Il tribunale di Roma stamane ha ascoltato le parti e si è riservato di decidere. La Fiom chiede l’annullamento della procedura di mobilità, ritenuta una ritorsione della Fiat all’ordinanza antidiscriminatoria della magistratura.
La sentenza sulla procedura di mobilità per 19 operai della newco potrà essere emanata a partire da domani. Stamattina infatti il giudice della seconda sezione lavoro del tribunale di Roma, Elena Boghetich, ha ascoltato la parte ricorrente, cioè i legali della Fiom, e quella resistente, vale a dire il collegio di avvocati della Fiat. Dopo alcune ore di dibattimento l’udienza è stata chiusa definitivamente nel primo pomeriggio. Dunque, nessun rinvio. Il giudice potrebbe emanare la sentenza già a partire da domani. C’è però chi ipotizza che il responso potrebbe uscire tra alcuni giorni, forse entro la prossima settimana.
Resta il dato di un giudice che ha voluto chiudere la questione in una sola udienza. Il ricorso della Fiom era stato presentato a novembre, dopo che la Fiat aveva annunciato, il 31 ottobre, l’apertura della procedura di licenziamento per 19 operai della newco a seguito dell’ordinanza del tribunale di Roma (emanata a giugno e confermata il 19 ottobre) che aveva disposto l’assunzione nella Fip di altrettanti operai cassintegrati iscritti alla Fiom. Secondo quanto sostenuto dal Lingotto la decisione di licenziare è sopraggiunta a causa “dell’impossibilità tecnico-organizzativa, dovuta cioè alla crisi di mercato, di assumere in fabbrica altri lavoratori”. Nel frattempo, quindi, il Lingotto ha eseguito, il 27 novembre, l’ordine della magistratura di assumere i cassintegrati iscritti alla Fiom, in attesa di dare il via alle relative estromissioni.
Licenziamenti unilaterali che potrebbero essere attuati già a partire da oggi, visto che ieri, lunedì, in sede di arbitrato regionale, all’Ormel, c’è stata la ratifica del mancato accordo tra sindacati e azienda sulla spinosa vicenda. Ma su tutta la questione pende quest’ennesimo giudizio del tribunale di Roma. Stamane, in udienza, per la Fiat si sono presentati i grossi calibri dell’avvocatura civile nazionale. Tra loro gli avvocati Raffaele De Luca Tamajo e Gennaro Oliviero, docenti di diritto del lavoro alla Federico II di Napoli. Tra i personaggi di spicco del collegio difensivo Fiom c’era l’avvocato Lello Ferrara.
“Anche in questo caso – spiega l’avvocato Ferrara – si tratta di un processo antidiscriminatorio. Il nostro ricorso – chiarisce il legale dei metalmeccanici Cgil – poggia sull’articolo 4 bis del decreto legislativo 216 del 2003, per la parità di trattamento i materia di occupazione e di condizioni di lavoro. In particolare – specifica Ferrara – l’articolo 4 bis sanziona chi reagisce contro una sentenza antidiscriminatoria. Del resto la reazione – continua il legale della Fiom – è dimostrata dalla stessa lettera della Fiat che, nel motivare la procedura di licenziamento, ha scritto di una decisione presa a seguito della sentenza antidiscriminatoria del giugno 2012, favorevole al rientro dei cassintegrati Fiom. Ciò comprova – conclude l’avvocato Ferrara – il nesso di causalità tra la sentenza di giugno, l’appello di ottobre, che l’ha confermata, e l’avvio della procedura di licenziamento”.
Secondo quanto fatto trapelare dagli ambienti sindacali la Fiat oggi avrebbe potuto presentare al giudice Boghetich il testo del verbale di mancato accordo di lunedì, con cui i sindacati firmatari del sì a Marchionne hanno ammesso “l’esistenza effettiva degli esuberi”. Ma i legali del Lingotto non hanno depositato questo documento.

