei partiti, nell’ Europa. La fiducia ha questo di brutto, che si conquista un poco alla volta e si perde in un attimo.

Il Vesuviano e il Nolano sono, in molte cose, modelli fedeli delle due Italie, dell’ Italia che si muove poco, e tuttavia si muove, e dell’ Italia che è ferma, bloccata, paralizzata. Nel Nolano, nonostante la debolezza complessiva del sistema politico e nonostante la slealtà di qualche funzionario abituato a truccare i mandati di pagamento del Comune, le strutture portanti dell’economia del territorio hanno resistito all’urto violento della crisi, anche se la tensione sociale resta assai alta. La situazione del Vesuviano, soprattutto del Vesuviano interno, è grave: la crisi morde ferocemente l’artigianato e il commercio, che sono il perno dell’economia, l’edilizia è ferma, non c’è un piano generale che promuova il turismo d’ambiente.

I problemi giudiziari dell’ormai ex sindaco di Sant’ Anastasia sono il sintomo delle contraddizioni che lacerano il sistema politico del territorio: un sistema che ora esprime un apprezzabile spirito di iniziativa, ora si arrende alle poco profumate pratiche da retrobottega della pubblica amministrazione, spesso cede alle logiche dei vecchi, irritanti giochetti della politica. Lo scempio del trasporto pubblico e le condizioni umilianti in cui è ridotta la Circumvesuviana sono la fotografia nitida e precisa della paralisi del territorio. Il nostro giornale si impegnerà con tutte le sue risorse perchè la Circum torni ad essere quello che deve essere: una risorsa insostituibile per lo sviluppo economico e sociale di un’area che è, da ogni punto di vista, strategica.

Il 2013 è stato anche l’anno di Papa Francesco. La Chiesa ci ha dato, ancora una volta, una luminosa lezione di realismo. Minacciata da molti e gravi problemi, chiamata ad affrontata una novità che era incredibile e poteva risultare traumatica, e cioè le dimissioni del Papa, la Chiesa ha affidato la cattedra di Pietro a un Pastore che si è formato nei tempi bui e sanguinosi dell’ Argentina, nel complicato e affascinante mondo dell’ America del Sud: un Pastore risoluto, coraggioso e, nello stesso tempo, consapevole del fatto che il vero coraggio non può fare a meno della saggezza. La tragedia dei migranti naufragati nel mare di Lampedusa gli ha ispirato, sul valore morale e sociale della solidarietà, riflessioni profonde, tali da scuotere il cuore e la mente, anche dei laici più rigorosi: poichè Egli ha visto, più lucidamente degli altri, che la conseguenza più drammatica e più pericolosa della crisi è il trionfo dell’egoismo assoluto, dell’ egoismo che non solo rende misero il cuore del ricco, ma che spinge anche il povero a vedere gli altri poveri come nemici.

E perciò bene ha fatto ” l’ Espresso ” a proclamare uomo dell’anno Costantino Baratta, il muratore pugliese che nelle acque di Lampedusa ha salvato 12 naufraghi e ha dimostrato, con il suo coraggio di uomo normale , che papa Francesco ha visto giusto: la solidarietà è la prima risposta che dobbiamo dare alla violenza disgregatrice di questa crisi globale.

Il coraggio di Baratta è un segno e un conforto per chi non si arrende, per chi vuole combattere senza atteggiarsi ad eroe: perchè questo nostro tempo penso che chieda a ciascuno di noi, e non solo agli aspiranti eroi, una testimonianza concreta e continua di dignità e di responsabilità. Se è vero che questa crisi lascia dietro di sè più macerie di una guerra, allora dobbiamo sfruttare il solo aspetto positivo di tanta catastrofe: abbiamo la possibilità di ripartire da capo, di ridisegnare le relazioni sociali, le funzioni della politica, il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi. Niente dovrà essere più come prima, dentro di noi e fuori di noi.

Dalla ” Terra dei fuochi “, dalla oscena empietà della terra violata e corrotta, della salute delle persone offesa con veleni di ogni genere, di un silenzio durato troppo a lungo, di una violenza estrema di cui anche le istituzioni sono colpevoli, da questa vergogna smisurata nasce una nuova coscienza civica e si alzano le voci che spazzano via la viltà e la connivenza. Non sappiamo come sarà il 2014. Sappiamo ciò che ci ha insegnato il 2013: che niente accade invano, che nessun uomo è un’isola, che la verità che cerchiamo la troviamo nelle persone che incontriamo ogni giorno: se sappiamo ascoltare.
Il nostro giornale è pronto ad accettare la sfida, a fare la sua parte: ascoltare, vedere, raccontare. Con un solo obiettivo: difendere, ad ogni costo, la dignità civica. E’ questo l’augurio che faccio a voi, lettori, e a noi: essere sempre orgogliosi di questa dignità.
(Fonte foto: Rete internet)

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