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Fiat, rientra in fabbrica la pasionaria della Fiom

Carmen Abazia, 41 anni, madre nubile, protagonista di tante battaglie contro Marchionne, era stata messa in cassa integrazione tre anni fa. L’altro giorno l’azienda l’ha richiamata. Domani le visite mediche.

Di nuovo in fabbrica dopo tre anni di “esilio”, in cassa integrazione. Tra i militanti più attivi della Fiom, Carmen Abbazia, 41 anni, operaia Fiat dal 2000, è stata chiamata dall’azienda per le visite mediche dei cassintegrati.

Visite finalizzate al rientro al lavoro previa una settimana di corso di formazione. Carmen, di Pomigliano, madre nubile con tre figli e una nipotina a carico, è attesa nello stabilimento per domattina. La notizia è di quelle importanti perché s’inquadra nell’ambito del conflitto politico e sindacale tra il Lingotto e i metalmeccanici della Cgil. Una battaglia che è cominciata proprio a Pomigliano, con l’accordo separato del giugno 2010, l’accordo Panda, e che è culminata con l’inchiesta della procura di Nola, che la settimana scorsa ha ipotizzato a carico dei vertici Fiat il reato di discriminazione sindacale verso i metalmeccanici della Cgil.

Un muro contro muro che ora, con quest’invito nell’impianto, sembra conoscere un momento di distensione. Sempre in prima linea durante tutte le iniziative della Fiom, contraria alle politiche sindacali e industriali dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, attualmente indagato, l’operaia specializzata nella logistica appena il 26 gennaio scorso si era incatenata ai cancelli dello stabilimento per protestare, insieme ad altri suoi colleghi iscritti al sindacato diretto da Maurizio Landini, contro il mancato rientro al lavoro. Rientro che era stato stabilito da un’ordinanza del tribunale civile di Roma risalente al giugno dell’anno scorso. I primi 19 attivisti del sindacato di sinistra, il più grande e importante sindacato metalmeccanico italiano, sono stati poi assunti dalla Fiat nella nuova Fip, Fabbrica Italia Pomigliano, il 28 novembre.

Ma gli operai-militanti sono stati quindi rispediti a casa, il 4 febbraio successivo: pagati per non lavorare. Subito dopo, l’ennesima mossa della Fiat, con lo scioglimento della Fip e il trasferimento dei suoi 2146 addetti di nuovo sotto l’insegna di Fga Fiat Group Automobiles, alle cui dipendenze erano rimasti 2369 lavoratori, 1390 dei quali in cassa a zero ore. A quel punto i 19 sono stati rimessi in cassa integrazione. Carmen Abbazia, in base al dispositivo del tribunale di Roma, sarebbe dovuta rientrare al lavoro entro il 18 aprile perché fa parte del secondo gruppo dei 145 iscritti alla Fiom per i quali si è pronunciata la magistratura, gruppo costituito da 126 elementi. L’attivista del sindacato di Landini è stata richiamata per le visite mediche insieme ad altri 30 colleghi, in cig da molto tempo.

Altri 46 operai a zero ore da anni hanno già passato le visite la settimana scorsa ma non sono andati ancora a fare il corso di formazione propedeutico al rientro. L’ultimo giorno di lavoro per Carmen Abbazia era stato il 23 giugno del 2010, il giorno dopo l’esito del referendum di fabbrica sull’accordo Panda, intesa che la Fiom non volle firmare perché considerata illegale e incostituzionale ma per la quale votò a favore il 62 per cento degli addetti. In quel periodo Carmen conduceva i muletti, i carrelli elevatori, nell’ambito di attività logistiche connesse alle produzioni Alfa Romeo 147, produzione fatta cessare dalla Fiat nell’autunno dello stesso anno. Intanto, dopo lo scioglimento della Fip, la Fiat ha stabilito un programma di rientri a rotazione dalla cig a zero ore, che interesseranno, nel periodo aprile-luglio, circa 650 operai, ognuno dei quali potrà lavorare per un massimo di 5 settimane.

Le tute blu potranno però accedere alla sola area “C”, una zona lontana dalla catena di montaggio e da tutto il cuore delle produzioni Panda.

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