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Fiat, la proposta dei cassintegrati: “settimana corta e rotazione”

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A due giorni dalla mobilitazione a Pomigliano dei lavoratori in cig serpeggia la loro proposta finalizzata al rientro. Ma il Lingotto è scettico. Sale la tensione. Per martedì non si escludono iniziative di piazza a sorpresa.

Dopo il dietrofront di Marchionne circa la validità del piano Fabbrica Italia il governo è preoccupato sul futuro prossimo di Fiat. E nei territori in cui sono ubicate le fabbriche del Lingotto i timori stanno creando fenomeni da psicosi collettiva. Ieri, per esempio, durante un convegno pubblico nel centro storico di Pomigliano, alcuni attivisti delle locali associazioni antiracket hanno addebitato parte dell’aumento dei casi di usura e di criminalità nella zona alla persistente cassa integrazione che sta flagellando la grande fabbrica e il suo indotto ormai da troppi anni.

Intanto i cassintegrati napoletani del settore automobilistico, che martedi riuniranno gli stati generali proprio in quel di Pomigliano, anticipano la proposta che sarà lanciata nel corso di questo prossimo appuntamento: settimana corta e cassa integrazione a rotazione. «E’ ciò che già stanno facendo alla Opel », spiega, sicuro, Stefano Birotti, uno dei principali attivisti del movimento che per dopodomani intende portare centinaia di lavoratori Fiat in piazza. L’idea sta serpeggiando da tempo, soprattutto negli ambienti Fiom. In questa fase la casa tedesca sta utilizzando lo strumento della settimana corta nella sede principale di Russelheim e nell’altro impianto di Kaiserslautern. Lo strumento dell’orario abbreviato coinvolge in tutto 9300 dipendenti, in gran parte concentrati nel settore amministrativo.

La conseguente riduzione salariale ammonta a circa il 6 per cento. Ma a tal proposito dagli ambienti vicini al Lingotto giungono già segnali negativi. C’è chi sostiene che fin quando il mercato resterà quello attuale, dietro l’angolo non c’è che la strada del ridimensionamento. Ma c’è anche chi, come Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, aggiunge che « Pomigliano è l’impianto che in questo senso corre meno rischi nel comparto italiano perché qui sono stati appena investiti 700 milioni di euro e perché qui si produce la vettura familiare di punta del gruppo, la nuova Panda». Resta però il problema, enorme, dei 1700 cassintegrati Fiat che a luglio del 2013 vedranno scaduto il loro ammortizzatore sociale e degli altri 900 in cig che fanno parte dell’indotto di primo livello e che sono prevalentemente concentrati negli impianti della componentistica ex Ergom e della logistica Wcl, entrambe realtà del tutto paralizzate.

Per loro, almeno stando così le cose, non ci sono prospettive e sarebbe la catastrofe per quest’area se l’andamento di mercato dovesse confermare l’ipotesi di migliaia di licenziamenti inevitabili. « Sono preoccupato», confessa il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, arcigno primo cittadino del centrodestra e sostenitore della prima ora del piano Fabbrica Italia, anche in chiave anti Fiom. « Ho la sensazione – il pessimismo di Russo – che Marchionne voglia fare qualcosa, penso a un ridimensionamento, ma ciò sarebbe tremendo per un territorio che ha già pesantemente subito le conseguenze del governo Monti». C’è aria di mobilitazione. Gli attivisti della Fiom e della sinistra politica e sindacale stanno lavorando in gran segreto, senza far troppo rumore.

Le forze dell’ordine non confermano spiegamenti di uomini e mezzi per martedi mattina, giornata della prima assemblea pubblica dei cassintegrati Fiat dopo anni di sofferenza nascosta nel limbo della cig. La contrapposizione sembra aumentare e contemporaneamente sembra aumentare una tensione ancora latente. A ottobre la corte d’appello di Roma deciderà in via definitiva sul rientro in fabbrica di 145 operai di Pomigliano iscritti alla Fiom ma tanti mesi rimasti fuori ai cancelli dello stabilimento. Eppure proprio gli stessi ambienti vicini alla Fiat smentiscono le voci di un Lingotto molto preoccupato non solo sul fronte delle vendite ma anche su quello politico-sindacale: « rispetto ai problemi di mercato è una cosa che non pesa affatto».
(fonte Foto:rete Internet)

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