La camorra impone il proprio controllo anche dopo la morte. Un invito preciso alla trasparenza, con indagini e provvedimenti, affinchè il crimine organizzato smetta di guadagnare anche sui nostri lutti.
Soprattutto nel periodo cominciato con la fine del Regno delle due Sicilie, i briganti, i guappi, i camorristi, fino ai politici collusi, hanno generato nuovi miti, nuove abitudini culturali, nuovi linguaggi, nuove forme di accettazione sociale legate al rispetto e all’onore, affinché potesse proseguire ed evolversi un senso malsano di appartenenza alla collettività e alla gestione decisionale delle zone controllate.
Napoli è stata, ed è ancora tutt’oggi, una terra di abitudini che insieme con gli stereotipi alimentano la linfa vitale del fenomeno camorra. La camorra ancora oggi è ovunque, anche nella gestione dei riti funebri di tanti cittadini. Il solo fatto che qualcuno speculi sul nostro dolore dovrebbe risvegliare in noi lo schifo più totale. Un senso di rigetto dentro lo stomaco. Pensare che qualcuno, percorrendo pochi chilometri, possa chiedere da seicento a mille euro per trasportare un nostro parente defunto dall’ospedale a casa, non deve farci rimanere indifferenti, deve indignarci e farci agire. La camorra è ovunque? forse è vero, ma ovunque lo siamo anche noi. Si scovano tutt’oggi contaminazioni in varie città, non ultima Mondragone.
Morte e camorra, un legame che concettualmente appare inscindibile sia per il suo aspetto storico e tradizionalistico, sia a causa degli assurdi profitti economici ricavabili dal commercio del settore funerario. Fino agli anni 80, la cerimonia funebre dopo la morte di un boss locale, era un evento curato nei minimi dettagli. Il carro funebre era lussuoso, e i più grandi “capi” della camorra, o i fedeli rappresentanti, venivano a rendere omaggio all’uomo d’onore. La vedova, nel giorno del funerale godeva di un’ossequiosa venerazione da parte di tutti e ognuno doveva ricordare le qualità epiche di quel grand’uomo di suo marito “prematuramente scomparso”. Il corteo che seguiva il defunto, godeva di una folla di gente addolorata, che tra pianti e strazi ai limiti delle migliori sceneggiate teatrali, aveva il compito di mettere in risalto l’evento luttuoso, enfatizzando il più possibile la tragedia avvenuta.
Una tradizione napoletana originaria dall’antica Roma, in cui in effetti, non ci si distanziava poi molto dal mestiere latino delle prefiche, le donne pagate per piangere e lamentarsi ai funerali. In moltissimi casi inoltre, prendevano posto in prima fila a queste cerimonie, attori come il sindaco, gli assessori e gli uomini importanti della società. Il rito funebre del boss, aveva codici e linguaggi ben precisi, che avevano come obiettivo quello di preservare il rispetto per il fenomeno, così da rendere il crimine organizzato idolatrato a tal punto che chiunque doveva ricordarsi quanto quella fosse l’unica verità e la reale forma di governo possibile. Accadeva quindi, e in alcune zone accade ancora, che le entrate dei palazzi dove viveva il boss, erano ornate con drappeggi lussuosi, le corone di fiori non si risparmiavano attorno al feretro e in tal modo il rito lasciava spazio alla stigmatizzazione del nuovo capo.
Quest’ultimo avrebbe dovuto ereditare così il comando della zona. La morte stessa quindi, con il suo rito funebre lussuoso, serviva a tenere viva la considerazione degli uomini d’onore e il rispetto che questi dovevano meritare. La questione da mettere in luce, è che tutto ciò veniva fatto con i crismi della religione cattolica, che da sempre erano gli unici (e lo sono ancora) con cui era possibile celebrare i funerali. Questa dicotomia camorra e riti funebri non è nuova nemmeno alla cronaca giudiziaria. Il vizio di abitudine tende anche a non notare che sono svariati gli interessi del crimine organizzato su tutto quanto concerne l’elaborazione della cerimonia funebre.
Gli atti hanno registrato che in vari comuni dell’hinterland napoletano, alcuni clan detengono il controllo di loculi e spazi di sepoltura in vari camposanti della regione. In molte città della Campania, la camorra monopolizza il giro d’affari delle agenzie funebri, imponendo tangenti sotto il titolo di “diritti territoriali”, speculando all’interno dei cimiteri senza rispettare nemmeno le norme igieniche previste dalla legge. Sono vari ad oggi gli imprenditori di questo settore che sono stati o sono ancora sotto scorta. Imprenditori e pentiti che hanno agevolato indagini e chiarito quanto esistano imprese colluse che si sono divise il territorio, soprattutto quello della provincia. In ogni paese il controllo della camorra agisce attraverso la ditta affiliata, e chi vuole lavorare in determinate zone non può farlo, o per farlo deve pagare l’ impresa egemone in questione, con la stessa cifra che quella guadagnerebbe provvedendo al funerale.
Stessa prepotenza per quanto riguarda la gestione dei posti liberi nei cimiteri, per il trasporto delle salme da un luogo all’altro e addirittura le tangenti pagate per l’illuminazione delle tombe. Questa riflessione può essere anche un monito alla trasparenza e ad una più precisa registrazione da parte di controllori comunali, di tutti quei movimenti attuati illegalmente da operatori del settore, dentro e fuori dal camposanto. Un monito da diffondere e condividere, per spezzare una delle tante catene assurde con cui la camorra resta ancorata nella nostra realtà.
(Fonte foto: Rete Internet)

