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Messaggio del papa per la pace

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Il mesaggio per il nuovo anno del Papa è profondo e articolato ma falsato dai media che hanno ridotto il documento a una denuncia sulle nozze gay.

Come ogni anno, il papa ci ha donato il messaggio per la pace per il primo gennaio 2013. Un messaggio profondo e articolato, ma falsato dai media che hanno ridotto il documento a una denuncia sulle nozze gay. In coerenza con i precedenti messaggi le attenzioni maggiori vanno alla famiglia, alla crisi sociale ed economica e all’esigenza di un nuova cultura.

Firmato l’8 e pubblicato il 14 dicembre il messaggio per la giornata mondiale della pace 2013 è il quarantacinquesimo. Iniziò infatti Paolo VI nel 1968. Ha il titolo: «Beati gli operatori di pace». Nei messaggi di Benedetto XVI l’interpretazione teologica prevale sul senso storico. In particolare, l’ancoraggio della pace alla legge naturale e la denuncia del relativismo. Anche in questo testo riemerge quanto il papa aveva detto nell’omelia prima di essere eletto: «Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

Gli fa eco il messaggio: «Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma che preclude il riconoscimento dell’impre-scindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo». Il messaggio si sviluppa in sette punti: introduzione; commento alla beatitudine evangelica; la pace: dono di Dio e opera dell’uomo; operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità; costruire il bene della pace mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia; educazione per una cultura di pace: il ruolo della famiglia e delle istituzioni; una pedagogia dell’operatore di pace.

Il tono complessivo è bene espresso nell’invito finale a una ricca vita interiore in ordine alla pedagogia della pace: «È un lavoro lento perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza». La recezione dei media italiani è stata limitata e, in ogni caso, monocorde. L’unico punto sottolineato è un passaggio sulla difesa della famiglia, e , in particolare, sulla denuncia di una possibile equiparazione tra coppia etero-sessuale e omosessuale (già legge in Spagna, Olanda e Belgio e in discussione in Francia, Inghilterra, Argentina e USA).

Assai più centrali e positivi alcuni dei temi maggiori affrontati dal messaggio: l’urgenza della pace, la centralità della famiglia, la crisi sociale e il perdono. E, poi, papa Ratzinger sintetizza con efficacia il magistero comune degli ultimi decenni: «La pace è ordine vivificato e integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare».

Il tratto più coraggioso è nel rifiuto del «liberismo radicale e della tecnocrazia» che «insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali». Fra i più minacciati «vi è il diritto del lavoro» considerato una varabile dipendente dei meccanismi e-conomici e finanziari. «Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi e istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze del-la competitività».

«È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri». Colpisce la chiarezza della denuncia della crisi alimentare mentre la comunicazione pubblica la ignora. «La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi – con maggiore risolutezza rispetto a quanto si è fatti fino ad oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria. Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato a essere centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di leggi connesse, tra l’altro, alle oscillazione repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un insufficiente controllo da parte dei governi e della comunità internazionale».

L’importanza del perdono per rafforzare i processi di pace richiama i testi del 1997 e del 2002, mentre è originale e propria di papa Benedetto l’appello a una nuova frontiera del pensiero, a una nuova sintesi culturale adeguata alle sfide della globalizzazione e della potenza della tecnica, espresso già nella Caritas in veritate: «Il mondo attuale, in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le molteplici tendenze politiche in vista del bene comune». Pensare la pace non è meno importante di volerla.
(Fonte foto: Rete Internet)

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