Dopo Terzani, Pasolini e altri ancora, Marcoaldi compie un tour tutto italiano che vede come protagonisti grandi personaggi contemporanei, alla ricerca di quel poco che di buono è rimasto nella “serva Italia”.
Molti sono gli stimoli e le curiosità che, in mezz’ora, offre “Grand’Italia”, il nuovo programma di Franco Marcoaldi che andrà in onda dal 2 dicembre su Rai Storia. I protagonisti sono sei personaggi italiani che con il loro ingegno e il loro carisma hanno contribuito a rendere prestigioso il nome della nostra Nazione in tutto il mondo.
Si tratta di Altan, Toni Servillo, Eugenio Scalfari, Renzo Piano, Carlo Petrini e Giosetta Fioroni: ognuno di loro si confida con Marcoaldi rivelando tanto di sè e delle proprie esperienze, percorrendo un piccolo viaggio nella propria vita, grazie anche all’aiuto di collaboratori e amici intimi. Già dalla prima puntata, che vede come protagonista Toni Servillo, l’esperimento sembra riuscitissimo. Franco Marcoaldi, armato della sua infinita “curiositas” di giornalista e di poeta, e della sua fedele cinepresa, manda un messaggio molto chiaro: dov’è finita l’Italia del talento e dell’ impegno?
Il risultato è un vero e proprio “reportage di anime”. Infatti, alla stregua degli introvabili “cahiers du cinemà”, il regista cerca di cogliere l’inesauribile carisma di questi sei personaggi che rappresentano una raggiante eccezione in un mondo fatto di furbizia, di cinismo, ma soprattutto di “menti spente”. Marcoaldi “riprende” i personaggi nei momenti di creatività, di maggiore concentrazione: Giosetta Fioroni mentre dipinge e Altan mentre crea uno dei suoi Cipputi. In questo modo il talento e la passione vengono filmati nella loro purezza e, soprattutto nella loro essenzialità: il genio è essenziale, ama il silenzio e la sintesi: questa è la prima lezione di Marcoaldi. Dobbiamo diffidare di chi parla troppo, e di chi cerca di farci credere che il genio sia complicato.
Le testimonianze di queste grandi menti aprono gli occhi agli spettatori, portano alla luce del sole la triste verità che affligge il nostro Paese: i giovani (e non solo) hanno escluso la cura dell’ ingegno dal circuito della loro vita, vivono di emozioni e riservano un grande posto alla furbizia, accantonando definitivamente quella sete di conoscenza, quella bramosia dell’ignoto, che hanno sempre caratterizzato il nostro popolo. Da Nord a Sud Marcoaldi riprende nella loro quotidianità i protagonisti, “per far conoscere al pubblico della tv figure che a me pare possano essere un esempio, per il loro talento, per il loro contrasto alla sciatteria e al cinismo da cui siamo circondati”.
La situazione si è ribaltata, “I sei personaggi in cerca d’autore” che con i loro drammi avevano afflitto Pirandello e il pubblico tutto, ora hanno un autore, delle identità ben distinte, idee chiarissime e pensieri robusti Il problema è che sono circondati da una folla che non sa apprezzare i valori dell’ingegno, che è stata abituata a non dar peso alcuno alla preziosità delle idee. La sentenza, dolorosa ed efficace, che viene pronunciata dal Padre nella commedia pirandelliana, “Signori, il dramma è dentro di noi”, andrebbe riletta al contrario, perchè oggi il dramma sta nel fatto che le chiacchiere “urlate” vengono contrabbandate per verità importanti: più si urla, più ci si crede importanti.
L’attenzione assoluta per la parola accomuna i protagonisti: per esempio, Altan dice che “se tu non hai desideri o hai desideri molto fiacchi sei inerte, l’intensità e la molteplicità dei tuoi desideri sono il termometro che misura la tua vitalità”; Petrini invece difende a spada tratta la poesia, sostenendo che senza di essa l’Italia è un Paese morto. E la trasmissione, che è poesia di parole e di immagini, sembra dargli ragione.
(>Fonte foto: Rete Internet)

